Fonte: Repubblica 05.03.09
Mangiar bene e spendere poco, meno sprechi e spesa
saggia
In tempi di crisi ci sono misure semplici per poter
risparmiare e continuare ad alimentarsi in modo sano e completo
Giovedì 5 marzo 2009
di Carlo Petrini
Mangiare bene non costa caro. Se l’unica alternativa in
tempi di crisi è andare al fast food o comprare i prodotti di bassissima
gamma nei discount, significa che forse abbiamo problemi più gravi e
radicati della crisi stessa. Cercare di rimediare alle difficoltà di
bilancio mettendo nel proprio piatto - e in quello dei propri familiari
- dei cibi non buoni, che alla lunga non fanno bene, e che sono parte
integrante di quel sistema consumistico che, a ben vedere, è la causa
principale dei nostri mali economici, non è la soluzione.
Anche perché altri modi di comportarsi ci sono, e a
scanso di equivoci sgombriamo subito il campo dai prodotti di alta
gamma, quelli che effettivamente sono un lusso. Pensiamo invece al cibo
quotidiano: a una buona carne, a un buon pesce, a buone verdure. Il cibo
di tutti i giorni, e pure il pasto occasionale fuori casa, può essere
consumato a prezzi anche molto bassi senza rinunciare alla qualità e
facendosi del bene, sia in termini di salute personale sia in termini di
salute pubblica. Bisogna però lasciarsi alle spalle il pregiudizio che
il cibo buono sia una cosa elitaria e soprattutto cercare di fare due
operazioni: ricercare la qualità fuori dal sistema consumistico e
riscoprire le buone pratiche domestiche e gastronomiche.
Per come si è strutturato, il sistema industriale
alimentare butta via una quantità di cibo paragonabile a quella che
produce. È il sistema dello spreco: in tutta la filiera non si fa altro
che perdere delle occasioni per risparmiare, e non si creda che chi ci
rimette sia poi l’industriale sprecone. Siamo noi ad accollarci tutti i
costi: i danni all’ambiente, i costi della sanità e delle medicine per
rimediare a diete sballate, a prodotti poco salutari, ricchi di sali,
conservanti, aromi di sintesi, grassi "cattivi" che il nostro corpo fa
fatica ad assimilare. Ci sono i costi di trasporti dissennati e
inquinanti, i costi dei sussidi a un’agricoltura industriale che
altrimenti sarebbe al collasso.
Paghiamo il fatto che vengano buttate via 4 mila
tonnellate al giorno di cibo commestibile nella sola Italia: perché
alimenti di più bassa qualità hanno una durata più breve, perché il
sistema di distribuzione da questo punto di vista non è efficiente.
Inoltre produciamo tonnellate di rifiuti con gli imballaggi: altri costi
per la società, per noi. Mangiando un hamburger di bassa qualità a un
euro crediamo di aver risparmiato, ma non è così. Il resto lo paghiamo
con le tasse, e se quella dieta ci fa male lo pagheremo anche in
medicine: il conto alla fine è salato, molto salato.
Uscire dal sistema significa cercare canali di
distribuzione alternativi, che non generino tutto questo spreco e questi
costi collettivi. È un vantaggio diretto anche sul prezzo: in ogni città
ci sono mercati in cui si può comprare direttamente dai contadini a
prezzi vantaggiosi, e con una qualità migliore. Sarebbe poi sufficiente
rispettare la stagionalità dei prodotti. In stagione frutta e verdura
costano meno. Sfido chiunque a dire che, per esempio, i cavoli sono
cari. In un mercato della mia città, dove ancora ci sono i contadini, li
ho trovati a 0,60 euro al chilo. Magari sono stato fortunato, ma chi
cerca trova. Sono freschi, sono nutrienti e soprattutto a saperli
cucinare c’è da sbizzarrirsi. Su un mio libro di cucine regionali ci
sono trenta ricette con i cavoli, e in molti casi calcolando il prezzo a
porzione si arriva a cifre irrisorie.
Per frutta e verdura, poi, si può anche evitare la
fatica di andare al mercato: ci sono i Gas, i gruppi di acquisto
solidale sempre più diffusi in tutta Italia, e anche cooperative di
produttori che consegnano la merce direttamente a casa. Per restare nel
mio Piemonte, la cooperativa "Agrifrutta da te" consegna ogni settimana
per 10 euro una cassetta tra 6 e 7 kg di frutta e verdura di stagione
coltivata localmente secondo i criteri dell’agricoltura integrata.
Consegna a domicilio anche a Torino, ed è stato calcolato che la stessa
identica spesa acquistata al mercatino rionale costa circa un euro in
più, e dal fruttivendolo anche 3 euro in più al chilo.
Ma non si tratta solo di saper fare la spesa: con le
buone pratiche domestiche e gastronomiche si potrebbe risparmiare. Ad
esempio non c’è educazione sui tagli animali. La perdita di
artigianalità nella macellazione, ormai ridotta a una catena di
smontaggio in grande scala a colpi di seghe e seghetti, fa sì che una
consistente parte della carne consumabile vada perduta. I tagli meno
nobili non sono più richiesti perché si è persa la capacità e la voglia
di cucinarli: il consumatore è malato di filetto. La Granda,
un’associazione cuneese che opera da anni nell’allevamento sostenibile
di bovini di razza piemontese, ha per esempio deciso di vendere tutto,
ma proprio tutto, dei loro animali: per far sì che gli allevatori
possano guadagnare il massimo, ma tutto ciò si traduce anche in un
risparmio per noi. Mi dicono che buttano via soltanto le corna e gli
zoccoli degli animali, impiegano anche il quarto anteriore (i muscoli
del collo, della pancia, della spalla, dello sterno e il costato) e il
cosiddetto "quinto quarto", ovvero testa, coda, organi interni
addominali e toracici, sangue e zampe. Ne sono nati dei prodotti come un
hamburger (1,15 euro l’uno), la galantina, un’anti-carne in scatola
(fatta con guancia, zampe lingua e coda), delle monoporzioni di brodo,
dei ragù e dei paté. Un quinto dei loro prodotti sono piatti pronti,
tutti senza conservanti e con una materia prima di qualità eccellente,
molto gustosa e, secondo una tesi di laurea in medicina dell’Università
di Torino, anche dai valori nutrizionali migliori di una normale carne
di bovino.
Se la carne migliore della Granda, un taglio pregiato di
bovino femmina, costa effettivamente - e giustamente per com’è allevata
- più di 20 euro al chilo, cioè di più della sua analoga prodotta con
metodi poco sostenibili, per un taglio di polpa di bovino maschio,
comprato direttamente dagli allevatori, macellato in modo che non si
sprechi nulla, avendo un prodotto di qualità decisamente superiore e che
si conserva più a lungo, si può arrivare intorno ai 10 euro. Sarà
sufficiente saperlo cucinare, magari in umido o con una cottura lenta,
per ovviare al fatto che la carne del maschio è meno tenera di quella
della femmina. Se assumiamo che una porzione normale di carne sia di
80-100 grammi (in Italia si consumano mediamente 5 chili di carne alla
settimana), il prezzo di quella porzione andrà dunque da uno a due euro
a seconda della qualità che scegliamo. E stiamo parlando di bovini
allevati con i guanti.
Lo stesso tipo di mancanza di educazione gastronomica si
sente per i pesci: pensiamo a quelle specie che sono pescate e ributtate
in mare perché non hanno mercato. Tutti vogliono l’orata e il branzino
perché non hanno idea di dove iniziare a cucinare le altre specie, per
esempio il pesce azzurro: buono, gustoso, salutare, ma leggermente più
difficile da preparare. E il pesce azzurro costa veramente poco.
Un’altra cosa di cui non siamo più capaci è la conservazione dei cibi:
ricordo che in estate dalle mie parti, nei cortili, era tutto un
ribollire di grandi pentoloni, in cui si preparavano le conserve. I
pomodori erano colti in stagione, al meglio della loro maturazione, e i
profumi che si sprigionavano, e che venivano chiusi nei barattoli per
poi essere consumati d’inverno erano strepitosi. Oggi d’inverno vogliamo
i pomodorini che arrivano da chissà dove, sono cari e poveri di gusto.
Costerà tanto di più un vasetto di passata fatto in casa?
Tutte queste buone pratiche, queste accortezze e questo
bagaglio di creatività popolare, sono state quasi abbandonate, ma si
potrebbero tradurre in risparmio, in soldi veri. Se non siamo più
disposti a cucinare, a cercare i prodotti buoni e vicini, coltivati
appena fuori città e di stagione, che ci possono realmente costare meno,
non possiamo poi lamentarci del fatto che il cibo è caro. E se proprio
vogliamo concederci un pasto fuori, anche qui la tradizione italiana è
molto generosa. Un panino con la milza a Palermo, un panino con il
lampredotto a Firenze, un cartoccio di pescetti fritti a Genova si
aggirano tutti sui due euro. Per poco di più si può mangiare una buona
pizza a Napoli o un buon piatto di pasta nelle tante trattorie low cost
che ci sono ancora nelle nostre città e nei nostri paesi.
Non è vero che mangiare bene costa caro: non sappiamo
più come si fa. In sprezzo a una tradizione gastronomica, quella
regionale italiana, che ha creato dei capolavori di ricette partendo dal
poco che si aveva a disposizione in casa, e cioè da un unico grande
assunto: la fame.
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La carne rossa fa
male alla terra
Nel mondo ci sono
1,3 miliardi di bovini: consumano cereali che
sfamerebbero centinaia di migliaia di persone. Meglio
gli spinaci della carne rossa. Troppe bistecche per gli
americani.
ROMA
- C'è chi ne fa una questione di principio: i
vegetariani, in crescita anche in Italia, rifiutano di
nutrirsi con la soppressione di animali. Ma anche chi
non ha optato per questa scelta radicale può ridurre o
annullare il consumo di carne rossa, almeno per una
settimana, ottenendo un beneficio ambientale. Il perché
lo spiega Jeremy Rifkin in Ecocidio: nel mondo ci sono
1,3 miliardi di bovini, un'immensa mandria che occupa,
direttamente o indirettamente, il 24 per cento della
superficie terrestre e consuma una quantità di cereali
sufficiente a sfamare centinaia di milioni di persone.
Il punto è che il consumo di carne - in particolare di
carne rossa - è un lusso in termini di risorse impiegate
per la nutrizione: un ettaro coltivato a cereali produce
cinque volte più proteine di un ettaro destinato alla
produzione di carne; un ettaro coltivato a spinaci 26
volte di più. Per questo molti ambientalisti chiedono di
modificare lo stile alimentare evitando gli eccessi
tipici, ad esempio, della dieta statunitense basata su
un consumo pro capite che nell'arco della vita equivale
a 7 manzi da 600 chili (gli europei sono più
morigerati).
L'esigenza di ridurre il consumo di carne rossa si
avverte con sempre crescente nettezza, visto l'andamento
dei prezzi dei cereali che ha trainato un'ondata di
aumenti di tutti i prodotti collegati a queste materie
prime, compresi latte e carne: in sette degli otto
ultimi anni il consumo mondiale di grano ha superato la
produzione e sono state intaccate le scorte.
Oltretutto, come è noto, tagliare gli eccessi nel
consumo di carne giova alla salute: la dieta
mediterranea, che continua a guadagnare punti nella
considerazione internazionale, è basata proprio sull'uso
morigerato della carne che viene utilizzata come
ingrediente all'interno di un menu in cui la verdura e
la frutta giocano un ruolo centrale.
ANTONIO CIANCIULLO
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Fonte:
La Repubblica 06.02.08
I
rifiuti che abitano nel nostro frigorifero
Aprite
il nostro frigorifero e guardate cosa c’e dentro. Quanta
carta, cartone, pellicola e plastiche per alimenti? Quanti
cibi scaduti o prossimi alla condanna della pattumiera? Ci
sono moncherini di salumi stantii o proliferazione
incontrollata di muffe tra i pezzetti di formaggi che non
pensavate più di avere in casa? Dove giacciono gli avanzi
inutilizzabili, che non avete mangiato perché non consumate
un pasto in casa da giorni? Chissà che cosa contiene, nei
suoi strati più profondi, il ronzante ed enorme congelatore
che alberga in cantina: carni e verdure incastonate nel
ghiaccio manco fossero specie preistoriche giunte fino a noi
dall’era glaciale. Quasi vengono le vertigini se si riflette
bene a quanta spazzatura pro-capite produciamo per mangiare:
la gran parte dei 538 chilogrammi annuali che ci assegnano le
statistiche europee.
Un
tempo l’arte di conservare il cibo in casa era una questione
vitale: oggi la nostra opulenza e l’aver delegato questo
compito alla pur evoluta tecnologia ci hanno trasformato in
sfrenati produttori di rifiuti. La vecchia saggia scuola
dell’economia domestica è diventata un optional nel momento
in cui ci siamo trasformati in homo usa-e-getta. Non è un
caso che l’economia domestica non si insegni più nelle
scuole femminili, è sembrato più semplice eliminarla
piuttosto che insegnarla anche ai maschi.
Non
bisogna andare tanto in là con la memoria per ricordarsi del
periodo in cui la nostra società, presa da un vortice di
benessere e di accelerazione vertiginosa delle proprie
dinamiche ha eretto il prodotto usa e getta a proprio simbolo.
In
futuro una più matura – anche se ancora carente –
coscienza ecologica e le immagini ormai semestrali delle
montagne di rifiuti ammassate agli angoli di quella terra
meravigliosa che è la Campania, forse renderanno un po’ più
cauti i pubblicitari nel magnificare sfavillanti confezioni
sempre più complesse e inutili, ma per ora i dati ci
raccontano sempre la stessa realtà: il 40% dei rifiuti è
composto da imballaggi – vetro, plastica, carta e cartone
– e il 10% da altri prodotti usa e getta. In termini di
volume questi occupano dal 60 al 70% dello spazio nei
cassonetti e il resto è composto quasi esclusivamente da
materiale organico, come gli avanzi di cucina, di frigorifero
o di ronzante congelatore da cantina.
Giudo
Viale, che certo non si offenderà se lo indico come uno dei
massimi esperti italiani di spazzatura, già nel 1994, nel suo
libro fondamentale, “Un mondo usa e getta”, citava una
delle “città invisibili” di Italo Calvino per figurare la
deriva da discarica della nostra modernità: “La città di
Leonia rifà se stessa tutti i giorni […] Sui marciapiedi,
avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia
d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio […]
L’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno
vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si
chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono
di godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto
l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una
ricorrente impurità”. Leonia sarà sommersa da una valanga
dei propri scarti che “cancellerà ogni traccia della
metropoli sempre vestita a nuovo”. Possiamo fare molto per
creare meno rifiuti, addirittura già a monte del processo
produttivo: da un lato come dicevamo servirebbe un ritorno
della sana economia domestica e dall’altro la collaborazione
tra produttori, distributori e consumatori (non
necessariamente in quest’ordine).
La
società usa e getta dovrebbe diventare definitivamente un
brutto ricordo: la stessa frenesia di Leonia è quella che ci
ha portato a dimenticare la saggezza popolare che non solo ci
insegna a produrre meglio, a immettere meno anidride carbonica
nell’atmosfera, a rispettare la biodiversità , ma anche a
non sprecare. Come quando era da pazzi non fare le conserve
visto che c’è abbondanza di prodotti freschi in stagione:
ora spesso e volentieri quei prodotti li buttiamo. Magari non
noi direttamente: non oso immaginare cos’è il retro di un
supermercato che deve vendere il fresco tutti i giorni e ha i
suoi scaffali sempre pieni. Noi però, senza puntare il dito,
impariamo da parte nostra a fare la spesa, a non comprare più
del necessario e non a piegarci alla logica delle porzioni dei
prodotti pre-confezionati. Sono cose che facevano parte
dell’economia domestica, come il saper conservare in maniera
corretta i cibi: pare che il nostro frigorifero sia il luogo
più a rischio per beccarsi intossicazioni alimentari di caria
entità.
Non
invoco il passato tout court, invoco il buon senso chelo
animava. Non finirò mai di plaudire quelle scuole materne in
alcune regioni italiane che giorni fa hanno fatto notizia
perché servono ai propri scolari l’acqua del rubinetto
invece che quella imbottigliata. Lo fanno soprattutto per
risparmiare, ma pensate alle follia di massa che ci accomuna:
ci spacchiamo la schiena per portarci in casa quintali di
acqua in bottiglie di plastica, che sarebbe interessante
calcolare quante probabilità hanno di essere poi realmente
riciclate, quando nella maggioranza delle città italiane esce
dai nostri rubinetti domestici acqua non soltanto potabile, ma
ottima da bere. I nostri bisnonni, che attingevano con
relativa scomodità acqua dal pozzo o da qualche fonte, ci
riderebbero dietro, insieme ai popoli del Sud del mondo.
Quanta carta o plastica potremmo lasciare direttamente al
supermercato appena superate le casse, senza pregiudicare i
prodotti che contengono: il polistirolo e la pellicola che
accolgono troppe mele per un single e troppe poche per una
famiglia; tutto il cartoncino e i vasetti di plastica per lo
yogurt. Soprattutto all’estero, molto catene di supermercati
hanno cominciato a vendere prodotti sfusi: i contenitori li
portano da casa i clienti. Si tratta di comportamenti virtuosi
che infine indurrebbero anche i produttori a ragionare in
termini più eco-compatibili sui loro inutili packaging. Io
credo che tutto ciò genererebbe grandi risparmi da parte di
tutti, e non soltanto una minore produzione di rifiuti.
Le
cuoche italiane, esperte di economia domestica che dovevano
nutrire la famiglia con poche risorse, hanno creato molti dei
nostri gioielli gastronomici tradizionali a partire dagli
avanzi che avevano in cucina. Non si buttava via niente, come
del resto la saggezza popolare ci insegna in tema di suini.
Gli avanzi rientravano in un modo di concepire l’esistente
in cui il vecchio era un saggio e non un problema da
nascondere in case di riposo, le cose usurate mantenevano in sé
la memoria del proprio utilizzo in famiglia ed era sempre
quasi doloroso separarsene, se ne rimandava il più possibile
la sostituzione; uno spreco qualsiasi era un delitto. Oggi se
parliamo di una cosa avanzata ci viene istintivo pensare si
tratti dell’ultimo ritrovato della tecnica, di una cosa
“avanti”. Gli avanzi non si trasformano più in
squisitezze nelle mani di donne esperte di economia domestica:
si buttano, si nascondono ogni giorno come a Leonia.
(Carlo
Petrini)
Alimentarsi nella societa dell'informazione.
Riflessioni e strategie cognitive per una alimentazione cosciente.
di Paolo Manzelli LRE@blu.chim1.unifi.it ; http://www.chim1.unifi.it/group/education
Dice un vecchio saggio cinese : "Mangia poco Vivrai molto".
Certamente tale detto pur avendo una intrinseca validita e un messaggio incoerente nei
riguardi dell epoca del consumismo contemporaneo proprio in quanto sarebbe difficile
sostenere e rispettare una antica regola, che e in aperta contraddizione con il fatto che,
essa appartiene ad un epoca in cui normalmente si moriva alcuni decenni prima della eta in
cui ancora oggi si vive.
E necessario ricordare che ogni sistema alimentare dipende dalla cultura e dalle
esigenze di una epoca e non si puo pensare che ci siano solo regolette semplici da
rispettare valide per ogni tempo e luogo.
Per l uomo infatti il cibarsi corrisponde non solo ad una necessita biologica, ma anche
ad una adattamento evolutivo all ambiente naturale e storico sociale. Oggigiorno quindi le
scelte alimentari ottimali vengono a dipendere dalla crescita culturale e scientifica e
dalla sua diffusione nella societa della informazione.
Oggi non mancano le informazioni che riguardano cibi e bevande, ricette culinarie e
consigli per le diete, ma putroppo spesso esse sono contradditorie tra loro e generano piu
confusione di quanto riescano ad eliminarne al fine di mangiare bene e vivere sano. (1)
La principale contraddizione consiste nel fatto che normalmente ogni riferimento
scientifico sull alimentazione considera il corpo umano a guisa di una macchina carente di
combustibile.
Tale riduzionismo e la causa cognitiva principale degli errori per cui spesso le diete
consigliate, a volte fanno persino fanno male all organismo. (2),(3)
La parola "dieta" deriva dal greco "daita" e significa "regime
di vita". Gia da tale radice etimologica si comprende che la alimentazione non puo
essere intesa in senso restrittivo ed atemporale comunemente attribuitole, tramite la
semplicistica equivalenza tra cibo e calore ( quest ultimo oggi espresso per convenzione
non piu in calorie ma in joule); in fin dei conti , infatti, si sottovaluta la relazione
che sussiste tra alimento e crescita delle cognizioni piu adeguate per promuovere un
salutare mertabolismo fisiologico dell uomo nelle condizioni effettive dellambiente di
esistenza nel quale esso vive.
Pertanto il cibo puo essere considerato solo come una una fonte di energia, in quanto
il nostro organismo non pu essere paragonato ad una macchina.La vita dell uomo non e la
esplicazione di funzioni meccaniche,che hanno bisogno di un bilancio tra entrate ed uscite
di energia, quest ultime sostanzialmente spese dal movimento corporeo, ma in via ben piu
complessa, ha necessita di stimolare uno sviluppo intellettuale creativo. Il cervello
infatti si sostenta principalmente di saccarosio, ma la sua funzioe e quella di effettuare
neuro-trasmissioni anche per generare sensazioni di benessere e forme intelligenti di
pensiero.
Alcune diete si rifanno a culture alimentati diverse da quelle piu proprie della
cultura occidentale
Ad es. la dieta macrobiotica stata importata dal Giappone da alcuni decenni La
macrobiotica si basa sull'assunzione filosofica che tutto ci che esiste risulta formato da
due forze ; lo Yin e lo Yang. I cibi Yin tendono a gonfiare (acqua, ecc.) mentre quelli
Yang tendono ad asciugare (sale, ecc.). Essi sono perci classificati in modo che la loro
scelta produca un effetto equilibratore sull'organismo. Ma anche in questo caso ci che in
origine era una antica filosofia di vita in pratica stata ridotta ad una serie di
regolette alimentari ed allintroduzione di alcuni alimenti, ben poco utilizzati in
precedenza, come salsa di soia fermentata, il sale al sesamo, le alghe, il ginseng
ecc
sostanze che spesso non si combinano con le nuove esigenze nutrizioniste
dellepoca moderna. (4

Abbiamo quindi bisogno di riflettere sulla esigenza contemporanea per stabilire nuove
relazioni tra nutrizione e benessere, acquisendo un piu complesso apporto vitale per
merito di fattori alimentari selezionati, in modo tale da regolare appropriatamente il
corretto funzionamento metabolico in relazione alla completezza delle funzionalit
evolutive del corpo e della mente proprie del nostro organismo biologico nellambito delle
relazioni ambientali e sociali contemporanee. Infatti le sostanze contenute negli alimenti
proteine, lipidi, carboidrati, vitamine, sali minerali
.)contengono principi
nutritivi , che non si trasformano solo in aumento o diminuzione del peso di una persona,
ma hanno delle funzioni evolutive che permangono del tutto sconosciute da chi vede la vita
come una esistenza in se limitata alla sopravvivenza a misura di un bilancio energetico
personalizzato. (5)
Una nuova e pi adeguata concezione nutrizionale va oggi associata ad uno stile di vita
e di pensiero che privilegi il rispetto per l'uomo e per l'ambiente secondo una visione
olistica e globale del mondo. E oggigiorno sempre pi necessario infatti acquisire un
insieme di cognizioni e di atteggiamenti di vita, che conduca ad definire ed apprezzare le
esigenze alimentari dell'uomo contemporaneo, affinch il cibo possa essere interpretato
come cura vitale dell organismo mentale e fisico delluomo. (6)
Il cibo riveste un ruolo importante per la qualit della vita ed molto pi che
un'esigenza fisica; odori, aromi e fragranze, sensazioni del gusto e dei colori della
tavola, sono oggi ricercati per reinterpretare e rivisitare con originalit le tradizioni
enogastronomiche regionali dando luogo a nuove forme di turismo associabili ad una antica
cultura dello stare a tavola, che sono indubbiamente folcloristiche, ma che troppo spesso
degenerano in abbuffate occasionali dissociate da un sistema regolare di vita e di
alimentazione quotidiana.
Modelli alternativi di alimentazione sono ancora ben lontani da essere percepiti e
proposti come formazione e come cultura alimentare in modo da correlare il cibo ed i suoi
significati , sia alla soddisfazione del desiderio e del piacere che ad un corretto
sistema di alimentazione appropriato al vivere in modo sano e salutare nellepoca
contemporanea.
Un altro saggio latino dice: "Mens Sana in Corpore Sano "
Anche in questo antico detto permane un valore intrinseco ancora apprezzabile, proprio
in quanto il nutrimento da sempre agisce sul esperienza sensoriale e mentale agendo sulle
propriet della memoria che facilitano il trattamento dellinterrelazioni affettive e di
comunicazione umana.
Oggigiorno una alimentazione cosciente si deve porre ben pi complessi interrogativi su
cosa e come mangiare e pertanto le frasi di ampia validit in tutti i tempi, non possono
prescindere da una nuova razionalit e conoscenze scientifiche avanzate, che nel loro
insieme possano fornire una guida alle reali problematiche della salute psico-fisica
suscitate dallepoca contemporanea.
Bisogna infatti considerare che oggi la produzione degli alimenti si discosta sempre pi
dalle possibilit di riconoscimento del cibo che l'organismo umano ha appreso a distinguere
biologicamente , nel corso di milioni di anni di evoluzione della specie; la chimica
riuscita ingannare i sensi riproducendo artificialmente ogni sapore ed odore ed a
confondere ulteriormente le idee sulla pochezza dellapparato sensoriale per decidere sulla
bont dei cibi, la scienza ha sostenuto limportanza di assumere a riguardo un atteggiamento
quantitativo per mezzo del quale si considera alimento una qualunque sostanza che
lorganismo utilizza per produrre energia e regolare attivit metaboliche, paragonando anche
queste ultime alla azione di una macchina termodinamica.
Dobbiamo considerare che tali concezioni scientifiche hanno improntato la produzione
agro-industriale, la quale pur aumentando la quantit degli alimenti necessaria a risolvere
almeno in parte il problema della fame nel mondo, ha apportato profondi cambiamenti alle
qualit del cibo nel trattamento industriale, che ha cambiato ogni precedente equilibrio e
complementarit tra principi attivi della nutrizione necessari alla nostra specie per
regolare e reintegrare le funzioni biologiche sia del corpo che della mente, alterando
ogni tipo di alimento con sostanze chimiche estranee alla loro pi naturale crescita e
contraffacendo le specifiche propriet nutritive per eseguire la lavorazione industriale e
la successiva conservazione dei cibi.
La natura non costruisce cibi specifici gi predisposti per le varie specie viventi ad
eccezione della frutta e di altri poche sostanze, pertanto il trattamento del cibo e
necessario, ma lindustria agro-alimentare ha troppo spesso prodotto alterazioni delle
composizioni nutrizionali che hanno condotto ad aumentare le intolleranze alimentari.

Sappiamo che ogni organismo vivente decodifica e ri-codifica sotto un controllo
genetico, ogni tipo di cibo ingerito nellalimentazione e che perci gli organismi viventi
posseggono straordinarie capacita biosintetiche, che li rendono strutture estremamente
flessibili. In particolare lorganismo umano ha notevoli capacita adattative e di
compensazione necessarie per realizzare un rapporto ottimale dei principi nutritivi
essenziali; ci significa che i principi nutrizionali essenziali, cio non
bio-sintetizzabili, contenuti nelle diverse classi di alimenti di cui si ciba luomo,
(glucidi, protidi, lipidi, vitamine , sali ed acqua) , non sono molti e a volte risulta
essenziale la loro presenza anche in tracce minime. Cosi ad esempio e dimostrato che tra i
21 amminoacidi costituenti le proteine solo 8 di essi sono essenziali, cosi come sono
essenziali le vitamine e anche piccole tracce di elementi minerali che risultano comunque
indispensabili al buon funzionamento della complessa attivit fisiologica e mentale
delluomo. Pur conoscendo la grande flessibilit e grado di sicurezza del sistema biologico
dei organismi pi evoluti, essi , come tutti i sistemi complessi, hanno precise limitazioni
al di la delle quali il sistema organico decade inesorabilmente.
Per evitare di superare i limiti di azione biologica dellorganismo umano larte
culinaria ha sviluppato e tramandato metodi adeguati per rendere pi appetibili, digeribili
e pi gustosi i cibi, mediante la cottura ed i condimenti. Purtroppo oggigiorno il sistema
di reclamizzazione del cibo e delle bevande ha ridotto labitudine al gusto per proporre
cibi imposti come mode improvvisate dai mass media per tramite di una informazione
ripetitiva e ridondante.
La "mens sana " quindi stata fortemente inibita da il martellare
reclamistico.
Infine necessario sottolineare che non corretto leggere "Mens Sana in Corpore
Sano" soltanto in correlazione con le attivit sportive, in quanto con esse si viene a
prediligere la versione che in un corpo sano possa agire sulla sanit mentale; di fatto pi
vero che una mente sana possa determinare la salute fisica.
Purtroppo anche in relazione allo sport, viene prediletto il corpo nei confronti della
mente in quanto si ripropone ripropone lidea dominante, tesa a considerarne prevalente
laspetto materiale del cibo e quindi del corpo, come si conviene alla pi generale
interpretazione meccanicista della scienza, che tende a sottovalutare nelluomo le necessit
mentali ed affettive correlate alla assunzione del cibo magari per sostituirle con la
intelligenza artificiale pi facilmente commerciabile e controllabile.
La vita mentale ottimale delluomo prevalentemente dedita a rappresentazioni cognitive
che quindi vengono sistematicamente alterate, sia dal sistema di reclamizzazione dei
prodotti alimentari, ma anche dallatteggiamento scientifico di indole meccanica. Nutrirsi
per luomo non significa semplicemente mangiare. Questa connessione ben messa in evidenza
dalla religione cristiana, fa si che nella mente umana, fame, sete, saziet, gusto e
piacere del cibo, abbiano un valore psicologico e sociale, che genera un rapporto
interiore di fiducia che lega il cibo alla vita familiare ed alla cultura di appartenenza.
Pertanto molti disturbi alimentari non sono causati solo dalle alterazioni nutrizionali
degli alimenti, ma da uno stato psichico di rottura della fiducia nelle rappresentazioni
mentali associate allatto del mangiare e cio delle connessioni nei confronti delle
relazioni familiari e del gruppo culturale, rottura che genera insoddisfazioni e di
conseguenza stati di ansia e di stress.
Le regole del mangiar sano non possono prescindere dalla mente e con essa da una sua
concezione piacevole della vita adeguata ai tempi . Infatti vari disturbi alimentari di
indole psichica, non sono altro che l'atto di rottura di questa intima fiducia tra cibo ed
ambiente affettivo e relazionale per cui si assiste sempre pi spesso allaumento di
distonie neuro-vegetative connesse a disturbi fobici nei riguardi della alimentazione
quali nei casi estremi generano le sindromi della anoressia e della bulimia. (7)
"Sono ci che mangio" unaltra efficace antica sentenza risalente ad
Epicuro di cui e importante una rilettura contemporanea del fatto che il cibo non e solo
un bisogno, ma anche un piacere, per cui siamo realizzati da ci che mangiamo.
A questo proposito la situazione nutrizionale odierna tende a divenire particolarmente
a rischio.
Come abbiamo visto, fino ad oggi, lo sviluppo agro-industriale e della informazione
imposta sotto forma di rclame, ha alterato fortemente l alimentazione umana, spesso
aumentandone la quantit a discapito della qualit dei prodotti, agendo sia sul piano
oggettivo della produzione e vendita degli alimenti, sia nel profilo mentale del
significati culturali e scientifici della alimentazione. Pertanto attualmente la
produzione alimentare per molti aspetti pone al limite della rottura la flessibilit e la
adattabilit dellorganismo umano nellambiente in cui viviamo; ci ha determinato inevitabili
danni per la salute : sul piano fisico, quelli dovuti allaumento delle allergie e del
diabete, fino ai casi pi gravi quali la corresponsabilit nella crescita esponenziale di
malattie mortali quali i tumori ed il cancro; ed inoltre, in relazione alla psiche, un
inadeguato sistema alimentare contribuisce a provocare stati di ansia e di dissociazione
della regolazione mente/corpo quali le sindromi che determinano la perdita di controllo
della fame e della saziet e di altri messaggi ormonali che invadono la sfera sessuale e
che sono anchessi in relazione al rapporto vitale con il cibo.
In futuro si pu prevedere, gi da quanto accade attualmente, che i rischi che gravano
sulla situazione nutrizionale, tenderanno ad aumentare pertanto al principio di
precauzione utilizzato fino ad oggi dai regolamenti e leggi sulla produzione industriale,
dobbiamo sostituire il principio di co-responsabilit civile e sociale, che corrisponde
principalmente a dotare di conoscenze aggiornate il sistema educativo, nel quadro della
educazione permanente in rete telematica interattiva, sulle tematiche che riguardano la
alimentazione contemporanea.
Luomo da sempre ha violato la natura propria e dellambiente per i suoi fini economici e
di sviluppo i cui limiti oggi divengono sempre pi evidenti, solo se poniamo riflessione
sulle situazioni veramente allarmanti quali il recente problema di alimentazione a rischio
detto della "Mucca Pazza" (8). Tali "campanelli di allarme" del
raggiungimento dei limiti in cui i tempi biologici di adattamento non si correlano pi alla
velocit del cambiamento provocato dall uomo, sono evidenti proprio in quanto si generano
"mutazioni", ancora inspiegabili nel quadro conoscenze scientifiche acquisite.
La situazione e quindi al limite di rottura; e necessario pertanto capire bene quanto
stiamo giocando d azzardo con la natura che e anche in noi stessi. In primo luogo risulta
evidente che importante porre un freno alle conseguenze negative improntate dalla
accelerazione dello sviluppo economico, che purtroppo sono preordinate sulla prevalente
base del profitto, proprio in quanto le alterazioni alimentari stanno oggi acquisendo un
carattere di elevata pericolosit, che tende a determinare una risposta incontrollabile e
mutante, di quei principi di graduale selezione evolutiva, che la natura mette in atto,
per attuare ladattamento delle specie allambiente modificato.
Sotto questo profilo delle necessita di attuare strategie di cambiamento che siano
impostate sul controllo cognitivo, consapevole del rischio, di recente si e aperto un
nuovo capitolo di grande responsabilit.
Esso riguarda le strategie della industria bio-chimica, che adopera le ricerche della
ingegneria genetica molecolare, finalizzandola per la produzione di Organismi
Geneticamente Modificati (OGM); le attivit di alterazione generica sono infatti mancanti
di profonde e diffuse conoscenze, pertanto trasmettono un'idea di una natura violata molto
pi inquietante dei mille veleni che ordinariamente entrano nei nostri piatti e nei nostri
bicchieri con gli additivi i pesticidi e le manipolazioni chimiche per la conservazione
dei cibi.
Le conoscenze acquisite nel campo della genetica molecolare, hanno recentemente
permesso di approntare numerosi sistemi di manipolazione dellinformazione genetica, sia di
piante, che di animali, trasferendo geni da una specie ad un altra , creando in tal modo
incroci transgenici tra piante e animali, proprio per rendere le piante resistenti agli
attacchi dei parassiti (9) Le finalit sono molteplici: i geni estranei possono servire a
rendere le piante trattate, resistenti a erbicidi (che invece agiranno solo sulle erbe
infestanti), possono produrre veleni specifici per insetti, virus e funghi per debellarli,
ovvero divenire resistenti ai parassiti o alle muffe, possono inoltre migliorare alcune
caratteristiche nutrizionali delle piante o degli animali o addirittura trasformare in
antibiotici e vaccini contro determinate malattie i prodotti alimentari.
L'attrezzatura necessaria per provare a produrre nuovi OGM e alquanto semplice e poco
costosa , pertanto tale attivit, nella speranza di formulare possibili ed elevati
profitti, si espande in tutto il mondo e non basteranno difficili accordi internazionali
sui brevetti e sui regolamenti di mercato per regolarne la diffusione.

Lunico modo di procedere e quello di dare ampia comunicazione e di una cultura
innovativa capace di utilizzare le reti telematiche interattive per fornire una educazione
adeguata ai tempi, essenziale per attuare una collaborazione internazionale per il
rispetto dei principi legali e degli gli ordinamenti e normative internazionali tese alla
precauzione del rischio alimentare, mediante un sistema di co-responsabilit sociale e
culturale. Tale soluzione sar indispensabile per rendere operativo un controllo cognitivo
e cosciente della nuova situazione di rischio in modo tale che il sistema educativo
diffuso in rete a livello internazionale, renda sostenibile il progresso scientifico e la
cultura ambientale nel quadro di una logica evoluzionistica e creativa.
Attualmente alcune piante geneticamente modificate che producono sementi di largo
consumo tra cui il mais , il grano, il riso, la soia, e la colza il cotone il tabacco, ed
alcune specie di frutta senza semi e pi resistenti alla maturazione, sono gi state immesse
sul mercato, anche per il diretto consumo alimentare. Nonostante le migliorate
caratteristiche di alcuni alimenti derivanti da protocolli di selezione OGM, la
preoccupazione maggiore suscitata dai cibi transgenici riguarda la loro sicurezza a
riguardo delle modifiche ambientali e di quelle biologiche che possono essere indotte nell
sistema metabolico umano. Questa preoccupazione nasce dal fatto che e giusto ritenere
troppo breve la fase di sperimentazione realizzata per accelerare i ricavi di profitto di
impresa, proprio perch la dispersione nellambiente e nellhumus del polline e dei semi
transgenici, pu provocare contaminazione causata da incroci indesiderati difficili da
estirpare, specie se andranno ad esprimere la loro azione di inquinamento biologico su
microrganismi terrestri od acquatici che hanno una minore protezione genetica e grande
diffusione conducendo a modifiche sostanziali degli ecosistemi.
Pertanto, pur apprezzando le finalit di ricerca sulle alterazioni delle attivit
genetiche degli OGM certamente razionale ragionare nellambito della logica del fare
qualche passo allindietro, prima di spiccare il salto nel buio; ci significa che nelle
condizioni di conoscenza e sperimentazione attuali della ricerca sugli OGM , e
indubbiamente utile limitare la immissione nel mercato dei prodotti OGM e viceversa e
estremamente utile promuovere il consumo di prodotti sicuri e di qualit, legati al
territorio, alle culture e alle tradizioni locali, ed informare i consumatori sulle
tecniche produttive e le pratiche agronomiche eco-compatibili garanti della bio-diversit.
Vi infatti sono vari segnali di allarme che pongono alcuni seri dubbi sullutilizzazione
degli OGM, che gi vengono espressi in termini di "inquinamento genetico" visto
in relazione alle alterazioni della bio-diversita (10) ; cosi ad es. i bruchi delle
farfalle "monarca" vengono uccisi dalla proteina specifica prodotta
appositamente dalla modificazione genetica del grano, attuata con il proposito di
proteggere le foglie del grano di cui si cibano; in Usa dove ormai il 25% delle
piantagioni di grano sono seminate con grani OGM, oltre il 40% delle farfalle e stato
eliminato, cosi che in breve tempo si procede verso la completa eliminazione di quella
specie. Certamente il sistema mirato di alcune tecniche OGM, previene lutilizzazione dei
pesticidi, che combattono i parassiti, ma la certezza di agire verso una eliminazione
controllata delle specie dannose, capace di mantenere in modo controllato la bio-diversita
e certamente impossibile nello stato attuale delle conoscenze. Inoltre seri pericoli ci
riguardano direttamente proprio in quanto il nostro sistema immunitario, quello che nel
nostro organismo sano serve a combattere virus batteri e comunque elementi estranei al
nostri sistema fisiologico, non e esercitato a distinguere nuovi elementi, anche se essi
non fossero venefici o pericolosi per la nostra salute e quindi potrebbe reagire in modo
imprevedibile, creando rischi di alterazione delle nostre funzioni biologiche anche di
fronte a sostanze, di per se innocue, ma sconosciute al nostro sistema di difesa
immunologico.
Come si comprende, gli eventuali benefici degli OGM, che si pensa, potranno permettere
un ulteriore crescita della produttivit e rispondere ai crescenti bisogni alimentari ed
anche ad un miglioramento nutrizionale degli alimenti e agire per la prevenzione e cura
della salute delluomo , possono divenire false promesse di fronte a disastri di
inquinamento genetico che possono assumere una diffusione incontrollabile ed esplosiva
Lagire nella societ dellinformazione interattiva per lo sviluppo di una conoscenza
condivisa ed una democrazia culturale e scientifica che permetta di analizzare
coscientemente levoluzione del sistema alimentare decisivo per far s che luomo sia ci che
mangia, senza pero incorrere nel rischio di creare problemi irreversibili ed irresolubili
a se stesso ed allambiente in cui vive. E quindi importante capire che procedendo lo
sviluppo solo in funzione dellunico parametro del profitto, parafrasando il detto
Epicureo, potremo dire : non sapendo pi cosa mangiamo e di conseguenza non sapremo neppure
chi saremo.
In conclusione oltre alle normative in merito gi attuate della Comunit Europea, a
riguardo di ragionevoli limitazioni sulla emissione deliberata ed incontrollata
nellambiente e nel mercato di alimenti transgenici (11), soprattutto importante che la
scuola attui programmi e progettazioni sulla alimentazione cosciente di livello
internazionale sul modello gi attuato in NET-Days da EGO-CreaNET/ Campania (12) .
E quindi importantissimo realizzare programmi di collaborazione tra scuola universit ed
impresa proprio al fine di non condurre i giovani entro una arretratezza nozionistica
disciplinare e libresca, incapace di far luce su questa frontiera innovativa delle
conoscenze . Una progettazione culturale e scientifica su tema della "
Alimentarsi nella societa della informazione. " costituisce quindi la
proposta iniziale del LRE/EGO-CreaNET,in collaborazione con del Laboratorio Virtuale della
Universit di Napoli, a cui vorremo aderissero varie scuole, al fine di attuare un sistema
di apprendimento e di auto-controllo cognitivo, e diffonderlo in rete, in un ambiente di
collaborazione internazionale, capace di limitare errori e rischi irreparabili nel settore
delle problematiche contemporanee della alimentazione, senza per altro impedire le
auspicabili possibilit di attuazione di miglioramenti della produzione alimentare , della
nutrizione e della salute offerte dalle moderne tecnologie genetiche.
Biblionline
Alimentarsi : http://www.alimentarsi.com/sanaalimentazione.htm#princi
Dieta : http://www.adieta.it/piramide.html
Dieta vegeratiana : http://www.scienzavegetariana.it/
Dieta macrobiotica : http://digilander.iol.it/macrobiotica/
Alimentazione principi: http://www.sportraining.net/alimentazioneprincipi.htm
Studio dei processi metabolici della
alimentazione: http://www.edscuola.com/archivio/lre/metabol.html
Disturbi fobici nella Alimentazione: http://www.lidap.org/Aliment.html
Alimentazione a Rischio: http://www.edscuola.com/archivio/lre/mad-cow.html
Biotecnologie News http://www.comune.modena.it/cittadini/biotec00/index.htm
Inquinamento genetico : http://members.xoom.it/DOCG/Cibiad.htm
Direttive Comunitarie su OGM : http://www.greensite.it/ogm/direttivacee_1.htm
vedi : http://www.egocreanet-campania.org/ - http://www.eat-online.net/
Il ministero delle Attività produttive consente l'uso di immagini
e diciture che alludono alla frutta anche se in realtà non c'è
Bevande 'al gusto di frutta'. Ma le arance, solo in foto!
I consumatori: "Così si legittima la pubblicità ingannevole"
Gli agricoltori: "Attacco gravissimo all'economia"
di ALESSANDRA RETICO da Repubblica.it
ROMA - La frutta ci sarà. Ma solo in fotografia. Eppure sembrerebbe inequivocabile anche
il messaggio sulla confezione del succo che acquisteremo al supermercato: "Bevanda al
gusto (o al sapore) di... limone, arancia, pesca e frutta varia". In realtà, grazie
a una circolare del ministero delle Attività produttive (n. 168/2003), dentro a quel
liquido zuccheroso e colorato le aziende saranno autorizzate a mettere ben poca frutta,
persino niente: al suo posto, aromatizzanti, coloranti, acqua e zucchero.
"Un modo per legalizzare la pubblicità ingannevole". Non ha dubbi il presidente
di Altroconsumo Paolo Martinello che spiega come "non sia certo la prima volta che ci
appelliamo all'Antitrust per denunciare iniziative di pubblicità ingannevole come
sembrerebbe essere anche in questo caso". L'ultima? "Un prodotto di pesce fresco
che si reclamizzava 'trancio' e invece era semplice polpa di granchio". Per
Martinello contro la circolare del ministero il primo passo potrebbe essere ricorrere al
Tar. "Anche se le circolari non sono altro che un modo di interpretare la legge da
parte del governo, tuttavia possono indurre gli ispettori sanitari ad applicarle. Ciò non
significa tuttavia che siano legali". Ma in ogni caso, conclude Martinello, "dal
punto di vista del consumatore è inaccettabile una legittimazione dell'inganno".
E che la circolare di Marzano induca alla confusione, oltre che provocare un danno
all'agricoltura italiana, si dice convinta la Coldiretti: "E' anche permesso
riportare sulle confezioni figure o indicazioni che fanno riferimento a frutta non
presente, ma di cui la bibita ha il sapore grazie solo all'impiego di specifici
aromi", denuncia l'associazione degli agricoltori.
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Secondo la circolare ministeriale, continua la Coldiretti, "non è più in vigore
l'articolo 29 del D.P.R. n.719/1958, che giustamente, in quanto ingannevoli nei confronti
dei consumatori, vieta per le bevande analcoliche con denominazioni di fantasia,
l'utilizzo di immagini richiamanti frutta non presente o presente in percentuali
insignificanti". Insomma, il via libera alle bevande "al gusto" o "al
sapore" di arancia senza arance calpesta quello che secondo la Coldiretti è "il
sacrosanto diritto dei consumatori a un'informazione corretta e trasparente sugli alimenti
acquistati, permette l'utilizzo di figure e fotografie come 'specchietto per le allodole'
ingannevole sui contenuti del prodotto e spinge verso un'ulteriore preoccupante riduzione
del consumo nazionale di frutta".
E infatti, soprattutto dalla terra degli agrumi, la Sicilia,
si alza il grido d'accusa più forte: "Sostituire gli agrumi con aromi e fotografie
ingannevoli nelle bevande rappresenta un attacco gravissimo all'economia agricola
siciliana e penalizza gli imprenditori che sul comparto e in generale sulla frutticoltura
investono ingenti risorse per garantire la qualità". Giuseppe Guastella, presidente
della Coldiretti siciliana, invita a intervenire subito perché "per evitare che gli
sforzi compiuti questi anni vengano vanificati per legge".
Senza contare che con il via libera alle bevande 'al gusto di...', concludono gli
agricoltori, "può essere aggirata l'attuale normativa per le bevande analcoliche 'a
base di' frutta che stabilisce un contenuto di succo non inferiore al 12%, in riferimento
al quale l'Ispettorato Repressione Frodi ha eseguito nel corso del 2003 numerosi
sequestri. La correttezza dell'etichetta e la sua necessaria verifica si conferma ancora
una volta uno strumento indispensabile di trasparenza nel rapporto tra produttori e
consumatori e per questo la Coldiretti ha raccolto un milione di firme a sostegno della
proposta di legge di iniziativa popolare per l'indicazione obbligatoria nell'etichettatura
dell'origine di tutti i prodotti alimentari che è già all'esame della Commissione
agricoltura del Senato.
(10 gennaio 2004)
|
Non mangiate Salmone!!! (da
repubblica.it )
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La rivista scentifica "science" annuncia: il salmone d'allevamento è
cancerogeno!
LONDRA - Chi mangia salvome
d'allevamento aumenta il rischio di ammalarsi di cancro. L'annuncio della rivista
"Science", la più prestigiosa pubblicazione scentifica del mondo, è finito
ieri mattina sulla prima pagina di quasi tutti i giornali britannici, perchè questo paese
ha, in Scozia, una delle industrie del salmone più sviluppate del pianeta.
Allevatori, distributori e autorità hanno già rovesciato un'ondata di proteste e
smentite, sostenendo che il salmone d'allevamento non rappresenta alcun rischio e anzi
bisogna mangiarlo.
Un problema, secondo "Science", è che il mangime usato negli allevamenti alza
il livello di tossicità dei pesci. Secondo lo studio effettuato in Nord America e in
Europa da una squadra di autorevoli specialisti per la Environment Protection Agency
(EPA), l'agenzia per la protezione dell'ambiente americana, citata dalla rivista
scentifica, i salmoni d'allevamento sviluppano almeno 14 tossine nocive, con un elevato
livello di agenti chimici cancerogeni come diossina, Pcb, dieldrin e toxafene.
"Tutto falso, rispettiamo i livelli indicati dall'agenzia europea - ribatte John
Krebs, della Food Standards Agency britannica - bisogna mangiare salmone almeno una volta
alla settimana, fa bene al cuore, i benefici superano i presunti rischi".Insomma, mangiando salmone si difende il cuore ma si rischia il cancro? Oppure, non
mangiandolo, si evita il cancro ma si mette in repentaglio il cuore?
Fino ad una ventina di anni fa, il salmone era un piatto riservato alle elite. Poi
gradualmente è diventato un alimento per le masse, grazie agli allevamenti, come quelli
della Scozia, della Danimarca e di altri paesi per lo più nordici che hanno abbassato i
prezzi. L'industria britannica del salmone d'allevamento, che ne vendeva appena 600
tonnellate nel 1980, ne ha vendute 140mila lo scorso anno, con un fatturato pari a quasi
un miliardo di euro [Repubblica]. |
LINK: DIRITTO
ALL'ALIMENTAZIONE, SIGNIFICATO DEL CIBO E DECOSTRUZIONE SIMBOLICA AD OPERA DEGLI ALIMENTI
GENETICAMENTE MODIFICATI di Diana
Stanzani su www.fortepiano.it/PagineDelTempo
ALIMENTAZIONE SANA: PRIVILEGIO PER RICCHI
Più poveri, più grassi: lo sostiene uno studio del Center for Public Health Nutrition
dell'Università di Washington in un articolo appena pubblicato sulla rivista American
Journal of Clinical Nutrition spiegando che i cibi sani sono meno accessibili alle persone
a basso reddito, che quindi diventano più esposte al rischio obesità. Secondo l'équipe
che ha svolto la ricerca, guidata da Adam Drewnowski, la ragione principale del sovrappeso
è che i cibi ricchi di grassi e zuccheri aggiunti, i cereali raffinati come il pane
bianco, i prodotti fritti e con conservanti, cioè tutti i prodotti più ipercalorici,
costano meno. Viceversa frutta e verdura, cereali integrali, prodotti freschi, pesce hanno
un prezzo più alto e non sono alla portata delle famiglie con entrate ridotte. Inoltre i
prodotti meno salutari spesso sono anche meno efficaci nel dare senso di sazietà rispetto
a quelli ricchi di fibre come i cereali integrali, la frutta e la verdura. Quindi non solo
chi ha minori disponibilità economiche tende a preferirli quando si trova di fronte agli
scaffali del supermercato, ma ne mangia anche di più per avere la percezione della
sazietà. Invece di limitarsi a promuovere una dieta sana, suggeriscono i ricercatori, gli
interventi governativi dovrebbero prestare maggiore attenzione anche al problema del costo
dei prodotti più salutari.
Fonte: Volambiente
Altre notizie: http://www.spiritualsearch.it
24 febbraio 2004 - da
virgilio.it
La rivolta dei consumatori |
I no-shopping rifiutano le merci "superflue". Le
famiglie dei Gruppi di acquisto solidale vanno direttamente dal contadino a comprare
frutta e verdura. Gli elfi vivono in villaggi fai-da-te. È la nuova generazione
anti-consumi
di Giovanna Turpini (da
virgilio.it )Fanno il pane in casa, rifiutano l'acqua minerale e il
caffè al bar, si cuciono i vestiti da soli o abbandonano carriere per cucinare cereali.
Sono i consumatori contro, i no-shopping, gli anti-consumisti integrali.
L'altra faccia dei no-global che vanno oltre il boicottaggio delle multinazionali e
cercano di costruirsi uno stile di vita diverso rinunciando alle merci "superflue".
Rifiutano marche, loghi, brand, etichettte e pubblicità.
Diversamente dai No-no, comsumatori chic e bohémien che disdegnano le
firme e acquistano abiti costosi in negozi anonimi ma elegantissimi alla ricerca
dell'originale, i no-consumer sono motivati dall'ideale di uno sviluppo
sostenibile e solidale, e la loro strategia è quella dell'acquisto
"intelligente". La nuova generazione di consumatori ogni volta che
acquista un prodotto si chiede quali conseguenze il suo gesto abbia sull'ambiente o sulla
vita di altre persone, anche se vivono dall'altra parte del pianeta. Ma sono spinti anche
dal piacere di conoscere cosa comprano, da dove viene, chi l'ha fatto e
in che modo.
Una scelta singola, ma anche gruppi e famiglie che condividono una ferrea convinzione e
grandi doti di equilibrismo per "aggirare" il mercato e la grande
distribuzione. Anche se sono ancora in pochi, i no-shopping fanno già tendenza e
hanno dalla loro autorevoli analisi economiche. Le ricerche Usa gli danno infatti ragione:
un secolo fa se un cittadino americano spendeva un dollaro per comprare i pomodori, 50
centesimi andavano al contadino e gli altri 50 venivano divisi tra grossisti e produttori
di concimi e sementi. Oggi dello stesso dollaro al contadino vanno solo 9 centesimi,
mentre gli altri 91 si perdono nelle mani di grossiti, industrie che confezionano,
imballano, conservano, trasportano, distribuiscono.
|
In Italia la misura sarà adottata entro il
2010 (da www.corriere.it
)
Londra verso divieto dei sacchi di plastica
I responsabili di 33 municipi decisi a proibire l'uso dei
sacchi non biodegradabili. I precedenti
LONDRA - Una capitale
senza buste di plastica. In nome del rispetto per l'ambiente. I
responsabili dei consigli municipali di Londra sono decisi a
proibire in modo assoluto l'utilizzo delle buste di plastica. Una
scelta condivisa dal 90% delle persone e delle organizzazioni
consultate. L'alternativa è quella di stabilire una tassa
particolarmente gravosa sul loro utilizzo. Ma poiché il Tesoro
non darà il suo benestare all’introduzione di una tassa (10-15
penny a busta, circa 20-30 centesimi) - spiega
il quotidiano The Guardian
- con tutta probabilità i municipi si accorderanno per il
divieto. E così, entro 18 mesi, Londra potrebbe diventare la «prima
metropoli libera dai sacchetti di plastica».
I NUMERI - Nei
supermercati britannici vengono distribuiti circa 17 miliardi di
buste di plastica ogni anno. Finora, le autorità avevano
preferito seguire la strada dell'impegno volontario dei
supermercati per ridurre del 25% la distribuzione delle buste di
plastica entro il 2008. Ma ormai l'orientamento di molti Paesi
(anche in virtù delle norme comunitarie in materia, in
particolare della direttiva EN13432) è quello del divieto
assoluto.
I PRECEDENTI -
L'iniziativa di Londra si aggiunge infatti a scelte simili già
adottate da altre città. Come Parigi e San Francisco (anche se
non si tratta di misure applicate al 100%). E in Italia? La
Finanziaria 2007 prevede, «ai fini della riduzione delle
emissioni di anidride carbonica in atmosfera, del rafforzamento
della protezione ambientale e del sostegno alle filiere
agro-industriali nel campo dei biomateriali, un programma
sperimentale per la progressiva riduzione della
commercializzazione di sacchi per l'asporto delle merci che non
risultino biodegradabili». L'obiettivo è quello di arrivare «al
definitivo divieto» entro il 1° gennaio 2010.
Ogm nella filiera del Parmigiano-Reggiano!
Bisogna fare qualcosa. Serve il tuo aiuto! (dal
sito www.greenpeace.it
)
Il Parmigiano-Reggiano si fa con il latte. E
il latte viene dalle mucche. Fin qui nulla di nuovo. Ma il
punto è che le mucche del Consorzio del Parmigiano Reggiano
mangiano ogni giorno soia Ogm della Monsanto. Gli
organismi geneticamente modificati contaminano, in questo
modo, la filiera di produzione e, dai laboratori della
Monsanto, arrivano spediti sulle nostre tavole.
Il Parmigiano-Reggiano, uno dei prodotti italiani più
famosi e apprezzati al mondo - sicuramente uno dei prodotti più
imitati - viene fatto utilizzando Ogm nella filiera
produttiva!
È in gioco la genuinità di un prodotto della
nostra tradizione, che ha fatto della qualità il
suo punto di forza. Bisogna agire subito per difendere il
Parmigiano Reggiano e salvarlo dalla trappola degli Ogm. Scrivi
al Consorzio e chiedi una modifica immediata del
disciplinare di produzione: mai più Ogm per le mucche
del Parmigiano Reggiano!
Cambiare il mondo con la spesa: i gruppi d'acquisto
Giovanna Nigi
Ridurre i consumi, porre attenzione agli acquisti, mettere un
freno all'acquisto compulsivo e inutile, privilegiare il
semplice e il sano, il durevole, eliminare imballaggi inutili e
ridurre i rifiuti, riciclare è diventata un'esigenza di civiltà
sempre più condivisa. E anche mangiare buono e sano senza
spendere un'enormità. Così sono nati -ormai sono quasi quindici
anni - i Gas, cioè i gruppi di acquisto solidale.
Sono ormai centinaia, sparsi in tutta Italia. Chiunque può
dare vita a un Gas: basta mettersi insieme (da un minimo di 5-6
a un massimo di 40-50), e incominciare a cercare nel proprio
territorio i produttori, cercando di creare filiere il più corte
possibili.
Ci si rivolge ai piccoli produttori, solitamente vicini alla
zona d'acquisto, per evitare lo spreco di carburante e le spese
eccessive di trasporto, ma anche per poter verificare di persona
i metodi di lavoro, magari con una gita domenicale collettiva. È
la logica opposta a quella delle grandi catene di distribuzione,
che privilegiano i prodotti delle multinazionali, noncuranti
dell'ambiente e della salute dell'uomo, esportatrici di rifiuti
pericolosi nel terzo mondo, sfruttatrici dei lavoratori, spesso
colluse con commerci di armi.
Così si risparmia (i prezzi sono inversamente proporzionali
al numero degli aderenti), si consuma biologico senza
prosciugare il conto in banca, ci si riunisce, si discute, ci si
aiuta. Come una volta, quando le comunità erano piccole e le
distanze fra le persone più ridotte. I prodotti arrivano presso
l'indirizzo degli aderenti che manifestano disponibilità a
ospitare i pacchi di tutti, generalmente pochissimo imballati,
per consentire un ulteriore risparmio al pianeta e al
portafoglio. Poi ognuno va a prendersi la sua spesa, con la
consapevolezza profonda che oggi non esistono prodotti
ecologici, solo meno dannosi..
La storia dei G.A.S.(gruppi di acquisto solidale) è storia di
grandi conquiste fatte con piccoli mezzi, un inno al "dio delle
piccole cose": il primo Gas nasce nel 1994 a Fidenza (Parma), in
seguito a un incontro all'Arena di Verona del 19 settembre 1993
dal titolo "Quando l'economia uccide". Alcune famiglie di
Fidenza, presenti alla manifestazione, decidono di passare alle
vie di fatto,partendo dalla loro esperienza personale, e
privilegiando le categorie della solidarietà e dell'eticità nei
consumi.
Il contagio avviene attraverso il passaparola e si estende a
macchia d'olio: nel 2007 i Gas sono già 350 e oggi sono in
continuo aumento in Italia, dal Nord al Sud, dove i gruppi che
si organizzano trovano nei produttori che si oppongono alle
regole dettate dalla mafia locale i principali interlocutori.
2,83 sono i pianeti che occorrerebbero per sostenere il
nostro attuale stile di vita. È da questo dato che comincia la
riflessione su un consumo più critico, che contenga i principi
della sostenibilità, dell'etica, e della solidarietà. È un no
secco a quel senso di inutilità e inadeguatezza che rischia di
rendere vano qualsiasi tentativo di cambiamento: i Gas sono
innanzitutto un'espressione di puro ottimismo. E i risultati,
come sempre quando i tempi sono maturi, non si fanno attendere:
riconosciuti dal Parlamento Italiano nella legge finanziaria
2008, i Gas diventano sempre più oggetto di studi e di tesi di
laurea (www.retegas.org).
Solidarietà e semplicità sono qualità di bellezza, e la
bellezza può davvero cambiare il mondo e il modo di viverlo.
Solidarietà ai piccoli produttori, rispetto nei confronti della
terra, dei suoi ritmi e tempi, rispetto nei confronti dell'uomo
e dei modi di produzione, che devono essere tassativamente
etici: questi i cardini del Gas-pensiero.
I nomi scelti sono divertenti, "Gasp", "Banda Gassotti"
"Gassiamoci"..li contatta chi se li va a cercare in Internet, o
chi li incrocia fortuitamente grazie alla "soffiata" di un amico
o alla loro partecipazione a eventi eco ed etici, dove spesso
presentano i loro banchetti.
Ora che esistono anche per legge, e che l'esigenza di
organizzare una spesa diversa è sempre più avvertita con la
crisi economica, sembra sia cominciata una nuova era. Un tavolo
comune con Coop e Conad, per studiare iniziative che
garantiscano lavoro e dignità alla Locride, è stato avviato al
convegno dei Gas italiani riunito a Marina di Massa lo scorso
anno. Per la prima volta si è delineata la possibilità di una
collaborazione con il nemico storico,la grande distribuzione, in
nome del bene comune del territorio. La soluzione non è delle
più facili: i Gas da una parte sono fortemente solidali, ma sono
altrettanto persuasi dell'assoluta negatività della grande rete
di distribuzione. La discussione rimane aperta.
E se in Calabria si intravede la possibilità di cominciare a
dialogare con la grande distribuzione organizzata, in Toscana si
lavora addirittura a un progetto di moneta locale... La stretta
economica li aiuta, e i Gas organizzano e promuovono iniziative
intese a restituire il potere d'acquisto perduto, grazie a
progetti che controllano tutto, dalla produzione alla
distribuzione. E, viste le attuali bollette, sono in cantiere
contatti con società operanti nel campo dell'elettricità
disponibili ad accogliere richieste e suggerimenti:poter contare
su forniture di energia esclusivamente verde e certificata e a
basso costo è una delle priorità della rete. Iniziative e
discussioni fervono un po' dappertutto...
da l'Unità.it
Pubblicato il: 08.03.08 Modificato il: 09.03.08 alle ore 17.03 |