| |
Il mondo sorto dopo il crollo del blocco sovietico
è il mondo del libero mercato che ha travolto le frontiere
dei vecchi stati-nazione. La sovranità è passata a
una nuova entità, l'Impero, che non accetta limiti né
confini, non ha centro né periferie, vuole controllare tutti
gli aspetti del corpo e della mente, superare la storia e porsi
come la fonte della pace, della legittimità, della giustizia.
L'Impero, come lo stato romano secondo Polibio, è una sintesi
delle tre fondamentali forme di governo: la monarchia è impersonata
in primo luogo dal monopolio della forza militare da parte degli
Stati Uniti, e poi dal potere politico delle nazioni del G8, da
agenzie militari come la Nato, dagli organismi di controllo dei
flussi finanziari come la Banca mondiale o il Fondo monetario; l'aristocrazia
è quella del denaro: le grandi multinazionali che organizzano
la produzione e la distribuzione dei beni, e in generale i detentori
del potere economico; la democrazia è costituita dagli organismi
che tutelano gli interessi popolari: le organizzazioni non governative,
non-profit, per la difesa dei diritti umani sono i moderni 'tribuni
della plebe'. E alla moltitudine -l'incarnazione postmoderna del
'popolo', cioé gli individui che vivono nel mercato globale,
ne subiscono le ineguaglianze, sono espropriati del loro lavoro,
anzi della loro vita - si aprono gli spazi per una rivoluzione dell'ordine
mondiale.
È questa la visione di Impero, il libro di Michael Hardt
e Antonio Negri che è stato salutato dai giornali americani,
inglesi, francesi come il più importante tentativo di interpretazione
della nostra epoca, la 'grande idea' che dominerà la scena
culturale del decennio. È una profonda riflessione teorica,
fondata sugli strumenti d'indagine di molte discipline, dalla filosofia
alla storia, dall'economia all'antropologia, dalla sociologia alla
politica alla storia delle idee. È analisi del presente,
storia del passato e utopia rivolta al futuro. |