|
Anche gli Stati-nazione dominanti non devono essere
più considerati come delle autorità supreme e sovrane,
sia allesterno delle proprie frontiere che allinterno di
esse. Ad ogni modo, il declino della sovranità degli Stati-nazione
non significa che la sovranità sia in declino in quanto tale.
Per tutto il corso delle trasformazioni contemporanee, i controlli politici,
le funzioni statali e i meccanismi regolatori hanno continuato a regolare
il campo della produzione e degli scambi economici e sociali. La nostra
ipotesi fondamentale è che la sovranità ha acquisito una
forma nuova, composta di una serie di organismi nazionali e sovranazionali
uniti sotto una logica unica di governo. Questa nuova forma mondiale
di sovranità è ciò che noi chiamiamo lImpero.
La sovranità declinante degli Stati-nazione e la loro incapacità
crescente a regolare gli scambi economici e culturali sono, infatti,
i primi sintomi dellavvento dellImpero.
La sovranità degli Stati-nazione è stata la pietra angolare
dell' imperialismo che le potenze europee hanno costruito nel corso
dellepoca moderna. Con Impero, ogni volta, noi intendiamo
qualche cosa di assolutamente differente dallimperialismo.
Le frontiere definite dal sistema moderno degli Stati-nazione sono state
fondamentali per il colonialismo dellEuropa e per la sua espansione
economica: le frontiere territoriali della nazione delimitavano il centro
della potenza a partire dal quale si esercitava il potere sui territori
esteri, grazie ad un sistema di canali e di ostacoli che facilitavano
e bloccavano alternativamente i flussi della produzione e della circolazione.
Limperialismo era veramente una estensione della sovranità
degli Stati-nazione europei al di là delle loro frontiere. Finalmente,
quasi tutti i territori del mondo potevano essere divisi e ripartiti,
e la carta del mondo poteva essere codificata in colori europei: rosso
per i territori britannici, blu per i francesi, verde per i portoghesi,
e via di seguito. Laddove la sovranità moderna prendeva radici,
essa edificava un Leviatano che dominava la sua sfera (domaine) sociale
e imponeva delle frontiere territoriali gerarchiche, ad un tempo per
controllare poliziescamente (policièrement) la purezza della
propria identità e per escludere tutto ciò che era altro.
Il passaggio allImpero sorge dal crepuscolo della sovranità
moderna. Al contrario dellimperialismo, lImpero non stabilisce
dei centri territoriali di potere e non si appoggia su delle frontiere
o su delle barriere fisse. E un apparato decentralizzato e deterritorializzato
di governo, che integra progressivamente lo spazio del mondo intero
allinterno delle frontiere aperte ed in perpetua espansione. LImpero
gestisce delle identità ibride, delle gerarchie flessibili e
degli scambi plurali modulando le sue reti di comando. I colori nazionali
distinti della carta imperialista del mondo si sono mescolati nellarcobaleno
mondiale dellImpero.
La trasformazione della geografia imperialista moderna del globo e la
realizzazione del mercato mondiale segnano una traslazione (transfert)
nel modo capitalista di produzione. Più importante: le divisioni
spaziali tra i tre mondi (il primo, il secondo e il terzo,
o tiers), si sono imbrogliate al punto che si trova continuamente
il primo nel terzo, il terzo nel primo, e il secondo quasi più
da nessuna parte. Il capitale sembra aver a che fare con un mondo senza
capo - cioè un mondo definito da regimi complicati e nuovi di
differenziazione e di omogeneizzazione, di deterritorializzazione e
di riterritorializzazione. La determinazione dei percorsi e dei limiti
di questi nuovi flussi mondiali si è accompagnata ad una trasformazione
degli stessi processi dominanti di produzione; ne risulta che il ruolo
del lavoro industriale in fabbrica (usine) si è ridotto e si
è data la priorità al lavoro di comunicazione, di cooperazione
e di relazione. Nella postmodernizzazione delleconomia mondiale,
la creazione di ricchezza tende al sovrappiù verso ciò
che noi chiameremo la produzione biopolitica, ossia la produzione della
vita sociale stessa nella quale leconomia, la politica e la cultura
coincidono sempre più e si investono mutuamente.
Molti situano lautorità suprema che supervisiona il processo
di mondializzazione e il nuovo ordine mondiale negli Stati Uniti. I
loro partigiani celebrano essi come il leader mondiale e la sola superpotenza;
i loro detrattori li denunciano come un oppressore imperialista. Queste
due percezioni riposano sullidea che gli Stati Uniti abbiano semplicemente
rivestito il mantello della potenza mondiale che le nazioni europee
avevano lasciato cadere. Se il XIX secolo era stato un secolo inglese,
il XX sarà stato quello dellAmerica del Nord; come a dire
che se la modernità era europea, la postmodernità è
americana. Il carico più pesante che i critici possono far valere
è che gli Stati Uniti ripetono nei fatti le pratiche degli antichi
imperialisti europei; i loro partigiani celebrano al contrario gli Stati
Uniti come il leader mondiale più efficace e più benevolo,
rettificando quello che gli Europei avevano sciupato (gaché).
Gli Stati Uniti non costituiscono il centro di un progetto imperialista;
e, in effetti, nessuno Stato-nazione può farlo oggi. Limperialismo
è finito. Nessuna nazione sarà oramai potenza mondiale
come le nazioni dellEuropa moderna sono state.
Gli Stati Uniti occupano senzaltro una posizione privilegiata
nellImpero, ma questo privilegio non deriva dalle loro somiglianze
con le antiche potenze imperialiste europee, ma dalle loro differenze.
Queste differenze sono molto chiaramente identificabili concentrandosi
sui fondamenti propriamente imperiali - non imperialisti - della Costituzione
degli Stati Uniti; con costituzione, noi intendiamo allo
stesso tempo la Costituzione formale, ossia il documento scritto con
i suoi diversi emendamenti e arsenali legislativi, e la costituzione
materiale, ossia la formazione e riformazione costante della composizione
delle forze sociali. Thomas Jefferson, gli autori del Federalista e
gli altri ideologi fondatori degli Stati Uniti sono tutti stati ispirati
dal modello imperiale antico; essi credevano di creare, sullaltra
riva dellAtlantico, un nuovo impero dalle frontiere aperte, in
perpetua espansione, in cui il potere sarebbe stato effettivamente distribuito
in rete. Questa teoria imperiale è sopravvissuta e maturata attraverso
la storia della Costituzione degli Stati Uniti ed essa si presenta oggi
a scala mondiale nella sua forma pienamente dispiegata.
Dobbiamo sottolineare che noi non impieghiamo qui Impero
come una metafora - ciò che esigerebbe una dimostrazione
delle rassomiglianze tra lordine mondiale e gli imperi di Roma,
della Cina, delle Americhe, ecc. - ma piuttosto come un concetto, il
che esige fondamentalmente un approccio teorico. Il concetto di Impero
è caratterizzato fondamentalmente da una assenza di frontiere:
il governo dellImpero non ha limiti. Prima di ogni cosa, dunque,
il concetto di Impero pone in principio un regime che ingloba la totalità
dello spazio in cui dirige effettivamente il mondo civilizzato
nel suo insieme. Nessuna frontiera territoriale limita il suo regno.
In secondo luogo, il concetto di Impero si presenta esso stesso non
come un regime storico che trae la sua origine da una conquista, ma
piuttosto come un ordine che sospende effettivamente il corso della
storia e fissa di là lo stato presente degli affari per leternità.
Secondo il punto di vista dellImpero, è la maniera in cui
le cose saranno sempre e la maniera in cui esse erano pensate da tutta
leternità. In altri termini, lImpero presenta il
suo potere non come un momento transitorio nel flusso della storia,
ma come un regime senza frontiere temporali, dunque in questo senso
fuori della storia o alla fine della storia. In terzo luogo, il potere
dellImpero funziona a tutti i livelli dellordine sociale,
discendendo sino alle profondità del mondo sociale. Non solamente
lImpero gestisce un territorio ed una popolazione, ma esso crea
anche il mondo reale che esso abita. Non contento di regolare le interazioni
umane, esso cerca anche di regolare direttamente la natura umana. Loggetto
del suo potere è la vita sociale nella sua integralità,
di modo che lImpero rappresenta in effetti la forma paradigmatica
del biopotere. Infine, sebbene la pratica dellImpero si bagni
continuamente nel sangue, il concetto di Impero è sempre dedicato
alla pace - una pace perpetua e universale, al di fuori della storia.
LImpero cui siamo di fronte dispone di enormi poteri di oppressione
e di distruzione - ma questo fatto non deve in alcuna maniera darci
la nostalgia delle antiche forme di dominazione. Il passaggio allImpero
e i suoi processi di globalizzazione offrono in effetti delle nuove
possibilità alle forze di liberazione. La mondializzazione, naturalmente,
non è una cosa unica e i molteplici processi che noi identifichiamo
come tali non sono né unificati né univoci. Il nostro
scopo politico - diremo noi - non è semplicemente di resistere
a questi processi, ma di riorganizzarli e di riorientarli a dei nuovi
fini. Le forze creatrici della moltitudine che sostiene lImpero
sono del tutto capaci di costruire un contro-Impero, ossia una organizzazione
politica di ricambio degli scambi e dei flussi mondiali. Le lotte miranti
a contestare e a sovvertire lImpero, altrettanto di quelle destinate
a costruire una reale soluzione di rimpiazzo, si svolgeranno così
sul terreno imperiale medesimo - e infatti, delle lotte nuove di questo
genere hanno già cominciato ad emergere. Attraverso queste lotte
e altre come quelle, la moltitudine dovrà inventare delle nuove
forme democratiche ed un nuovo potere costituente che, un giorno, ci
condurrà attraverso e al di là dellImpero.
La genealogia che seguiremo nella nostra analisi del passaggio dallimperialismo
allImpero sarà prima europea, poi euroamericana, non perché
noi pensiamo che quelle regioni siano le fonti privilegiate o esclusive
delle idee nuove e dellinnovazione storica, ma semplicemente perché
questa è stata la via geografica dominante seguendo la quale
le teorie e le pratiche che animano oggi lImpero si sono sviluppate
- in armonia, come noi cercheremo di mostrare, con levoluzione
del modo capitalista di produzione. Dal momento in cui la genealogia
dellImpero è, in questo senso, eurocentrica, i suoi poteri
attuali non sono limitati ad alcuna regione. Le logiche del potere che
hanno avuto, in un senso, la loro origine in Europa e negli Stati Uniti,
investono al presente le pratiche di dominazione nel mondo intero. Più
importante: le forze che contestano lImpero e che prefigurano
effettivamente una società mondiale di sostituzione non sono
esse stesse limitate ad una regione geografica. La geografia di questi
poteri di sostituzione - la nuova cartografia - attende sempre di essere
scritta - o piuttosto, in realtà, essa è attualmente in
corso di scrittura da (attraverso) le resistenze, le lotte e i desideri
della moltitudine.
Scrivendo questo libro, abbiamo cercato di applicare meglio che potevamo
un approccio largamente interdisciplinare. Il nostro proposito mira
ad essere egualmente filosofico e storico, culturale ed economico, politico
ed antropologico. Per una parte, il nostro obiettivo di studio esige
questa vasta interdisciplinarietà, poiché nellImpero,
le frontiere che avrebbero giustificato un approccio disciplinare stretto
sono sempre meno numerose. Per esempio, in questo mondo imperiale, leconomista
ha bisogno di una conoscenza elementare della produzione culturale per
comprendere leconomia; allo stesso modo, la critica culturale
ha bisogno di una conoscenza elementare dei processi economici per comprendere
la cultura. E unesigenza consustanziale al nostro progetto.
Ciò che noi speriamo aver apportato come contributo, in questo
libro, è un quadro teorico generale ed una cassetta degli attrezzi
di concetti per teorizzare ed agire allo stesso tempo in e contro lImpero.
Come per la maggior parte dei grossi libri, questo può essere
letto in molte maniere differenti. Dalla prima allultima pagina
e vice versa, per frammenti, come un gioco infantile (jeu de marelle)
, o per corrispondenze. I capitoli della prima parte introducono la
problematica generale dellImpero. Nella sezione centrale del libro
(seconda e terza parte), noi esponiamo la storia dei passaggi dalla
modernità alla postmodernità, o ancora, effettivamente,
dallimperialismo allImpero. La seconda parte espone questo
passaggio dal punto di vista delle idee e della cultura, dellinizio
del periodo moderno ai nostri giorni; il filo rosso che corre attraverso
questa parte è la genealogia del concetto di sovranità.
La terza parte racconta lo stesso passaggio dal punto di vista della
produzione, questo termine essendo inteso in modo molto largo, che va
dalla produzione economica alla produzione del soggetto. Questo racconto
abbraccia un periodo più piccolo e si concentra essenzialmente
sulle trasformazioni della produzione capitalistica dalla fine del XIX
secolo ai nostri giorni. La seconda e la terza parte sono strutturate
in maniera parallela: le prime sezioni di ogni parte trattano la fase
moderna dellimperialismo; le sezioni mediane, dei meccanismi del
passaggio; le sezioni finali analizzano il nostro mondo postmoderno
che è quello dellImpero.
Abbiamo strutturato il libro in questa maniera al fine di accentuare
limportanza del passaggio dal regno delle idee a quello della
produzione. LIntermezzo tra la seconda e la terza parte funziona
come una cerniera che articola il movimento da un punto di vista allaltro.
Noi pensiamo che questo dislocamento del punto di vista funzioni un
po come, in Marx, il passaggio del Capitale in cui lautore
ci invita a lasciare la sfera agitata e rumorosa dello scambio ed a
scendere negli antri nascosti della produzione. Il regno della produzione
si situa laddove le ineguaglianze si manifestano chiaramente e, inoltre,
dove nascono le resistenze e le soluzioni di ricambio più efficaci
al potere dellImpero. Nella quarta parte, infine, noi cerchiamo
di identificare queste soluzioni di ricambio che definiscono oggi le
linee di un movimento che oltrepassa lImpero.
Questo libro è stato cominciato subito dopo
la guerra del Golfo e termina prima dellinizio della guerra del
Kossovo. Il lettore dovrà situare largomento nel punto
intermedio tra questi due avvenimenti chiave che segnano ledificazione
dellImpero.
Traduzione, dall'edizione francese, di Marco Magni.
|