Dopo la manifestazione del 15 maggio a Vicenza

STRIKE OF MIGRANT WORKERS
GRÈVE DES TRAVAILLEURS MIGRANTS
SCIOPERO DEI MIGRANTI

Vicenza, 22 maggio 2002
- COMUNICATI STAMPA -

Comunicato dell'Unione delle associazioni e delle comunità straniere del vicentino

Il 15 maggio 2002 resterà una data storica per gli immigrati della provincia di Vicenza. Lo sciopero che ha visto protagonisti migliaia di lavoratori stranieri contro la proposta di legge razzista Bossi-Fini è stato un avvenimento importante, perché ci ha reso finalmente visibili agli occhi di tutti. Abbiamo manifestato per le strade di Vicenza mostrando e rivendicando la nostra dignità di esseri umani e lo abbiamo fatto pacificamente assieme ai lavoratori italiani che hanno voluto darci il loro sostegno. In questi ultimi mesi abbiamo contribuito a costruire questo sciopero in particolare assieme ai Tavoli dei migranti dei Social Forum del vicentino, con i quali abbiamo organizzato assemblee e incontri pubblici e con i quali abbiamo discusso tutti i passaggi che hanno portato alla sua proclamazione, nei fatti unitaria, da parte di CGIL, CISL e UIL e della CUB. Adesso, speriamo che l'esperienza di Vicenza non vada perduta e non resti un evento isolato. Ora, lavoratori immigrati e lavoratori italiani sono chiamati a costruire assieme nuovi percorsi di lotta per contrastare questa legge ingiusta che peggiorerà la vita in Italia sia per gli immigrati, sia per gli italiani.

Comunicato del Tavolo Migranti dei Social Forum Vicentini

Ieri, 15 maggio 2002 è stata una data storica per le lotte operaie nella nostra provincia. Migliaia di operai migranti hanno incrociato le braccia contro la proposta di legge razzista e xenofoba presentata da Bossi e Fini, rendendo visibile una realtà negata a lungo e da più parti. Che la classe operaia mostri tutti i colori del mondo non è un'affermazione retorica, ma una realtà concreta che si è materializzata nella presa di parola di migliaia di donne e di uomini. Il corteo di 10.000 persone che oggi ha attraversato Vicenza ha aperto una strada che chiede con forza di essere ripercorsa in tutte le realtà sociali del paese. La costruzione di questa scadenza è stata unitaria, come è emerso nelle numerosissime assemblee che hanno visto discutere e decidere migliaia di immigrati. La dichiarazione di sciopero da parte sia dei sindacati confederali sia da parte del sindacalismo di base ha saputo tener conto di questo percorso, che è sfociato in un corteo profondamente unito e unitario. Un corteo eccezionale rispetto al quale ogni rivendicazione di appartenenza va tenuta in secondo piano. Eccezionali sono state anche le modalità di questo sciopero, che non ha paragoni sulle scene del conflitto industriale del nostro paese. Lo sciopero dei migranti non è coinciso con l'astensione dal lavoro di una sola parte, per quanto rilevante, della classe operaia vicentina, ma ha visto protagonisti anche i lavoratori italiani. Questa solidarietà va consolidata e estesa sino al riconoscimento delle ragioni di questa lotta. E del suo obiettivo. Lavoratori migranti e italiani, lottando insieme contro una legge definita dall'alto commissario dell'Onu lesiva dei diritti umani, devono trovare un rapporto non marginale con la realtà italiana.

Il Tavolo Migranti dei Social Forum Vicentini rivendica apertamente la propria partecipazione al percorso di costruzione di questo sciopero e alla sua eccezionalità. Perciò il Tavolo Migranti si è mosso a stretto contatto con l'Unione delle associazioni e delle comunità straniere del vicentino, assumendo la priorità politica di essere dentro ai processi di dibattito e di iniziativa del lavoro migrante.

Avevamo un sogno. Appunti post 15 maggio - CUB Vicenza

Sciopero contro la legge Bossi Fini: circa 10 mila lavoratori immigrati e autoctoni in piazza. Piena riuscita dunque di questa scadenza: prima in Italia.
C'è da esserne soddisfatti.
Soddisfatte devono essere tutte le organizzazioni sindacali, compresa la cub, che hanno fatto la scommessa e l'hanno vinta. Soddisfatte devono essere le associazioni dei migranti, il tavolo migranti dei social forum, che dall'inizio hanno accompagnato la preparazione dello sciopero. Soddisfatti devono essere i lavoratori migranti che hanno potuto rompere la loro separatezza, la loro marginalità e presentarsi con tutto il loro carico umano e culturale a rivendicare di essere persone portatrici di diritti. Soddisfatti devono essere i lavoratori italiani che hanno costruito, essendo materialmente in piazza, una nuova unità di classe. Soddisfatti devono pur essere rifondazione comunista e i disobbedienti che hanno portato in piazza contenuti e persone. Non sappiamo se abbiamo dimenticato qualcuno; se questo è successo ce ne scusiamo.
Avevamo un Sogno.
Già avevamo un sogno, quello di fa scioperare e poi portare in piazza non solo migliaia di migranti ma anche migliaia di lavoratori italiani: la piazza ci ha dato ragione, ha reso possibile che il sogno diventasse realtà.
La CUB, è stata abbondantemente censurata da tutti prima dello sciopero, non si voleva far risultare il fatto che lo sciopero era generale e generalizzato, che era importante che i migranti non fosssero soli, che l'unico modo di convivenza è quello di fare le stesse cose e avere gli stessi diritti. I media non hanno trasmesso questo messaggio importante; di cosa avevano paura? Parte del messaggio perciò è andato perduto. La CUB ha lavorato silenziosamente, meticolosamente, disconosciuta per portare i lavoratori italiani in piazza; ha lavorato nel pubblico impiego con buoni risultati, ha lavorato in molte fabbriche con un discreto risultato, ha lavorato nelle cooperative con un buon risultato. Non lo diciamo per incensarci, ma sicuramente per valorizzare il lavoro svolto e la scelta dei molti che hanno scioperato; è una cosa che non deve essere taciuta. Nelle dichiarazioni post manifestazione molti media lo hanno rilevato, perfino chi non aveva generalizzato lo sciopero in una intervista lo ha notato. La CUB era in piazza numerosa, dispersa, poco visibile segno di una orrizontalità e di una internità ai relativi posti di lavoro.

Il sogno dunque.
Lo sciopero di Vicenza ha cambiato equilibri anche a livello nazionale; dopo aver vinto questa scommessa fermarsi potrebbe vanificare il risultato. Il sindacalismo di base non si tira indietro.

La realtà post....
Quello che è stato smosso il 15 non viene dal caso. Va detto che a tutti quelli che hanno lavorato va ricononosciuto un ruolo importante, noi qui abbiamo parlato del nostro; ci sono stati ruoli di versi, diverse responsabilità, ma con pari dignità. Per tutti nessuno escluso....

La lezione del 15 maggio dobbiamo impararla noi per primi: le differenze politico sindacali, di progetto ci sono, non vanno sottaciuite; ma se crediamo che sia il conflitto sociale e di classe il motore del cambiamento è quello che dobbiamo praticare, non altro.....

Comunicato stampa dei disobbedienti del nordest sulla manifestazione dei migranti

In 10.000 a Vicenza contro la Bossi-Fini
SCIOPERO GENERALIZZATO IN TUTTA LA PROVINCIA DI VICENZA CONTRO LA BOSSI-FINI E L’APARTHEID SUBITO DAI CITTADINI MIGRANTI.
CENTINAIA I DISOBBEDIENTI PRESENTI PER UN ALTRO MONDO POSSIBILE.
Quest’oggi a Vicenza hanno manifestato diecimila uomini e donne migranti contro la Bossi – Fini.

Sono operai delle fabbriche di tutta la provincia, sono cittadini che lottano per i diritti di cittadinanza che gli sono negati. Sono esseri umani trattati in questo paese e in tutta europa alla sorta di moderni schiavi, comandati al lavoro pesante, nocivo e anche in nero senza che siano loro riconosciute le minime garanzie sociali. Sono le vittime dell’apartheid che con la legge Bossi – Fini rischiano di vedere istituzionalizzata e pianificata questa inaccettabile condizione.
La giornata di oggi è una giornata storica: il primo sciopero dei lavoratori e lavoratrici migranti indetto dal sindacato confederale e dai sindacati di base, generalizzato dalla presenza attiva di centinaia di giovani precari, intermittenti, studenti, attivisti no global. Dietro la “carovana dei diritti” organizzata dai disobbedienti per percorrere tutto il nordest, si sono raccolti tutti questi soggetti sociali insieme a moltissimi migranti del Senegal, della Costa d’Avorio, del Burkina Faso, del Kurdistan, della Palestina, della Moldavia, del Ghana, del Marocco, della Tunisia, della Colombia, del Bangladesh, della Mauritania, del Kosovo, della Nigeria, tutti lavoratori e lavoratrici e cittadini residenti in queste zone. La “Carovana”, che ieri ha compiuto un’azione di disobbedienza sociale occupando simbolicamente l’assessorato alle politiche sociali di Vicenza, è in cammino da Sabato scorso: le sue prime tappe sono state la valle del Chiampo, zona delle concerie dove sono impiegati migliaia di migranti, e le zone industriali di Arzignano e Vicenza. Anche questa mattina diversi gruppi di disobbedienti hanno organizzato picchetti nelle stesse zone oltre che nelle scuole.
Oggi pomeriggio raggiungerà Padova dove la tappa sarà l’occupazione di alcuni appartamenti tenuti sfitti da anni insieme a famiglie di migranti costretti in maniera criminale a dormire all’adiaccio da tempo. Sabato prossimo si proseguirà per Treviso, altro luogo simbolo della condizione dei cittadini migranti in questo territorio. Crediamo sia utile, mentre disegniamo la nostra mappa camminando e domandando, porre alcune questioni al sindacato ufficiale, al movimento dei movimenti, a tutta la società civile.
Lo sciopero oggi è stato un passo fondamentale. Ma lo sciopero deve divenire veicolo di generalizzazione di una battaglia che riguarda tutti, quella per “un altro mondo possibile”. Quella che da Genova, ma ancor prima da Seattle, centinaia di migliaia di persone stanno facendo in Europa e milioni in tutto il mondo. La sanatoria generale per tutti coloro che sono in Italia in questo momento è un elemento fondamentale di lotta. Il diritto alla casa è un altro punto fondamentale. Disobbedire alla Bossi-Fini, organizzare le reti di accoglienza e protezione per i sans-papier è un’altra questione concreta che oggi si fa sempre piu’ urgente. Ma non possiamo far finta di dimenticare che i lager per migranti, i centri di detenzione, sono una tragica eredità delle politiche del centrosinistra in questo paese. Smantellare questi moderni ed agghiaccianti campi di concentramento è un passaggio fondamentale. La giornata di oggi ha visto un unico, piccolo per fortuna, punto negativo: i confederali, appoggiati in questo da un fantomatico “tavolo migranti di Vicenza” che in piazza non si è nemmeno reso visibile, volevano impedire la forte partecipazione dal basso delle realtà autorganizzate che contestano le politiche della concertazione, che contestano i centri di detenzione, che praticano la disobbedienza sociale.
Noi crediamo che dopo Genova si sia conquistato in questo paese un metodo nuovo: le differenze, anche radicali, non vanno nascoste ma rese esplicite, devono diventare occasione di discussione e contaminazione. Cercare di impedire di parlare da un palco, oltre che essere una mossa inattuabile vista la forza dei movimenti, è sbagliato anche eticamente. Noi non nascondiamo il nostro stupore nell’aver visto a Vicenza applicata una vecchia logica degli “apparati”, delle compatibilità, delle trattative sottobanco. Oggi i disobbedienti si sono conquistati il diritto di presenza e di parola e non facendo finta che le posizioni della Cisl e della Uil ci vanno bene! Se qualche miserabile politicante, che non rappresenta nulla se non sé stesso, crede di fare strada appoggiando le operazioni di criminalizzazione che gli apparati sindacali piu’ retrivi cercano di far passare, oggi ha capito che non è aria. Alla CGIL sarebbe bene ricordare che quando Cofferati parla di “apertura ai movimenti” parla anche per loro.
Oggi in piazza si sono visti anche i numeri, le consistenze. Il social forum è un luogo aperto, formato da differenze vere che vogliono raggiungere obiettivi comuni. Altrimenti è solo una sigla. Noi disobbedienti siamo solo una parte, ma nessuno riuscirà né con ridicoli servizi d’ordine, né con la polizia, né con operazioni di criminalizzazione a mezzo stampa, a discriminare o impedire che le nostre idee e pratiche circolino.
E’ incredibile poi che invece di esultare per i contributi importanti che vengono dalla società civile organizzata, la CGIL di Vicenza si abbandoni ai ricatti di chi, come CISL e UIL, vorrebbe usare manifestazioni come questa per “contenere” il piu’ possibile le contestazioni alle politiche neoliberiste. Questa discussione a Vicenza si deve aprire, coinvolgendo anche il Tavolo migranti nazionale. E’ grave che a Vicenza ci siano posizioni di appiattimento di tre persone, che dicono di rappresentare il tavolo migranti, sugli atteggiamenti ormai isolati di una piccola cerchia di burocrati. Cosa ne diranno coloro che in tutta Italia si battono per affermare differenze che servono a dire che “un altro mondo è possibile”?. Comunque, siccome i numeri poi contano, l’operazione squalida non è riuscita ed oggi centinaia di migranti e disobbedienti hanno spazzato via le vecchie e dannose cancrene che stanno ormai sparendo per fortuna, ovunque.

DISOBBEDIENTI DEL NORDEST