Intervento del tavolo migranti
all'assemblea plenaria del 21 luglio

di Sandro Mezzadra

Il forum tematico organizzato dal tavolo migranti si è aperto assumendo direttamente come cornice della discussione il tema di cui molto si è discusso nelle ultime settimane, sostanzialmente a partire dallo sciopero generale del 16 aprile, all'interno dei forum sociali: ovvero quella che da più parti è stata definita la crisi del movimento.

Ciò è stato fatto partendo da un'ipotesi molto precisa, che corrispondeva a una scommessa che poteva apparire azzardata: e cioè che la crisi di cui si parla riguardi le forme di organizzazione e di rappresentanza che il movimento si è dato, e non i processi reali di movimento che hanno trovato per la prima volta una forma unitaria di espressione politica nelle giornate genovesi del luglio dello scorso anno.

La persistente vitalità di questi processi reali di movimento è stata, crediamo, confermata dallo straordinario successo della manifestazione di ieri. E non è superfluo ricordare che questa manifestazione è stata avversata da non pochi tra quanti si sono autoproclamati leader del movimento, convinti che sarebbe stata un fallimento, l'occasione attesa da molti per celebrare il funerale del "movimento dei movimenti". Il che conferma evidentemente, se ce ne fosse stato bisogno, che la crisi delle forme di rappresentanza e di organizzazione esiste: non vorremmo che il successo del corteo di ieri diventasse il pretesto per non discutere di questo problema.

Da questo punto di vista crediamo che l'esperienza di questi mesi del tavolo migranti possa offrire qualche indicazione utile al movimento nel suo complesso. In primo luogo perché essa è stata attraversata e segnata dal protagonismo sociale e politico dei migranti: questo protagonismo, non dimentichiamolo, è stato il vero elemento trainante dell'opposizione alla legge Bossi - Fini (dalle molte iniziative territoriali dell'autunno al formidabile corteo romano del 19 gennaio), ha in qualche modo costretto il movimento non solo a farsene carico ma fare di essa uno degli assi fondamentali della propria iniziativa. Attorno al protagonismo dei migranti si sono saldate esperienze e situazioni che da molti anni lavoravano sui temi dell'antirazzismo e delle migrazioni, prefigurando nei fatti quello spazio comune di movimento che in alcuni casi i social forum, rapidamente ridottisi a pallide copie degli intergruppi degli anni '70, non sono stati in grado di costruire.

Il tavolo migranti rappresenta oggi un'esperienza viva, autonoma e consistente, che si propone di continuare a funzionare come centro propulsivo di iniziativa e di elaborazione politica anche indipendentemente da quelle che saranno nei prossimi mesi le vicissitudini dei social forum. E se guardiamo al futuro con una nota di ragionevole ottimismo, nonostante l'approvazione della leggi Bossi - Fini e l'avanzare in Europa delle destre xenofobe, è anche perché constatiamo che all'interno del movimento, dentro i processi reali che ne costituiscono materialmente la complessità e la ricchezza, si è ormai ampiamente affermata la consapevolezza che la condizione dei migranti ha valore paradigmatico; che essa ci parla cioè di trasformazioni del lavoro e della cittadinanza che sono ben lungi dal riguardare soltanto i migranti.

In questo senso, dopo aver approvato una mozione di solidarietà alla comunità ebraica romana, così duramente colpita dalle devastazioni del cimitero del Verano (vedi allegato), i lavori del Forum tematico di venerdì 19 si sono concentrati sulle forme in cui, dopo l'approvazione della legge, è possibile costruire materialmente una campagna di disobbedienza civile orientata a sabotarla e a invalidarla. Prescindendo qui dal dettaglio della discussione (si veda la relazione allegata di Fabio Raimondi), su cui chiamiamo comunque a esprimersi e a esercitare la propria fantasia tutti i compagni e le compagne, abbiamo ritenuto di dover lanciare per l'autunno tre grandi campagne politiche, con l'obiettivo di colpire gli assi fondamentali su cui l'impianto della legge si basa.

I) In primo luogo proponiamo una grande campagna orientata a promuovere il protagonismo sociale e politico del lavoro migrante nelle lotte di autunno. Partiamo dalla consapevolezza che la legge Bossi - Fini è una legge sul lavoro, una legge anti-operaia non meno di quanto sia anti-migranti. Un'esperienza come quella dello sciopero del lavoro migrante del 15 maggio a Vicenza indica una prima via da percorrere, a partire dalla quale intendiamo aprire tavoli di confronto con il sindacalismo di base e con la CGIL. Ma siamo altresì consapevoli che quell'esperienza non può essere generalizzata senza tener conto delle peculiarità territoriali dell'inserimento dei migranti nel mercato del lavoro. In particolare riteniamo che l'intero movimento debba assumersi il compito di intervenire sulla specificità della situazione meridionale; e proponiamo la costruzione di una serie di iniziative su questo tema, che potrebbero culminare nell'organizzazione di un border camp internazionale in Puglia, le cui forme saranno discusse tra l'altro al forum sociale europeo di Firenze.

II) In secondo luogo proponiamo una campagna orientata a colpire la cifra segregazionista della legge. Si tratta di sviluppare un insieme di iniziative volte a bloccare la macchina delle espulsioni, intervendo nei luoghi (come gli areoporti e le frontiere) in cui le espulsioni vengono materialmente effettuate. Ma crediamo che quella che abbiamo definito cifra segregazionista della legge trovi la propria esemplificazione più densa di valenze nei centri di detenzione, varati dalla legge Turco - Napolitano, cosa che non dobbiamo mai dimenticare, e di cui la nuova legge propone un utilizzo estensivo. Da questa considerazione deriva la proposta di una grande campagna articolata in tutto il territorio nazionale nei mesi di settembre e ottobre, che trovi il proprio momento di sintesi in una giornata di mobilitazione e di lotta a Torino, contro il CPT di corso Brunelleschi.

III) In terzo luogo proponiamo una campagna contro la negazione dell'asilo, con la puntuale difesa dei profughi minacciati di rigetto della domanda d'asilo, di espulsione e deportazione e con la cotestazione del loro respingimento alle frontiere e della loro reclusione negli istituendi "Centri di identificazione". Si tratta di articolare una campagna strettamente connessa da un lato con la contestazione delle cause delle guerre e degli esodi, dall'altra con la campagna Per non dimenticare le vittime delle stragi e dei "cimiteri marini" (si veda la relazione allegata di Dino Frisullo).

Il forum tematico di venerdì 19 ha altresì identificato due terreni di approfondimento e di lavoro comune.

I) Sulla questione della cittadinanza europea (su cui si veda la relazione allegata di Annamaria Rivera). Da questo punto di vista individuiamo nel Forum sociale europeo di Firenze uno snodo fondamentale, sia per lo sviluppo del dibattito sia per l'individuazione di possibili campagne europee. Indichiamo di seguito alcuni temi possibili di queste campagne: diritto di voto, accesso alla cittadinanza, sanatoria europea, diritto comune di asilo, chiusura di tutti i centri di detenzione. Un'attenzione particolare sarà riservata alla problematica del riconoscimento dello status di minoranza transnazionale ai Sinti e ai Rom (su cui si veda la relazione allegata). Più in generale il tavolo migranti sarà presente al Forum sociale europeo sia con l'organizzazione di un seminario specifico sulle migrazioni, sia con relazioni all'interno di altri seminari, sia con l'organizzazione di un'assemblea volta a consolidare i rapporti tra i network antirazzisti europei. E invita fin d'ora a considerare la possibilità che durante il Forum di Firenze si svolga una grande manifestazione contro le politiche europee sull'immigrazione.

II) Sulla creazione di un osservatorio nazionale di informazione e denuncia, indirizzata non solo ai migranti ma anche e soprattutto ai cittadini e ai lavoratori italiani, alla stampa, alle istituzioni italiane e internazionali, sui meccanismi della legge Bossi - Fini e sulle violazioni dei diritti fondamentali a cui tali meccanismi daranno luogo.