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Il forum tematico organizzato dal tavolo migranti
si è aperto assumendo direttamente come cornice della discussione
il tema di cui molto si è discusso nelle ultime settimane,
sostanzialmente a partire dallo sciopero generale del 16 aprile,
all'interno dei forum sociali: ovvero quella che da più parti
è stata definita la crisi del movimento.
Ciò è stato fatto partendo da un'ipotesi
molto precisa, che corrispondeva a una scommessa che poteva apparire
azzardata: e cioè che la crisi di cui si parla riguardi le
forme di organizzazione e di rappresentanza che il movimento si
è dato, e non i processi reali di movimento che hanno trovato
per la prima volta una forma unitaria di espressione politica nelle
giornate genovesi del luglio dello scorso anno.
La persistente vitalità di questi processi
reali di movimento è stata, crediamo, confermata dallo straordinario
successo della manifestazione di ieri. E non è superfluo
ricordare che questa manifestazione è stata avversata da
non pochi tra quanti si sono autoproclamati leader del movimento,
convinti che sarebbe stata un fallimento, l'occasione attesa da
molti per celebrare il funerale del "movimento dei movimenti".
Il che conferma evidentemente, se ce ne fosse stato bisogno, che
la crisi delle forme di rappresentanza e di organizzazione esiste:
non vorremmo che il successo del corteo di ieri diventasse il pretesto
per non discutere di questo problema.
Da questo punto di vista crediamo che l'esperienza
di questi mesi del tavolo migranti possa offrire qualche indicazione
utile al movimento nel suo complesso. In primo luogo perché
essa è stata attraversata e segnata dal protagonismo sociale
e politico dei migranti: questo protagonismo, non dimentichiamolo,
è stato il vero elemento trainante dell'opposizione alla
legge Bossi - Fini (dalle molte iniziative territoriali dell'autunno
al formidabile corteo romano del 19 gennaio), ha in qualche modo
costretto il movimento non solo a farsene carico ma fare di essa
uno degli assi fondamentali della propria iniziativa. Attorno al
protagonismo dei migranti si sono saldate esperienze e situazioni
che da molti anni lavoravano sui temi dell'antirazzismo e delle
migrazioni, prefigurando nei fatti quello spazio comune di movimento
che in alcuni casi i social forum, rapidamente ridottisi a pallide
copie degli intergruppi degli anni '70, non sono stati in grado
di costruire.
Il tavolo migranti rappresenta oggi un'esperienza
viva, autonoma e consistente, che si propone di continuare a funzionare
come centro propulsivo di iniziativa e di elaborazione politica
anche indipendentemente da quelle che saranno nei prossimi mesi
le vicissitudini dei social forum. E se guardiamo al futuro con
una nota di ragionevole ottimismo, nonostante l'approvazione della
leggi Bossi - Fini e l'avanzare in Europa delle destre xenofobe,
è anche perché constatiamo che all'interno del movimento,
dentro i processi reali che ne costituiscono materialmente la complessità
e la ricchezza, si è ormai ampiamente affermata la consapevolezza
che la condizione dei migranti ha valore paradigmatico; che essa
ci parla cioè di trasformazioni del lavoro e della cittadinanza
che sono ben lungi dal riguardare soltanto i migranti.
In questo senso, dopo aver approvato una mozione
di solidarietà alla comunità ebraica romana, così
duramente colpita dalle devastazioni del cimitero del Verano (vedi
allegato), i lavori del Forum tematico di venerdì 19 si sono
concentrati sulle forme in cui, dopo l'approvazione della legge,
è possibile costruire materialmente una campagna di disobbedienza
civile orientata a sabotarla e a invalidarla. Prescindendo qui dal
dettaglio della discussione (si veda la relazione allegata di Fabio
Raimondi), su cui chiamiamo comunque a esprimersi e a esercitare
la propria fantasia tutti i compagni e le compagne, abbiamo ritenuto
di dover lanciare per l'autunno tre grandi campagne politiche, con
l'obiettivo di colpire gli assi fondamentali su cui l'impianto della
legge si basa.
I) In primo luogo proponiamo una grande campagna orientata
a promuovere il protagonismo sociale e politico del lavoro migrante
nelle lotte di autunno. Partiamo dalla consapevolezza che la legge
Bossi - Fini è una legge sul lavoro, una legge anti-operaia
non meno di quanto sia anti-migranti. Un'esperienza come quella
dello sciopero del lavoro migrante del 15 maggio a Vicenza indica
una prima via da percorrere, a partire dalla quale intendiamo aprire
tavoli di confronto con il sindacalismo di base e con la CGIL. Ma
siamo altresì consapevoli che quell'esperienza non può
essere generalizzata senza tener conto delle peculiarità
territoriali dell'inserimento dei migranti nel mercato del lavoro.
In particolare riteniamo che l'intero movimento debba assumersi
il compito di intervenire sulla specificità della situazione
meridionale; e proponiamo la costruzione di una serie di iniziative
su questo tema, che potrebbero culminare nell'organizzazione di
un border camp internazionale in Puglia, le cui forme saranno discusse
tra l'altro al forum sociale europeo di Firenze.
II) In secondo luogo proponiamo una campagna orientata
a colpire la cifra segregazionista della legge. Si tratta di sviluppare
un insieme di iniziative volte a bloccare la macchina delle espulsioni,
intervendo nei luoghi (come gli areoporti e le frontiere) in cui
le espulsioni vengono materialmente effettuate. Ma crediamo che
quella che abbiamo definito cifra segregazionista della legge trovi
la propria esemplificazione più densa di valenze nei centri
di detenzione, varati dalla legge Turco - Napolitano, cosa che non
dobbiamo mai dimenticare, e di cui la nuova legge propone un utilizzo
estensivo. Da questa considerazione deriva la proposta di una grande
campagna articolata in tutto il territorio nazionale nei mesi di
settembre e ottobre, che trovi il proprio momento di sintesi in
una giornata di mobilitazione e di lotta a Torino, contro il CPT
di corso Brunelleschi.
III) In terzo luogo proponiamo una campagna contro
la negazione dell'asilo, con la puntuale difesa dei profughi minacciati
di rigetto della domanda d'asilo, di espulsione e deportazione e
con la cotestazione del loro respingimento alle frontiere e della
loro reclusione negli istituendi "Centri di identificazione".
Si tratta di articolare una campagna strettamente connessa da un
lato con la contestazione delle cause delle guerre e degli esodi,
dall'altra con la campagna Per non dimenticare le vittime delle
stragi e dei "cimiteri marini" (si veda la relazione allegata
di Dino Frisullo).
Il forum tematico di venerdì 19 ha altresì
identificato due terreni di approfondimento e di lavoro comune.
I) Sulla questione della cittadinanza europea (su
cui si veda la relazione allegata di Annamaria Rivera). Da questo
punto di vista individuiamo nel Forum sociale europeo di Firenze
uno snodo fondamentale, sia per lo sviluppo del dibattito sia per
l'individuazione di possibili campagne europee. Indichiamo di seguito
alcuni temi possibili di queste campagne: diritto di voto, accesso
alla cittadinanza, sanatoria europea, diritto comune di asilo, chiusura
di tutti i centri di detenzione. Un'attenzione particolare sarà
riservata alla problematica del riconoscimento dello status di minoranza
transnazionale ai Sinti e ai Rom (su cui si veda la relazione allegata).
Più in generale il tavolo migranti sarà presente al
Forum sociale europeo sia con l'organizzazione di un seminario specifico
sulle migrazioni, sia con relazioni all'interno di altri seminari,
sia con l'organizzazione di un'assemblea volta a consolidare i rapporti
tra i network antirazzisti europei. E invita fin d'ora a considerare
la possibilità che durante il Forum di Firenze si svolga
una grande manifestazione contro le politiche europee sull'immigrazione.
II) Sulla creazione di un osservatorio nazionale di
informazione e denuncia, indirizzata non solo ai migranti ma anche
e soprattutto ai cittadini e ai lavoratori italiani, alla stampa,
alle istituzioni italiane e internazionali, sui meccanismi della
legge Bossi - Fini e sulle violazioni dei diritti fondamentali a
cui tali meccanismi daranno luogo.
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