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Con la grande manifestazione antirazzista di sabato 15 giugnoVenezia
ha detto NO alla legge Bossi Fini che riduce i migranti a forza
lavoro priva di parola, ha detto NO alla tensione strumentalmente
creata in città verso i venditori ambulanti africani, sfociata
in retate di massa e deportazioni verso i centri di detenzione e
da lì verso i paesi d¹origine. In migliaia, dagli studenti
medi agli universitari, dalle associazioni ai partiti e ai sindacati,
assessori e lavoratori, migranti, parte del mondo cattolico, donne
e uomini che non accettano ciò che sta accadendo, abbiamo
affermato, sfilando per le calli veneziane, che non è con
la repressione e la criminalizzazione che vogliamo affrontare la
questione immigrazione e abbiamo detto con forza NO alle deportazioni
e a quei lager che sono i CPT. Tante sono le strade che, con questa
forza alle spalle, stiamo percorrendo. Da un lato la trattativa
con il Comune perché si arrivi ad una soluzione della questione
locale dei venditori: dopo le aberranti e spettacolari retate, culminate
con l¹arrivo a Venezia di Scajola, più di 30 sono state
le reclusioni nei CPT, una decina finora i rimpatri, anche di persone
con permesso di soggiorno cui non viene concesso il rinnovo causa
vendita abusiva. E evidente che il Comune deve, anche politicamente,
assumere la questione dei venditori, inclusi quelli senza permesso,
e non individuare esclusivamente soluzioni tecniche: migliaia di
veneziani hanno richiesto che non si assecondino le pulsioni xenofobe
delle categorie più privilegiate e della parte peggiore della
città e si abbia (finalmente) il coraggio di intervenire
a favore dei più deboli, di coloro che, lungi dall¹essere
pericolosi, sono in pericolo.
Di pari passo c¹è la questione della legge Bossi- Fini,
con la necessità di di consolidare su questo reti e rapporti
col mondo sindacale. Abbiamo già, in più luoghi e
con positività diverse, avviato questo percorso che occorre
rafforzare e rendere continuativo attraverso momenti di vero confronto
e apertura. E necessario che, dopo l¹esperienza dello sciopero
dei migranti di Vicenza, gli scioperi programmati dalla CGIL per
le prossime settimane, in Veneto il 5 luglio, contengano tra gli
obiettivi esplicitamente dichiarati il rifiuto della legge Bossi
Fini, letta come un momento non secondario nell¹attacco generale
al mondo del lavoro.
Ultima, ma non come importanza, la denuncia, con tutti i mezzi possibili,
dell¹operato delle Questure che, in anticipo sulla legge non
ancora approvata, con strafottente arbitrio, negano ad una grande
quota di migranti, il rinnovo dei permessi, senza spiegazione del
perché, lasciandoli in attesa anche da un anno e più.
Come prosieguo degli obiettivi della manifestazione, e con le stesse
forze presenti, andremo, in tempi brevissimi, a creare una rete
d¹emergenza o d¹urgenza, una forma permanente di presidio
e controllo che impedisca o quantomeno blocchi gli illeciti, cerchi
di ritardare se non impedire le deportazioni (ancora 50 nella notte
scorsa rastrellati sulle spiagge, con il rifiuto di rilasciare coloro
per cui i familiari avevano provveduto a esibire il permesso di
soggiorno).
RETE ANTIRAZZISTA di VENEZIA
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