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ALIMENTAZIONE

 

Fonte: Repubblica 05.03.09

Mangiar bene e spendere poco, meno sprechi e spesa saggia

In tempi di crisi ci sono misure semplici per poter risparmiare e continuare ad alimentarsi in modo sano e completo

Giovedì 5 marzo 2009

di Carlo Petrini

Mangiare bene non costa caro. Se l’unica alternativa in tempi di crisi è andare al fast food o comprare i prodotti di bassissima gamma nei discount, significa che forse abbiamo problemi più gravi e radicati della crisi stessa. Cercare di rimediare alle difficoltà di bilancio mettendo nel proprio piatto - e in quello dei propri familiari - dei cibi non buoni, che alla lunga non fanno bene, e che sono parte integrante di quel sistema consumistico che, a ben vedere, è la causa principale dei nostri mali economici, non è la soluzione.

Anche perché altri modi di comportarsi ci sono, e a scanso di equivoci sgombriamo subito il campo dai prodotti di alta gamma, quelli che effettivamente sono un lusso. Pensiamo invece al cibo quotidiano: a una buona carne, a un buon pesce, a buone verdure. Il cibo di tutti i giorni, e pure il pasto occasionale fuori casa, può essere consumato a prezzi anche molto bassi senza rinunciare alla qualità e facendosi del bene, sia in termini di salute personale sia in termini di salute pubblica. Bisogna però lasciarsi alle spalle il pregiudizio che il cibo buono sia una cosa elitaria e soprattutto cercare di fare due operazioni: ricercare la qualità fuori dal sistema consumistico e riscoprire le buone pratiche domestiche e gastronomiche.

Per come si è strutturato, il sistema industriale alimentare butta via una quantità di cibo paragonabile a quella che produce. È il sistema dello spreco: in tutta la filiera non si fa altro che perdere delle occasioni per risparmiare, e non si creda che chi ci rimette sia poi l’industriale sprecone. Siamo noi ad accollarci tutti i costi: i danni all’ambiente, i costi della sanità e delle medicine per rimediare a diete sballate, a prodotti poco salutari, ricchi di sali, conservanti, aromi di sintesi, grassi "cattivi" che il nostro corpo fa fatica ad assimilare. Ci sono i costi di trasporti dissennati e inquinanti, i costi dei sussidi a un’agricoltura industriale che altrimenti sarebbe al collasso.

Paghiamo il fatto che vengano buttate via 4 mila tonnellate al giorno di cibo commestibile nella sola Italia: perché alimenti di più bassa qualità hanno una durata più breve, perché il sistema di distribuzione da questo punto di vista non è efficiente. Inoltre produciamo tonnellate di rifiuti con gli imballaggi: altri costi per la società, per noi. Mangiando un hamburger di bassa qualità a un euro crediamo di aver risparmiato, ma non è così. Il resto lo paghiamo con le tasse, e se quella dieta ci fa male lo pagheremo anche in medicine: il conto alla fine è salato, molto salato.

Uscire dal sistema significa cercare canali di distribuzione alternativi, che non generino tutto questo spreco e questi costi collettivi. È un vantaggio diretto anche sul prezzo: in ogni città ci sono mercati in cui si può comprare direttamente dai contadini a prezzi vantaggiosi, e con una qualità migliore. Sarebbe poi sufficiente rispettare la stagionalità dei prodotti. In stagione frutta e verdura costano meno. Sfido chiunque a dire che, per esempio, i cavoli sono cari. In un mercato della mia città, dove ancora ci sono i contadini, li ho trovati a 0,60 euro al chilo. Magari sono stato fortunato, ma chi cerca trova. Sono freschi, sono nutrienti e soprattutto a saperli cucinare c’è da sbizzarrirsi. Su un mio libro di cucine regionali ci sono trenta ricette con i cavoli, e in molti casi calcolando il prezzo a porzione si arriva a cifre irrisorie.

Per frutta e verdura, poi, si può anche evitare la fatica di andare al mercato: ci sono i Gas, i gruppi di acquisto solidale sempre più diffusi in tutta Italia, e anche cooperative di produttori che consegnano la merce direttamente a casa. Per restare nel mio Piemonte, la cooperativa "Agrifrutta da te" consegna ogni settimana per 10 euro una cassetta tra 6 e 7 kg di frutta e verdura di stagione coltivata localmente secondo i criteri dell’agricoltura integrata. Consegna a domicilio anche a Torino, ed è stato calcolato che la stessa identica spesa acquistata al mercatino rionale costa circa un euro in più, e dal fruttivendolo anche 3 euro in più al chilo.

Ma non si tratta solo di saper fare la spesa: con le buone pratiche domestiche e gastronomiche si potrebbe risparmiare. Ad esempio non c’è educazione sui tagli animali. La perdita di artigianalità nella macellazione, ormai ridotta a una catena di smontaggio in grande scala a colpi di seghe e seghetti, fa sì che una consistente parte della carne consumabile vada perduta. I tagli meno nobili non sono più richiesti perché si è persa la capacità e la voglia di cucinarli: il consumatore è malato di filetto. La Granda, un’associazione cuneese che opera da anni nell’allevamento sostenibile di bovini di razza piemontese, ha per esempio deciso di vendere tutto, ma proprio tutto, dei loro animali: per far sì che gli allevatori possano guadagnare il massimo, ma tutto ciò si traduce anche in un risparmio per noi. Mi dicono che buttano via soltanto le corna e gli zoccoli degli animali, impiegano anche il quarto anteriore (i muscoli del collo, della pancia, della spalla, dello sterno e il costato) e il cosiddetto "quinto quarto", ovvero testa, coda, organi interni addominali e toracici, sangue e zampe. Ne sono nati dei prodotti come un hamburger (1,15 euro l’uno), la galantina, un’anti-carne in scatola (fatta con guancia, zampe lingua e coda), delle monoporzioni di brodo, dei ragù e dei paté. Un quinto dei loro prodotti sono piatti pronti, tutti senza conservanti e con una materia prima di qualità eccellente, molto gustosa e, secondo una tesi di laurea in medicina dell’Università di Torino, anche dai valori nutrizionali migliori di una normale carne di bovino.

Se la carne migliore della Granda, un taglio pregiato di bovino femmina, costa effettivamente - e giustamente per com’è allevata - più di 20 euro al chilo, cioè di più della sua analoga prodotta con metodi poco sostenibili, per un taglio di polpa di bovino maschio, comprato direttamente dagli allevatori, macellato in modo che non si sprechi nulla, avendo un prodotto di qualità decisamente superiore e che si conserva più a lungo, si può arrivare intorno ai 10 euro. Sarà sufficiente saperlo cucinare, magari in umido o con una cottura lenta, per ovviare al fatto che la carne del maschio è meno tenera di quella della femmina. Se assumiamo che una porzione normale di carne sia di 80-100 grammi (in Italia si consumano mediamente 5 chili di carne alla settimana), il prezzo di quella porzione andrà dunque da uno a due euro a seconda della qualità che scegliamo. E stiamo parlando di bovini allevati con i guanti.

Lo stesso tipo di mancanza di educazione gastronomica si sente per i pesci: pensiamo a quelle specie che sono pescate e ributtate in mare perché non hanno mercato. Tutti vogliono l’orata e il branzino perché non hanno idea di dove iniziare a cucinare le altre specie, per esempio il pesce azzurro: buono, gustoso, salutare, ma leggermente più difficile da preparare. E il pesce azzurro costa veramente poco. Un’altra cosa di cui non siamo più capaci è la conservazione dei cibi: ricordo che in estate dalle mie parti, nei cortili, era tutto un ribollire di grandi pentoloni, in cui si preparavano le conserve. I pomodori erano colti in stagione, al meglio della loro maturazione, e i profumi che si sprigionavano, e che venivano chiusi nei barattoli per poi essere consumati d’inverno erano strepitosi. Oggi d’inverno vogliamo i pomodorini che arrivano da chissà dove, sono cari e poveri di gusto. Costerà tanto di più un vasetto di passata fatto in casa?

Tutte queste buone pratiche, queste accortezze e questo bagaglio di creatività popolare, sono state quasi abbandonate, ma si potrebbero tradurre in risparmio, in soldi veri. Se non siamo più disposti a cucinare, a cercare i prodotti buoni e vicini, coltivati appena fuori città e di stagione, che ci possono realmente costare meno, non possiamo poi lamentarci del fatto che il cibo è caro. E se proprio vogliamo concederci un pasto fuori, anche qui la tradizione italiana è molto generosa. Un panino con la milza a Palermo, un panino con il lampredotto a Firenze, un cartoccio di pescetti fritti a Genova si aggirano tutti sui due euro. Per poco di più si può mangiare una buona pizza a Napoli o un buon piatto di pasta nelle tante trattorie low cost che ci sono ancora nelle nostre città e nei nostri paesi.

Non è vero che mangiare bene costa caro: non sappiamo più come si fa. In sprezzo a una tradizione gastronomica, quella regionale italiana, che ha creato dei capolavori di ricette partendo dal poco che si aveva a disposizione in casa, e cioè da un unico grande assunto: la fame.



     
La carne rossa fa male alla terra
Nel mondo ci sono 1,3 miliardi di bovini: consumano cereali che sfamerebbero centinaia di migliaia di persone. Meglio gli spinaci della carne rossa. Troppe bistecche per gli americani.
 
ROMA - C'è chi ne fa una questione di principio: i vegetariani, in crescita anche in Italia, rifiutano di nutrirsi con la soppressione di animali. Ma anche chi non ha optato per questa scelta radicale può ridurre o annullare il consumo di carne rossa, almeno per una settimana, ottenendo un beneficio ambientale. Il perché lo spiega Jeremy Rifkin in Ecocidio: nel mondo ci sono 1,3 miliardi di bovini, un'immensa mandria che occupa, direttamente o indirettamente, il 24 per cento della superficie terrestre e consuma una quantità di cereali sufficiente a sfamare centinaia di milioni di persone.

Il punto è che il consumo di carne - in particolare di carne rossa - è un lusso in termini di risorse impiegate per la nutrizione: un ettaro coltivato a cereali produce cinque volte più proteine di un ettaro destinato alla produzione di carne; un ettaro coltivato a spinaci 26 volte di più. Per questo molti ambientalisti chiedono di modificare lo stile alimentare evitando gli eccessi tipici, ad esempio, della dieta statunitense basata su un consumo pro capite che nell'arco della vita equivale a 7 manzi da 600 chili (gli europei sono più morigerati).

L'esigenza di ridurre il consumo di carne rossa si avverte con sempre crescente nettezza, visto l'andamento dei prezzi dei cereali che ha trainato un'ondata di aumenti di tutti i prodotti collegati a queste materie prime, compresi latte e carne: in sette degli otto ultimi anni il consumo mondiale di grano ha superato la produzione e sono state intaccate le scorte.

Oltretutto, come è noto, tagliare gli eccessi nel consumo di carne giova alla salute: la dieta mediterranea, che continua a guadagnare punti nella considerazione internazionale, è basata proprio sull'uso morigerato della carne che viene utilizzata come ingrediente all'interno di un menu in cui la verdura e la frutta giocano un ruolo centrale.

ANTONIO CIANCIULLO




Fonte: La Repubblica 06.02.08

I rifiuti che abitano nel nostro frigorifero

Aprite il nostro frigorifero e guardate cosa c’e dentro. Quanta carta, cartone, pellicola e plastiche per alimenti? Quanti cibi scaduti o prossimi alla condanna della pattumiera? Ci sono moncherini di salumi stantii o proliferazione incontrollata di muffe tra i pezzetti di formaggi che non pensavate più di avere in casa? Dove giacciono gli avanzi inutilizzabili, che non avete mangiato perché non consumate un pasto in casa da giorni? Chissà che cosa contiene, nei suoi strati più profondi, il ronzante ed enorme congelatore che alberga in cantina: carni e verdure incastonate nel ghiaccio manco fossero specie preistoriche giunte fino a noi dall’era glaciale. Quasi vengono le vertigini se si riflette bene a quanta spazzatura pro-capite produciamo per mangiare: la gran parte dei 538 chilogrammi annuali che ci assegnano le statistiche europee.

Un tempo l’arte di conservare il cibo in casa era una questione vitale: oggi la nostra opulenza e l’aver delegato questo compito alla pur evoluta tecnologia ci hanno trasformato in sfrenati produttori di rifiuti. La vecchia saggia scuola dell’economia domestica è diventata un optional nel momento in cui ci siamo trasformati in homo usa-e-getta. Non è un caso che l’economia domestica non si insegni più nelle scuole femminili, è sembrato più semplice eliminarla piuttosto che insegnarla anche ai maschi.

Non bisogna andare tanto in là con la memoria per ricordarsi del periodo in cui la nostra società, presa da un vortice di benessere e di accelerazione vertiginosa delle proprie dinamiche ha eretto il prodotto usa e getta a proprio simbolo.

In futuro una più matura – anche se ancora carente – coscienza ecologica e le immagini ormai semestrali delle montagne di rifiuti ammassate agli angoli di quella terra meravigliosa che è la Campania, forse renderanno un po’ più cauti i pubblicitari nel magnificare sfavillanti confezioni sempre più complesse e inutili, ma per ora i dati ci raccontano sempre la stessa realtà: il 40% dei rifiuti è composto da imballaggi – vetro, plastica, carta e cartone – e il 10% da altri prodotti usa e getta. In termini di volume questi occupano dal 60 al 70% dello spazio nei cassonetti e il resto è composto quasi esclusivamente da materiale organico, come gli avanzi di cucina, di frigorifero o di ronzante congelatore da cantina.

Giudo Viale, che certo non si offenderà se lo indico come uno dei massimi esperti italiani di spazzatura, già nel 1994, nel suo libro fondamentale, “Un mondo usa e getta”, citava una delle “città invisibili” di Italo Calvino per figurare la deriva da discarica della nostra modernità: “La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni […] Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio […] L’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono di godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità”. Leonia sarà sommersa da una valanga dei propri scarti che “cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo”. Possiamo fare molto per creare meno rifiuti, addirittura già a monte del processo produttivo: da un lato come dicevamo servirebbe un ritorno della sana economia domestica e dall’altro la collaborazione tra produttori, distributori e consumatori (non necessariamente in quest’ordine).

La società usa e getta dovrebbe diventare definitivamente un brutto ricordo: la stessa frenesia di Leonia è quella che ci ha portato a dimenticare la saggezza popolare che non solo ci insegna a produrre meglio, a immettere meno anidride carbonica nell’atmosfera, a rispettare la biodiversità , ma anche a non sprecare. Come quando era da pazzi non fare le conserve visto che c’è abbondanza di prodotti freschi in stagione: ora spesso e volentieri quei prodotti li buttiamo. Magari non noi direttamente: non oso immaginare cos’è il retro di un supermercato che deve vendere il fresco tutti i giorni e ha i suoi scaffali sempre pieni. Noi però, senza puntare il dito, impariamo da parte nostra a fare la spesa, a non comprare più del necessario e non a piegarci alla logica delle porzioni dei prodotti pre-confezionati. Sono cose che facevano parte dell’economia domestica, come il saper conservare in maniera corretta i cibi: pare che il nostro frigorifero sia il luogo più a rischio per beccarsi intossicazioni alimentari di caria entità.

Non invoco il passato tout court, invoco il buon senso chelo animava. Non finirò mai di plaudire quelle scuole materne in alcune regioni italiane che giorni fa hanno fatto notizia perché servono ai propri scolari l’acqua del rubinetto invece che quella imbottigliata. Lo fanno soprattutto per risparmiare, ma pensate alle follia di massa che ci accomuna: ci spacchiamo la schiena per portarci in casa quintali di acqua in bottiglie di plastica, che sarebbe interessante calcolare quante probabilità hanno di essere poi realmente riciclate, quando nella maggioranza delle città italiane esce dai nostri rubinetti domestici acqua non soltanto potabile, ma ottima da bere. I nostri bisnonni, che attingevano con relativa scomodità acqua dal pozzo o da qualche fonte, ci riderebbero dietro, insieme ai popoli del Sud del mondo. Quanta carta o plastica potremmo lasciare direttamente al supermercato appena superate le casse, senza pregiudicare i prodotti che contengono: il polistirolo e la pellicola che accolgono troppe mele per un single e troppe poche per una famiglia; tutto il cartoncino e i vasetti di plastica per lo yogurt. Soprattutto all’estero, molto catene di supermercati hanno cominciato a vendere prodotti sfusi: i contenitori li portano da casa i clienti. Si tratta di comportamenti virtuosi che infine indurrebbero anche i produttori a ragionare in termini più eco-compatibili sui loro inutili packaging. Io credo che tutto ciò genererebbe grandi risparmi da parte di tutti, e non soltanto una minore produzione di rifiuti.

Le cuoche italiane, esperte di economia domestica che dovevano nutrire la famiglia con poche risorse, hanno creato molti dei nostri gioielli gastronomici tradizionali a partire dagli avanzi che avevano in cucina. Non si buttava via niente, come del resto la saggezza popolare ci insegna in tema di suini. Gli avanzi rientravano in un modo di concepire l’esistente in cui il vecchio era un saggio e non un problema da nascondere in case di riposo, le cose usurate mantenevano in sé la memoria del proprio utilizzo in famiglia ed era sempre quasi doloroso separarsene, se ne rimandava il più possibile la sostituzione; uno spreco qualsiasi era un delitto. Oggi se parliamo di una cosa avanzata ci viene istintivo pensare si tratti dell’ultimo ritrovato della tecnica, di una cosa “avanti”. Gli avanzi non si trasformano più in squisitezze nelle mani di donne esperte di economia domestica: si buttano, si nascondono ogni giorno come a Leonia.

(Carlo Petrini)

              


               Alimentarsi nella societa dell'informazione.

                                             Riflessioni e strategie cognitive per una alimentazione cosciente.

 

                           di Paolo Manzelli  LRE@blu.chim1.unifi.it ; http://www.chim1.unifi.it/group/education

 

Dice un vecchio saggio cinese : "Mangia poco Vivrai molto".

Certamente tale detto pur avendo una intrinseca validita e un messaggio incoerente nei riguardi dell epoca del consumismo contemporaneo proprio in quanto sarebbe difficile sostenere e rispettare una antica regola, che e in aperta contraddizione con il fatto che, essa appartiene ad un epoca in cui normalmente si moriva alcuni decenni prima della eta in cui ancora oggi si vive.

E necessario ricordare che ogni sistema alimentare dipende dalla cultura e dalle esigenze di una epoca e non si puo pensare che ci siano solo regolette semplici da rispettare valide per ogni tempo e luogo.

Per l uomo infatti il cibarsi corrisponde non solo ad una necessita biologica, ma anche ad una adattamento evolutivo all ambiente naturale e storico sociale. Oggigiorno quindi le scelte alimentari ottimali vengono a dipendere dalla crescita culturale e scientifica e dalla sua diffusione nella societa della informazione.

Oggi non mancano le informazioni che riguardano cibi e bevande, ricette culinarie e consigli per le diete, ma putroppo spesso esse sono contradditorie tra loro e generano piu confusione di quanto riescano ad eliminarne al fine di mangiare bene e vivere sano. (1)

La principale contraddizione consiste nel fatto che normalmente ogni riferimento scientifico sull alimentazione considera il corpo umano a guisa di una macchina carente di combustibile.

Tale riduzionismo e la causa cognitiva principale degli errori per cui spesso le diete consigliate, a volte fanno persino fanno male all organismo. (2),(3)

La parola "dieta" deriva dal greco "daita" e significa "regime di vita". Gia da tale radice etimologica si comprende che la alimentazione non puo essere intesa in senso restrittivo ed atemporale comunemente attribuitole, tramite la semplicistica equivalenza tra cibo e calore ( quest ultimo oggi espresso per convenzione non piu in calorie ma in joule); in fin dei conti , infatti, si sottovaluta la relazione che sussiste tra alimento e crescita delle cognizioni piu adeguate per promuovere un salutare mertabolismo fisiologico dell uomo nelle condizioni effettive dellambiente di esistenza nel quale esso vive.

Pertanto il cibo puo essere considerato solo come una una fonte di energia, in quanto il nostro organismo non pu essere paragonato ad una macchina.La vita dell uomo non e la esplicazione di funzioni meccaniche,che hanno bisogno di un bilancio tra entrate ed uscite di energia, quest ultime sostanzialmente spese dal movimento corporeo, ma in via ben piu complessa, ha necessita di stimolare uno sviluppo intellettuale creativo. Il cervello infatti si sostenta principalmente di saccarosio, ma la sua funzioe e quella di effettuare neuro-trasmissioni anche per generare sensazioni di benessere e forme intelligenti di pensiero.

Alcune diete si rifanno a culture alimentati diverse da quelle piu proprie della cultura occidentale

Ad es. la dieta macrobiotica stata importata dal Giappone da alcuni decenni La macrobiotica si basa sull'assunzione filosofica che tutto ci che esiste risulta formato da due forze ; lo Yin e lo Yang. I cibi Yin tendono a gonfiare (acqua, ecc.) mentre quelli Yang tendono ad asciugare (sale, ecc.). Essi sono perci classificati in modo che la loro scelta produca un effetto equilibratore sull'organismo. Ma anche in questo caso ci che in origine era una antica filosofia di vita in pratica stata ridotta ad una serie di regolette alimentari ed allintroduzione di alcuni alimenti, ben poco utilizzati in precedenza, come salsa di soia fermentata, il sale al sesamo, le alghe, il ginseng ecc… sostanze che spesso non si combinano con le nuove esigenze nutrizioniste dellepoca moderna. (4

Abbiamo quindi bisogno di riflettere sulla esigenza contemporanea per stabilire nuove relazioni tra nutrizione e benessere, acquisendo un piu complesso apporto vitale per merito di fattori alimentari selezionati, in modo tale da regolare appropriatamente il corretto funzionamento metabolico in relazione alla completezza delle funzionalit evolutive del corpo e della mente proprie del nostro organismo biologico nellambito delle relazioni ambientali e sociali contemporanee. Infatti le sostanze contenute negli alimenti proteine, lipidi, carboidrati, vitamine, sali minerali ….)contengono principi nutritivi , che non si trasformano solo in aumento o diminuzione del peso di una persona, ma hanno delle funzioni evolutive che permangono del tutto sconosciute da chi vede la vita come una esistenza in se limitata alla sopravvivenza a misura di un bilancio energetico personalizzato. (5)

Una nuova e pi adeguata concezione nutrizionale va oggi associata ad uno stile di vita e di pensiero che privilegi il rispetto per l'uomo e per l'ambiente secondo una visione olistica e globale del mondo. E oggigiorno sempre pi necessario infatti acquisire un insieme di cognizioni e di atteggiamenti di vita, che conduca ad definire ed apprezzare le esigenze alimentari dell'uomo contemporaneo, affinch il cibo possa essere interpretato come cura vitale dell organismo mentale e fisico delluomo. (6)

Il cibo riveste un ruolo importante per la qualit della vita ed molto pi che un'esigenza fisica; odori, aromi e fragranze, sensazioni del gusto e dei colori della tavola, sono oggi ricercati per reinterpretare e rivisitare con originalit le tradizioni enogastronomiche regionali dando luogo a nuove forme di turismo associabili ad una antica cultura dello stare a tavola, che sono indubbiamente folcloristiche, ma che troppo spesso degenerano in abbuffate occasionali dissociate da un sistema regolare di vita e di alimentazione quotidiana.

Modelli alternativi di alimentazione sono ancora ben lontani da essere percepiti e proposti come formazione e come cultura alimentare in modo da correlare il cibo ed i suoi significati , sia alla soddisfazione del desiderio e del piacere che ad un corretto sistema di alimentazione appropriato al vivere in modo sano e salutare nellepoca contemporanea.

 

Un altro saggio latino dice: "Mens Sana in Corpore Sano "

Anche in questo antico detto permane un valore intrinseco ancora apprezzabile, proprio in quanto il nutrimento da sempre agisce sul esperienza sensoriale e mentale agendo sulle propriet della memoria che facilitano il trattamento dellinterrelazioni affettive e di comunicazione umana.

Oggigiorno una alimentazione cosciente si deve porre ben pi complessi interrogativi su cosa e come mangiare e pertanto le frasi di ampia validit in tutti i tempi, non possono prescindere da una nuova razionalit e conoscenze scientifiche avanzate, che nel loro insieme possano fornire una guida alle reali problematiche della salute psico-fisica suscitate dallepoca contemporanea.

Bisogna infatti considerare che oggi la produzione degli alimenti si discosta sempre pi dalle possibilit di riconoscimento del cibo che l'organismo umano ha appreso a distinguere biologicamente , nel corso di milioni di anni di evoluzione della specie; la chimica riuscita ingannare i sensi riproducendo artificialmente ogni sapore ed odore ed a confondere ulteriormente le idee sulla pochezza dellapparato sensoriale per decidere sulla bont dei cibi, la scienza ha sostenuto limportanza di assumere a riguardo un atteggiamento quantitativo per mezzo del quale si considera alimento una qualunque sostanza che lorganismo utilizza per produrre energia e regolare attivit metaboliche, paragonando anche queste ultime alla azione di una macchina termodinamica.

Dobbiamo considerare che tali concezioni scientifiche hanno improntato la produzione agro-industriale, la quale pur aumentando la quantit degli alimenti necessaria a risolvere almeno in parte il problema della fame nel mondo, ha apportato profondi cambiamenti alle qualit del cibo nel trattamento industriale, che ha cambiato ogni precedente equilibrio e complementarit tra principi attivi della nutrizione necessari alla nostra specie per regolare e reintegrare le funzioni biologiche sia del corpo che della mente, alterando ogni tipo di alimento con sostanze chimiche estranee alla loro pi naturale crescita e contraffacendo le specifiche propriet nutritive per eseguire la lavorazione industriale e la successiva conservazione dei cibi.

La natura non costruisce cibi specifici gi predisposti per le varie specie viventi ad eccezione della frutta e di altri poche sostanze, pertanto il trattamento del cibo e necessario, ma lindustria agro-alimentare ha troppo spesso prodotto alterazioni delle composizioni nutrizionali che hanno condotto ad aumentare le intolleranze alimentari.

 Sappiamo che ogni organismo vivente decodifica e ri-codifica sotto un controllo genetico, ogni tipo di cibo ingerito nellalimentazione e che perci gli organismi viventi posseggono straordinarie capacita biosintetiche, che li rendono strutture estremamente flessibili. In particolare lorganismo umano ha notevoli capacita adattative e di compensazione necessarie per realizzare un rapporto ottimale dei principi nutritivi essenziali; ci significa che i principi nutrizionali essenziali, cio non bio-sintetizzabili, contenuti nelle diverse classi di alimenti di cui si ciba luomo, (glucidi, protidi, lipidi, vitamine , sali ed acqua) , non sono molti e a volte risulta essenziale la loro presenza anche in tracce minime. Cosi ad esempio e dimostrato che tra i 21 amminoacidi costituenti le proteine solo 8 di essi sono essenziali, cosi come sono essenziali le vitamine e anche piccole tracce di elementi minerali che risultano comunque indispensabili al buon funzionamento della complessa attivit fisiologica e mentale delluomo. Pur conoscendo la grande flessibilit e grado di sicurezza del sistema biologico dei organismi pi evoluti, essi , come tutti i sistemi complessi, hanno precise limitazioni al di la delle quali il sistema organico decade inesorabilmente.

Per evitare di superare i limiti di azione biologica dellorganismo umano larte culinaria ha sviluppato e tramandato metodi adeguati per rendere pi appetibili, digeribili e pi gustosi i cibi, mediante la cottura ed i condimenti. Purtroppo oggigiorno il sistema di reclamizzazione del cibo e delle bevande ha ridotto labitudine al gusto per proporre cibi imposti come mode improvvisate dai mass media per tramite di una informazione ripetitiva e ridondante.

La "mens sana " quindi stata fortemente inibita da il martellare reclamistico.

Infine necessario sottolineare che non corretto leggere "Mens Sana in Corpore Sano" soltanto in correlazione con le attivit sportive, in quanto con esse si viene a prediligere la versione che in un corpo sano possa agire sulla sanit mentale; di fatto pi vero che una mente sana possa determinare la salute fisica.

Purtroppo anche in relazione allo sport, viene prediletto il corpo nei confronti della mente in quanto si ripropone ripropone lidea dominante, tesa a considerarne prevalente laspetto materiale del cibo e quindi del corpo, come si conviene alla pi generale interpretazione meccanicista della scienza, che tende a sottovalutare nelluomo le necessit mentali ed affettive correlate alla assunzione del cibo magari per sostituirle con la intelligenza artificiale pi facilmente commerciabile e controllabile.

La vita mentale ottimale delluomo prevalentemente dedita a rappresentazioni cognitive che quindi vengono sistematicamente alterate, sia dal sistema di reclamizzazione dei prodotti alimentari, ma anche dallatteggiamento scientifico di indole meccanica. Nutrirsi per luomo non significa semplicemente mangiare. Questa connessione ben messa in evidenza dalla religione cristiana, fa si che nella mente umana, fame, sete, saziet, gusto e piacere del cibo, abbiano un valore psicologico e sociale, che genera un rapporto interiore di fiducia che lega il cibo alla vita familiare ed alla cultura di appartenenza. Pertanto molti disturbi alimentari non sono causati solo dalle alterazioni nutrizionali degli alimenti, ma da uno stato psichico di rottura della fiducia nelle rappresentazioni mentali associate allatto del mangiare e cio delle connessioni nei confronti delle relazioni familiari e del gruppo culturale, rottura che genera insoddisfazioni e di conseguenza stati di ansia e di stress.

Le regole del mangiar sano non possono prescindere dalla mente e con essa da una sua concezione piacevole della vita adeguata ai tempi . Infatti vari disturbi alimentari di indole psichica, non sono altro che l'atto di rottura di questa intima fiducia tra cibo ed ambiente affettivo e relazionale per cui si assiste sempre pi spesso allaumento di distonie neuro-vegetative connesse a disturbi fobici nei riguardi della alimentazione quali nei casi estremi generano le sindromi della anoressia e della bulimia. (7)

 

 

"Sono ci che mangio" unaltra efficace antica sentenza risalente ad Epicuro di cui e importante una rilettura contemporanea del fatto che il cibo non e solo un bisogno, ma anche un piacere, per cui siamo realizzati da ci che mangiamo.

A questo proposito la situazione nutrizionale odierna tende a divenire particolarmente a rischio.

Come abbiamo visto, fino ad oggi, lo sviluppo agro-industriale e della informazione imposta sotto forma di rclame, ha alterato fortemente l alimentazione umana, spesso aumentandone la quantit a discapito della qualit dei prodotti, agendo sia sul piano oggettivo della produzione e vendita degli alimenti, sia nel profilo mentale del significati culturali e scientifici della alimentazione. Pertanto attualmente la produzione alimentare per molti aspetti pone al limite della rottura la flessibilit e la adattabilit dellorganismo umano nellambiente in cui viviamo; ci ha determinato inevitabili danni per la salute : sul piano fisico, quelli dovuti allaumento delle allergie e del diabete, fino ai casi pi gravi quali la corresponsabilit nella crescita esponenziale di malattie mortali quali i tumori ed il cancro; ed inoltre, in relazione alla psiche, un inadeguato sistema alimentare contribuisce a provocare stati di ansia e di dissociazione della regolazione mente/corpo quali le sindromi che determinano la perdita di controllo della fame e della saziet e di altri messaggi ormonali che invadono la sfera sessuale e che sono anchessi in relazione al rapporto vitale con il cibo.

In futuro si pu prevedere, gi da quanto accade attualmente, che i rischi che gravano sulla situazione nutrizionale, tenderanno ad aumentare pertanto al principio di precauzione utilizzato fino ad oggi dai regolamenti e leggi sulla produzione industriale, dobbiamo sostituire il principio di co-responsabilit civile e sociale, che corrisponde principalmente a dotare di conoscenze aggiornate il sistema educativo, nel quadro della educazione permanente in rete telematica interattiva, sulle tematiche che riguardano la alimentazione contemporanea.

Luomo da sempre ha violato la natura propria e dellambiente per i suoi fini economici e di sviluppo i cui limiti oggi divengono sempre pi evidenti, solo se poniamo riflessione sulle situazioni veramente allarmanti quali il recente problema di alimentazione a rischio detto della "Mucca Pazza" (8). Tali "campanelli di allarme" del raggiungimento dei limiti in cui i tempi biologici di adattamento non si correlano pi alla velocit del cambiamento provocato dall uomo, sono evidenti proprio in quanto si generano "mutazioni", ancora inspiegabili nel quadro conoscenze scientifiche acquisite. La situazione e quindi al limite di rottura; e necessario pertanto capire bene quanto stiamo giocando d azzardo con la natura che e anche in noi stessi. In primo luogo risulta evidente che importante porre un freno alle conseguenze negative improntate dalla accelerazione dello sviluppo economico, che purtroppo sono preordinate sulla prevalente base del profitto, proprio in quanto le alterazioni alimentari stanno oggi acquisendo un carattere di elevata pericolosit, che tende a determinare una risposta incontrollabile e mutante, di quei principi di graduale selezione evolutiva, che la natura mette in atto, per attuare ladattamento delle specie allambiente modificato.

Sotto questo profilo delle necessita di attuare strategie di cambiamento che siano impostate sul controllo cognitivo, consapevole del rischio, di recente si e aperto un nuovo capitolo di grande responsabilit.

Esso riguarda le strategie della industria bio-chimica, che adopera le ricerche della ingegneria genetica molecolare, finalizzandola per la produzione di Organismi Geneticamente Modificati (OGM); le attivit di alterazione generica sono infatti mancanti di profonde e diffuse conoscenze, pertanto trasmettono un'idea di una natura violata molto pi inquietante dei mille veleni che ordinariamente entrano nei nostri piatti e nei nostri bicchieri con gli additivi i pesticidi e le manipolazioni chimiche per la conservazione dei cibi.

Le conoscenze acquisite nel campo della genetica molecolare, hanno recentemente permesso di approntare numerosi sistemi di manipolazione dellinformazione genetica, sia di piante, che di animali, trasferendo geni da una specie ad un altra , creando in tal modo incroci transgenici tra piante e animali, proprio per rendere le piante resistenti agli attacchi dei parassiti (9) Le finalit sono molteplici: i geni estranei possono servire a rendere le piante trattate, resistenti a erbicidi (che invece agiranno solo sulle erbe infestanti), possono produrre veleni specifici per insetti, virus e funghi per debellarli, ovvero divenire resistenti ai parassiti o alle muffe, possono inoltre migliorare alcune caratteristiche nutrizionali delle piante o degli animali o addirittura trasformare in antibiotici e vaccini contro determinate malattie i prodotti alimentari.

L'attrezzatura necessaria per provare a produrre nuovi OGM e alquanto semplice e poco costosa , pertanto tale attivit, nella speranza di formulare possibili ed elevati profitti, si espande in tutto il mondo e non basteranno difficili accordi internazionali sui brevetti e sui regolamenti di mercato per regolarne la diffusione.

 

Lunico modo di procedere e quello di dare ampia comunicazione e di una cultura innovativa capace di utilizzare le reti telematiche interattive per fornire una educazione adeguata ai tempi, essenziale per attuare una collaborazione internazionale per il rispetto dei principi legali e degli gli ordinamenti e normative internazionali tese alla precauzione del rischio alimentare, mediante un sistema di co-responsabilit sociale e culturale. Tale soluzione sar indispensabile per rendere operativo un controllo cognitivo e cosciente della nuova situazione di rischio in modo tale che il sistema educativo diffuso in rete a livello internazionale, renda sostenibile il progresso scientifico e la cultura ambientale nel quadro di una logica evoluzionistica e creativa.

Attualmente alcune piante geneticamente modificate che producono sementi di largo consumo tra cui il mais , il grano, il riso, la soia, e la colza il cotone il tabacco, ed alcune specie di frutta senza semi e pi resistenti alla maturazione, sono gi state immesse sul mercato, anche per il diretto consumo alimentare. Nonostante le migliorate caratteristiche di alcuni alimenti derivanti da protocolli di selezione OGM, la preoccupazione maggiore suscitata dai cibi transgenici riguarda la loro sicurezza a riguardo delle modifiche ambientali e di quelle biologiche che possono essere indotte nell sistema metabolico umano. Questa preoccupazione nasce dal fatto che e giusto ritenere troppo breve la fase di sperimentazione realizzata per accelerare i ricavi di profitto di impresa, proprio perch la dispersione nellambiente e nellhumus del polline e dei semi transgenici, pu provocare contaminazione causata da incroci indesiderati difficili da estirpare, specie se andranno ad esprimere la loro azione di inquinamento biologico su microrganismi terrestri od acquatici che hanno una minore protezione genetica e grande diffusione conducendo a modifiche sostanziali degli ecosistemi.

Pertanto, pur apprezzando le finalit di ricerca sulle alterazioni delle attivit genetiche degli OGM certamente razionale ragionare nellambito della logica del fare qualche passo allindietro, prima di spiccare il salto nel buio; ci significa che nelle condizioni di conoscenza e sperimentazione attuali della ricerca sugli OGM , e indubbiamente utile limitare la immissione nel mercato dei prodotti OGM e viceversa e estremamente utile promuovere il consumo di prodotti sicuri e di qualit, legati al territorio, alle culture e alle tradizioni locali, ed informare i consumatori sulle tecniche produttive e le pratiche agronomiche eco-compatibili garanti della bio-diversit.

Vi infatti sono vari segnali di allarme che pongono alcuni seri dubbi sullutilizzazione degli OGM, che gi vengono espressi in termini di "inquinamento genetico" visto in relazione alle alterazioni della bio-diversita (10) ; cosi ad es. i bruchi delle farfalle "monarca" vengono uccisi dalla proteina specifica prodotta appositamente dalla modificazione genetica del grano, attuata con il proposito di proteggere le foglie del grano di cui si cibano; in Usa dove ormai il 25% delle piantagioni di grano sono seminate con grani OGM, oltre il 40% delle farfalle e stato eliminato, cosi che in breve tempo si procede verso la completa eliminazione di quella specie. Certamente il sistema mirato di alcune tecniche OGM, previene lutilizzazione dei pesticidi, che combattono i parassiti, ma la certezza di agire verso una eliminazione controllata delle specie dannose, capace di mantenere in modo controllato la bio-diversita e certamente impossibile nello stato attuale delle conoscenze. Inoltre seri pericoli ci riguardano direttamente proprio in quanto il nostro sistema immunitario, quello che nel nostro organismo sano serve a combattere virus batteri e comunque elementi estranei al nostri sistema fisiologico, non e esercitato a distinguere nuovi elementi, anche se essi non fossero venefici o pericolosi per la nostra salute e quindi potrebbe reagire in modo imprevedibile, creando rischi di alterazione delle nostre funzioni biologiche anche di fronte a sostanze, di per se innocue, ma sconosciute al nostro sistema di difesa immunologico.

Come si comprende, gli eventuali benefici degli OGM, che si pensa, potranno permettere un ulteriore crescita della produttivit e rispondere ai crescenti bisogni alimentari ed anche ad un miglioramento nutrizionale degli alimenti e agire per la prevenzione e cura della salute delluomo , possono divenire false promesse di fronte a disastri di inquinamento genetico che possono assumere una diffusione incontrollabile ed esplosiva

Lagire nella societ dellinformazione interattiva per lo sviluppo di una conoscenza condivisa ed una democrazia culturale e scientifica che permetta di analizzare coscientemente levoluzione del sistema alimentare decisivo per far s che luomo sia ci che mangia, senza pero incorrere nel rischio di creare problemi irreversibili ed irresolubili a se stesso ed allambiente in cui vive. E quindi importante capire che procedendo lo sviluppo solo in funzione dellunico parametro del profitto, parafrasando il detto Epicureo, potremo dire : non sapendo pi cosa mangiamo e di conseguenza non sapremo neppure chi saremo.

In conclusione oltre alle normative in merito gi attuate della Comunit Europea, a riguardo di ragionevoli limitazioni sulla emissione deliberata ed incontrollata nellambiente e nel mercato di alimenti transgenici (11), soprattutto importante che la scuola attui programmi e progettazioni sulla alimentazione cosciente di livello internazionale sul modello gi attuato in NET-Days da EGO-CreaNET/ Campania (12) .

E quindi importantissimo realizzare programmi di collaborazione tra scuola universit ed impresa proprio al fine di non condurre i giovani entro una arretratezza nozionistica disciplinare e libresca, incapace di far luce su questa frontiera innovativa delle conoscenze . Una progettazione culturale e scientifica su tema della " Alimentarsi nella societa della informazione. " costituisce quindi la proposta iniziale del LRE/EGO-CreaNET,in collaborazione con del Laboratorio Virtuale della Universit di Napoli, a cui vorremo aderissero varie scuole, al fine di attuare un sistema di apprendimento e di auto-controllo cognitivo, e diffonderlo in rete, in un ambiente di collaborazione internazionale, capace di limitare errori e rischi irreparabili nel settore delle problematiche contemporanee della alimentazione, senza per altro impedire le auspicabili possibilit di attuazione di miglioramenti della produzione alimentare , della nutrizione e della salute offerte dalle moderne tecnologie genetiche.

 Biblionline

Alimentarsi : http://www.alimentarsi.com/sanaalimentazione.htm#princi

Dieta : http://www.adieta.it/piramide.html

Dieta vegeratiana : http://www.scienzavegetariana.it/

Dieta macrobiotica : http://digilander.iol.it/macrobiotica/

Alimentazione principi: http://www.sportraining.net/alimentazioneprincipi.htm

Studio dei processi metabolici della alimentazione: http://www.edscuola.com/archivio/lre/metabol.html

Disturbi fobici nella Alimentazione: http://www.lidap.org/Aliment.html

Alimentazione a Rischio: http://www.edscuola.com/archivio/lre/mad-cow.html

Biotecnologie News http://www.comune.modena.it/cittadini/biotec00/index.htm

Inquinamento genetico : http://members.xoom.it/DOCG/Cibiad.htm

Direttive Comunitarie su OGM : http://www.greensite.it/ogm/direttivacee_1.htm

vedi : http://www.egocreanet-campania.org/ - http://www.eat-online.net/


Il ministero delle Attività produttive consente l'uso di immagini e diciture che alludono alla frutta anche se in realtà non c'è Bevande 'al gusto di frutta'. Ma le arance, solo in foto!
I consumatori: "Così si legittima la pubblicità ingannevole" Gli agricoltori: "Attacco gravissimo all'economia" 
di ALESSANDRA RETICO
da Repubblica.it



ROMA - La frutta ci sarà. Ma solo in fotografia. Eppure sembrerebbe inequivocabile anche il messaggio sulla confezione del succo che acquisteremo al supermercato: "Bevanda al gusto (o al sapore) di... limone, arancia, pesca e frutta varia". In realtà, grazie a una circolare del ministero delle Attività produttive (n. 168/2003), dentro a quel liquido zuccheroso e colorato le aziende saranno autorizzate a mettere ben poca frutta, persino niente: al suo posto, aromatizzanti, coloranti, acqua e zucchero.

"Un modo per legalizzare la pubblicità ingannevole". Non ha dubbi il presidente di Altroconsumo Paolo Martinello che spiega come "non sia certo la prima volta che ci appelliamo all'Antitrust per denunciare iniziative di pubblicità ingannevole come sembrerebbe essere anche in questo caso". L'ultima? "Un prodotto di pesce fresco che si reclamizzava 'trancio' e invece era semplice polpa di granchio". Per Martinello contro la circolare del ministero il primo passo potrebbe essere ricorrere al Tar. "Anche se le circolari non sono altro che un modo di interpretare la legge da parte del governo, tuttavia possono indurre gli ispettori sanitari ad applicarle. Ciò non significa tuttavia che siano legali". Ma in ogni caso, conclude Martinello, "dal punto di vista del consumatore è inaccettabile una legittimazione dell'inganno".

E che la circolare di Marzano induca alla confusione, oltre che provocare un danno all'agricoltura italiana, si dice convinta la Coldiretti: "E' anche permesso riportare sulle confezioni figure o indicazioni che fanno riferimento a frutta non presente, ma di cui la bibita ha il sapore grazie solo all'impiego di specifici aromi", denuncia l'associazione degli agricoltori.
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Secondo la circolare ministeriale, continua la Coldiretti, "non è più in vigore l'articolo 29 del D.P.R. n.719/1958, che giustamente, in quanto ingannevoli nei confronti dei consumatori, vieta per le bevande analcoliche con denominazioni di fantasia, l'utilizzo di immagini richiamanti frutta non presente o presente in percentuali insignificanti". Insomma, il via libera alle bevande "al gusto" o "al sapore" di arancia senza arance calpesta quello che secondo la Coldiretti è "il sacrosanto diritto dei consumatori a un'informazione corretta e trasparente sugli alimenti acquistati, permette l'utilizzo di figure e fotografie come 'specchietto per le allodole' ingannevole sui contenuti del prodotto e spinge verso un'ulteriore preoccupante riduzione del consumo nazionale di frutta".

E infatti, soprattutto dalla terra degli agrumi, la Sicilia,
si alza il grido d'accusa più forte: "Sostituire gli agrumi con aromi e fotografie ingannevoli nelle bevande rappresenta un attacco gravissimo all'economia agricola siciliana e penalizza gli imprenditori che sul comparto e in generale sulla frutticoltura investono ingenti risorse per garantire la qualità". Giuseppe Guastella, presidente della Coldiretti siciliana, invita a intervenire subito perché "per evitare che gli sforzi compiuti questi anni vengano vanificati per legge".

Senza contare che con il via libera alle bevande 'al gusto di...', concludono gli agricoltori, "può essere aggirata l'attuale normativa per le bevande analcoliche 'a base di' frutta che stabilisce un contenuto di succo non inferiore al 12%, in riferimento al quale l'Ispettorato Repressione Frodi ha eseguito nel corso del 2003 numerosi sequestri. La correttezza dell'etichetta e la sua necessaria verifica si conferma ancora una volta uno strumento indispensabile di trasparenza nel rapporto tra produttori e consumatori e per questo la Coldiretti ha raccolto un milione di firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per l'indicazione obbligatoria nell'etichettatura dell'origine di tutti i prodotti alimentari che è già all'esame della Commissione agricoltura del Senato.


(10 gennaio 2004)


Non mangiate Salmone!!! (da repubblica.it )


La rivista scentifica "science" annuncia: il salmone d'allevamento è cancerogeno!

LONDRA - Chi mangia salvome d'allevamento aumenta il rischio di ammalarsi di cancro. L'annuncio della rivista "Science", la più prestigiosa pubblicazione scentifica del mondo, è finito ieri mattina sulla prima pagina di quasi tutti i giornali britannici, perchè questo paese ha, in Scozia, una delle industrie del salmone più sviluppate del pianeta.

Allevatori, distributori e autorità hanno già rovesciato un'ondata di proteste e smentite, sostenendo che il salmone d'allevamento non rappresenta alcun rischio e anzi bisogna mangiarlo.

Un problema, secondo "Science", è che il mangime usato negli allevamenti alza il livello di tossicità dei pesci. Secondo lo studio effettuato in Nord America e in Europa da una squadra di autorevoli specialisti per la Environment Protection Agency (EPA), l'agenzia per la protezione dell'ambiente americana, citata dalla rivista scentifica, i salmoni d'allevamento sviluppano almeno 14 tossine nocive, con un elevato livello di agenti chimici cancerogeni come diossina, Pcb, dieldrin e toxafene.

"Tutto falso, rispettiamo i livelli indicati dall'agenzia europea - ribatte John Krebs, della Food Standards Agency britannica - bisogna mangiare salmone almeno una volta alla settimana, fa bene al cuore, i benefici superano i presunti rischi".Insomma, mangiando salmone si difende il cuore ma si rischia il cancro? Oppure, non mangiandolo, si evita il cancro ma si mette in repentaglio il cuore?

Fino ad una ventina di anni fa, il salmone era un piatto riservato alle elite. Poi gradualmente è diventato un alimento per le masse, grazie agli allevamenti, come quelli della Scozia, della Danimarca e di altri paesi per lo più nordici che hanno abbassato i prezzi. L'industria britannica del salmone d'allevamento, che ne vendeva appena 600 tonnellate nel 1980, ne ha vendute 140mila lo scorso anno, con un fatturato pari a quasi un miliardo di euro [Repubblica].


LINK: DIRITTO ALL'ALIMENTAZIONE, SIGNIFICATO DEL CIBO E DECOSTRUZIONE SIMBOLICA AD OPERA DEGLI ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI di Diana Stanzani su  www.fortepiano.it/PagineDelTempo


ALIMENTAZIONE SANA: PRIVILEGIO PER RICCHI

Più poveri, più grassi: lo sostiene uno studio del Center for Public Health Nutrition dell'Università di Washington in un articolo appena pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition spiegando che i cibi sani sono meno accessibili alle persone a basso reddito, che quindi diventano più esposte al rischio obesità. Secondo l'équipe che ha svolto la ricerca, guidata da Adam Drewnowski, la ragione principale del sovrappeso è che i cibi ricchi di grassi e zuccheri aggiunti, i cereali raffinati come il pane bianco, i prodotti fritti e con conservanti, cioè tutti i prodotti più ipercalorici, costano meno. Viceversa frutta e verdura, cereali integrali, prodotti freschi, pesce hanno un prezzo più alto e non sono alla portata delle famiglie con entrate ridotte. Inoltre i prodotti meno salutari spesso sono anche meno efficaci nel dare senso di sazietà rispetto a quelli ricchi di fibre come i cereali integrali, la frutta e la verdura. Quindi non solo chi ha minori disponibilità economiche tende a preferirli quando si trova di fronte agli scaffali del supermercato, ma ne mangia anche di più per avere la percezione della sazietà. Invece di limitarsi a promuovere una dieta sana, suggeriscono i ricercatori, gli interventi governativi dovrebbero prestare maggiore attenzione anche al problema del costo dei prodotti più salutari.

Fonte: Volambiente
Altre notizie: http://www.spiritualsearch.it

 


24 febbraio 2004 - da virgilio.it
La rivolta dei consumatori
alt fotoI no-shopping rifiutano le merci "superflue". Le famiglie dei Gruppi di acquisto solidale vanno direttamente dal contadino a comprare frutta e verdura. Gli elfi vivono in villaggi fai-da-te. È la nuova generazione anti-consumi
di Giovanna Turpini (da virgilio.it )

Fanno il pane in casa, rifiutano l'acqua minerale e il caffè al bar, si cuciono i vestiti da soli o abbandonano carriere per cucinare cereali. Sono i consumatori contro, i no-shopping, gli anti-consumisti integrali. L'altra faccia dei no-global che vanno oltre il boicottaggio delle multinazionali e cercano di costruirsi uno stile di vita diverso rinunciando alle merci "superflue". Rifiutano marche, loghi, brand, etichettte e pubblicità.

Diversamente dai No-no, comsumatori chic e bohémien che disdegnano le firme e acquistano abiti costosi in negozi anonimi ma elegantissimi alla ricerca dell'originale, i no-consumer sono motivati dall'ideale di uno sviluppo sostenibile e solidale, e la loro strategia è quella dell'acquisto "intelligente". La nuova generazione di consumatori ogni volta che acquista un prodotto si chiede quali conseguenze il suo gesto abbia sull'ambiente o sulla vita di altre persone, anche se vivono dall'altra parte del pianeta. Ma sono spinti anche dal piacere di conoscere cosa comprano, da dove viene, chi l'ha fatto e in che modo.

Una scelta singola, ma anche gruppi e famiglie che condividono una ferrea convinzione e grandi doti di equilibrismo per "aggirare" il mercato e la grande distribuzione. Anche se sono ancora in pochi, i no-shopping fanno già tendenza e hanno dalla loro autorevoli analisi economiche. Le ricerche Usa gli danno infatti ragione: un secolo fa se un cittadino americano spendeva un dollaro per comprare i pomodori, 50 centesimi andavano al contadino e gli altri 50 venivano divisi tra grossisti e produttori di concimi e sementi. Oggi dello stesso dollaro al contadino vanno solo 9 centesimi, mentre gli altri 91 si perdono nelle mani di grossiti, industrie che confezionano, imballano, conservano, trasportano, distribuiscono.


In Italia la misura sarà adottata entro il 2010 (da www.corriere.it  )

Londra verso divieto dei sacchi di plastica

I responsabili di 33 municipi decisi a proibire l'uso dei sacchi non biodegradabili. I precedenti

LONDRA - Una capitale senza buste di plastica. In nome del rispetto per l'ambiente. I responsabili dei consigli municipali di Londra sono decisi a proibire in modo assoluto l'utilizzo delle buste di plastica. Una scelta condivisa dal 90% delle persone e delle organizzazioni consultate. L'alternativa è quella di stabilire una tassa particolarmente gravosa sul loro utilizzo. Ma poiché il Tesoro non darà il suo benestare all’introduzione di una tassa (10-15 penny a busta, circa 20-30 centesimi) - spiega il quotidiano The Guardian - con tutta probabilità i municipi si accorderanno per il divieto. E così, entro 18 mesi, Londra potrebbe diventare la «prima metropoli libera dai sacchetti di plastica».

I NUMERI - Nei supermercati britannici vengono distribuiti circa 17 miliardi di buste di plastica ogni anno. Finora, le autorità avevano preferito seguire la strada dell'impegno volontario dei supermercati per ridurre del 25% la distribuzione delle buste di plastica entro il 2008. Ma ormai l'orientamento di molti Paesi (anche in virtù delle norme comunitarie in materia, in particolare della direttiva EN13432) è quello del divieto assoluto.

I PRECEDENTI - L'iniziativa di Londra si aggiunge infatti a scelte simili già adottate da altre città. Come Parigi e San Francisco (anche se non si tratta di misure applicate al 100%). E in Italia? La Finanziaria 2007 prevede, «ai fini della riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, del rafforzamento della protezione ambientale e del sostegno alle filiere agro-industriali nel campo dei biomateriali, un programma sperimentale per la progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l'asporto delle merci che non risultino biodegradabili». L'obiettivo è quello di arrivare «al definitivo divieto» entro il 1° gennaio 2010.


Ogm nella filiera del Parmigiano-Reggiano!
Bisogna fare qualcosa. Serve il tuo aiuto! (dal sito www.greenpeace.it )

Il Parmigiano-Reggiano si fa con il latte. E il latte viene dalle mucche. Fin qui nulla di nuovo. Ma il punto è che le mucche del Consorzio del Parmigiano Reggiano mangiano ogni giorno soia Ogm della Monsanto. Gli organismi geneticamente modificati contaminano, in questo modo, la filiera di produzione e, dai laboratori della Monsanto, arrivano spediti sulle nostre tavole.

Il Parmigiano-Reggiano, uno dei prodotti italiani più famosi e apprezzati al mondo - sicuramente uno dei prodotti più imitati - viene fatto utilizzando Ogm nella filiera produttiva!

È in gioco la genuinità di un prodotto della nostra tradizione, che ha fatto della qualità il suo punto di forza. Bisogna agire subito per difendere il Parmigiano Reggiano e salvarlo dalla trappola degli Ogm. Scrivi al Consorzio e chiedi una modifica immediata del disciplinare di produzione: mai più Ogm per le mucche del Parmigiano Reggiano!



Cambiare il mondo con la spesa: i gruppi d'acquisto

Giovanna Nigi

nuovi consumi, pomodori, foto Ansa

Ridurre i consumi, porre attenzione agli acquisti, mettere un freno all'acquisto compulsivo e inutile, privilegiare il semplice e il sano, il durevole, eliminare imballaggi inutili e ridurre i rifiuti, riciclare è diventata un'esigenza di civiltà sempre più condivisa. E anche mangiare buono e sano senza spendere un'enormità. Così sono nati -ormai sono quasi quindici anni - i Gas, cioè i gruppi di acquisto solidale.

Sono ormai centinaia, sparsi in tutta Italia. Chiunque può dare vita a un Gas: basta mettersi insieme (da un minimo di 5-6 a un massimo di 40-50), e incominciare a cercare nel proprio territorio i produttori, cercando di creare filiere il più corte possibili.

Ci si rivolge ai piccoli produttori, solitamente vicini alla zona d'acquisto, per evitare lo spreco di carburante e le spese eccessive di trasporto, ma anche per poter verificare di persona i metodi di lavoro, magari con una gita domenicale collettiva. È la logica opposta a quella delle grandi catene di distribuzione, che privilegiano i prodotti delle multinazionali, noncuranti dell'ambiente e della salute dell'uomo, esportatrici di rifiuti pericolosi nel terzo mondo, sfruttatrici dei lavoratori, spesso colluse con commerci di armi.

Così si risparmia (i prezzi sono inversamente proporzionali al numero degli aderenti), si consuma biologico senza prosciugare il conto in banca, ci si riunisce, si discute, ci si aiuta. Come una volta, quando le comunità erano piccole e le distanze fra le persone più ridotte. I prodotti arrivano presso l'indirizzo degli aderenti che manifestano disponibilità a ospitare i pacchi di tutti, generalmente pochissimo imballati, per consentire un ulteriore risparmio al pianeta e al portafoglio. Poi ognuno va a prendersi la sua spesa, con la consapevolezza profonda che oggi non esistono prodotti ecologici, solo meno dannosi..

La storia dei G.A.S.(gruppi di acquisto solidale) è storia di grandi conquiste fatte con piccoli mezzi, un inno al "dio delle piccole cose": il primo Gas nasce nel 1994 a Fidenza (Parma), in seguito a un incontro all'Arena di Verona del 19 settembre 1993 dal titolo "Quando l'economia uccide". Alcune famiglie di Fidenza, presenti alla manifestazione, decidono di passare alle vie di fatto,partendo dalla loro esperienza personale, e privilegiando le categorie della solidarietà e dell'eticità nei consumi.

Il contagio avviene attraverso il passaparola e si estende a macchia d'olio: nel 2007 i Gas sono già 350 e oggi sono in continuo aumento in Italia, dal Nord al Sud, dove i gruppi che si organizzano trovano nei produttori che si oppongono alle regole dettate dalla mafia locale i principali interlocutori.

2,83 sono i pianeti che occorrerebbero per sostenere il nostro attuale stile di vita. È da questo dato che comincia la riflessione su un consumo più critico, che contenga i principi della sostenibilità, dell'etica, e della solidarietà. È un no secco a quel senso di inutilità e inadeguatezza che rischia di rendere vano qualsiasi tentativo di cambiamento: i Gas sono innanzitutto un'espressione di puro ottimismo. E i risultati, come sempre quando i tempi sono maturi, non si fanno attendere: riconosciuti dal Parlamento Italiano nella legge finanziaria 2008, i Gas diventano sempre più oggetto di studi e di tesi di laurea (www.retegas.org).

Solidarietà e semplicità sono qualità di bellezza, e la bellezza può davvero cambiare il mondo e il modo di viverlo. Solidarietà ai piccoli produttori, rispetto nei confronti della terra, dei suoi ritmi e tempi, rispetto nei confronti dell'uomo e dei modi di produzione, che devono essere tassativamente etici: questi i cardini del Gas-pensiero.

I nomi scelti sono divertenti, "Gasp", "Banda Gassotti" "Gassiamoci"..li contatta chi se li va a cercare in Internet, o chi li incrocia fortuitamente grazie alla "soffiata" di un amico o alla loro partecipazione a eventi eco ed etici, dove spesso presentano i loro banchetti.

Ora che esistono anche per legge, e che l'esigenza di organizzare una spesa diversa è sempre più avvertita con la crisi economica, sembra sia cominciata una nuova era. Un tavolo comune con Coop e Conad, per studiare iniziative che garantiscano lavoro e dignità alla Locride, è stato avviato al convegno dei Gas italiani riunito a Marina di Massa lo scorso anno. Per la prima volta si è delineata la possibilità di una collaborazione con il nemico storico,la grande distribuzione, in nome del bene comune del territorio. La soluzione non è delle più facili: i Gas da una parte sono fortemente solidali, ma sono altrettanto persuasi dell'assoluta negatività della grande rete di distribuzione. La discussione rimane aperta.

E se in Calabria si intravede la possibilità di cominciare a dialogare con la grande distribuzione organizzata, in Toscana si lavora addirittura a un progetto di moneta locale... La stretta economica li aiuta, e i Gas organizzano e promuovono iniziative intese a restituire il potere d'acquisto perduto, grazie a progetti che controllano tutto, dalla produzione alla distribuzione. E, viste le attuali bollette, sono in cantiere contatti con società operanti nel campo dell'elettricità disponibili ad accogliere richieste e suggerimenti:poter contare su forniture di energia esclusivamente verde e certificata e a basso costo è una delle priorità della rete. Iniziative e discussioni fervono un po' dappertutto...

da l'Unità.it

Pubblicato il: 08.03.08 Modificato il: 09.03.08 alle ore 17.03

                                                                                                                              


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