AMBIENTE

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CAVA 'VOLPE' DI CIVILLINA   

(Valdagno / Recoaro / Pievebelvicino / Schio) 

Situazione attuale: dopo l'immediata e vasta mobilitazione il progetto per il momento è fermo, ma il comitato e la popolazione sono vigili, non bisogna abbassare la guardia! Chi vuole distruggere il territorio e la cultura locale per il profitto ha già messo gli occhi sulla nostra terra ed è sempre pronto a riprendere la sua iniziativa. 

Se il progetto andasse in porto vorrebbero far transitare centinaia di camion al giorno carichi di ghiaia sulle strade della Valle dell'Agno, con danni al fondo strade, rumore, inquinamento, traffico e così via... 

Inoltre si avrebbe la distruzione totale di un monte, di un sito ambientale unico, di collegamento tra le Piccole Dolomiti e la pianura, con bellissimi boschi e alto pregio in termini di flora e fauna, falde acquifere e altro.  La cava distruggerà per sempre il paesaggio di tutte le vallate intorno. Questo è lo 'sviluppo' che ci viene proposto dalle imprese estrattive e dal Comune di Recoaro, oltre che dall'ideologia dominante che è disposta al mettere il cosiddetto 'progresso' o 'sviluppo' (che sarebbe poi il profitto delle imprese private) innanzi a tutto, all'ambiente oltre che alle persone. Tra l'altro, in questo caso, nemmeno un vero sviluppo economico ci sarebbe ma solo un arricchimento delle imprese estrattrici a scapito dell'ambiente, del turismo e di tutti. 



Distruggere l'ambiente a vantaggio di pochi, a vantaggio di un malinteso 'sviluppo', questo è l'obiettivo alla cava di Civillina, come nella Pedemontana, al Parco Pubblico di Trissino e altrove. Asfalto, cemento, inceneritori, veleni, cave, rotatorie, capannoni, sono ciò che vorrebbero lasciare in eredità ai nostri figli al posto dell'ambiente! 

IN BREVE: NOTIZIE SULL'AMBIENTE A CARATTERE LOCALE

La cava tra le abitazioni

Trecento firme contro la cava tra le abitazioni

Progetto ai Polentini di Spagnago - Il Consiglio comunale ha dato parere favorevole

Cornedo. Monta a Spagnago di Cornedo la protesta contro la cava di marmo in località "Polentini". A tre settimane dalla delibera del consiglio comunale, che ha dato parere favorevole alla richiesta della ditta Faba Marmi S. r. l., sono già oltre 300 le firme raccolte, di cittadini che si oppongono alla cava.
Ma, fanno sapere i firmatari, siamo solo all'inizio. La decisione del consiglio comunale, che non ha registrato nessun voto contrario, in quanto che la maggioranza ha votato a favore e i gruppi di minoranza si sono astenuti, ha suscitato tanta rabbia nei residenti della frazione.
Non si capisce, innanzitutto - spiegano i firmatari - il motivo di tanta fretta ad un mese poco più dalla fine del mandato amministrativo su un tema così delicato come è l'attività estrattiva di cava. Ci si chiede inoltre se i consiglieri comunali, al momento della discussione, fossero a conoscenza della situazione della località collinare Polentini, posta alla destra della strada provinciale per Valdagno alle porte di Spagnago, raggiungibile da una carrareccia, realizzata dalla ditta di recente, che passa a ridosso dell'abitato.
Poco importa, dicono, che la superficie sia solo di circa 450 metri quadrati e il progetto preveda una ricomposizione ambientale, che dopo la coltivazione dovrebbe fare apparire l'area interessata come un "angolo di paradiso terrestre". Preoccupa invece il fatto che il parere favorevole del consiglio comunale faciliti l'iter dell'autorizzazione all'apertura della cava, che spetta alla Regione. Per questo i residenti di Spagnago si stanno muovendo in fretta. Questa sera alle scuole elementari di Spagnago alle 20.30 è previsto un incontro elettorale del candidato sindaco Lucio Vigolo. Senz'altro sarà investito del problema della nuova cava di marmo. A.C.

* 19/05/2009

fonte: www.ilgiornaledivicenza.it
Martedì 22 Aprile 2008 (dal Giornale di Vicenza )AMBIENTE. Sindaci durissimi contro il progetto di invaso della Regione: 1748 firme in 7 giorni
Bacino idrico anti piene? «È solo una mega cava»
Primo firmatario illustre della protesta Bepi De Marzi Sono state inviate a Venezia le osservazioni all’opera

Nicola Rezzara

Centinaia di cittadini con in testa il maestro Bepi De Marzi, quattro amministrazioni comunali, gli ex sindaci di Zermeghedo e le associazioni di categoria hanno inviato a Venezia le osservazioni contro l'abbassamento degli argini del Chiampo e il bacino di laminazione di Montorso e Zermeghedo. Mentre lungo la provinciale Valchiampo nello scorso week end sono apparsi gli striscioni del comitato di protesta, si allarga il fronte istituzionale che chiede approfondimenti progettuali e proposte alternative alla Regione.
Sono 1748 le firme raccolte in una settimana dal comitato contrario al progetto commissionato dalla Regione Veneto al consorzio Zerpano Adige Guà per scavare un bacino di 45 ettari - pari a 90 campi da calcio - e per eliminare gli argini del torrente Chiampo da Arzignano a Montebello. La prima firma è del maestro Bepi De Marzi, che durante la presentazione del progetto in villa Brusarosco aveva promesso di farsi portavoce della protesta per difendere uno degli ultimi lembi di campagna risparmiato dalla cementificazione.
Il documento firmato dai cittadini e votato negli ultimi giorni dai consigli comunali di Montebello, Montorso e Zermeghedo fa proprie le osservazioni di un team di tecnici ingaggiati dai Comuni: il progetto, che ha l'obiettivo di preservare i Comuni veronesi dalle piene del torrente Chiampo - secondo le previsioni una volta ogni cento anni - è criticato da amministrazioni e comunità locali per l'impatto dell'opera sul paesaggio, l'aumento del traffico per il cantiere, l'inquinamento del terreno escavato e i dubbi sul conto economico dell'opera. Nelle riunioni pubbliche delle ultime settimane i sindaci hanno accusato la Regione di avere come unico scopo l'escavazione di sei milioni di metri cubi di ghiaia.
Ai tre Comuni che per primi si sono opposti al progetto, Montorso, Zermeghedo e Montebello, si è aggiunto anche Arzignano che fino ad ora aveva tenuto una posizione più morbida: nella prossima riunione di giunta metterà nero su bianco la richiesta alla Regione di soluzioni meno impattanti per risolvere i problemi idraulici della vallata.
Osservazioni sono arrivate anche dalle associazioni di categoria: la Coldiretti ha espresso un no deciso all'opera che minaccia il patrimonio agricolo, mentre Associazione Industriali e Confartigianato hanno chiesto approfondimenti e alternative progettuali.
  
ENERGIA. La linea passerà a più di 50 metri dalle abitazioni e servirà a garantire il servizio in casi di guasto
Un elettrodotto attraverserà i centri di Restena e Pugnello
L’Enel ha presentato il progetto giudicato indispensabile per le valli del Chiampo e dell’Agno (da IL giornale di vicenza) 

Nicola Rezzara
Trissino è soddisfatta, Arzignano preoccupata e Nogarole attende la scelta definitiva per il tracciato. Ha prodotto reazioni contrastanti la presentazione pubblica da parte dell’Enel del nuovo progetto per la linea ad alta tensione che attraverserà i tre comuni della vallata. Entro un mese arriveranno in Provincia le osservazioni di enti pubblici, comitati e cittadini prima della decisione della commissione per la valutazione dell’impatto ambientale.
INDISPENSABILE. L’Enel giudica indispensabile l’opera: «Una nuova linea ad alta tensione e la cabina di Trissino servono a migliorare l’erogazione, in particolare in caso di guasti alle altre linee, e a garantire lo sviluppo dei prossimi dieci anni» hanno spiegato i tecnici l’altro ieri in villa Brusarosco.
Il loro studio ha cercato di fornire rassicurazioni sull’impatto ambientale e per la salute dei cittadini: «La linea passerà a più di cinquanta metri dalle abitazioni e i sostegni ridotti diminuiscono l’impatto sul paesaggio. Abbiamo valutato gli aspetti geologici, elettromagnetici, urbanistici e naturalistici del progetto. La linea funzionerà per il 50 per cento delle possibilità e sarà caricata ulteriormente solo in caso di guasti di altre linee. Le opere di compensazione prevedono l’interramento di tre linee esistenti ad Arzignano, Restena e Trissino. Con questo tracciato eviteremo di abbattere alberi, sfruttando i corridoi esistenti».
CABINA. Il progetto prevede la partenza della nuova linea da una cabina a Trissino al confine con Tezze, realizzata su un’area di nove mila metri quadrati; il tracciato scavalcherà il torrente Agno per poi seguire la linea esistente, attraverserà Restena e Pugnello per ricongiungersi alla linea aerea esistente Chiampo-Cornedo in territorio di Nogarole.
TRACCIATO. Gran parte del tracciato interesserà il territorio di Arzignano: «Valuteremo le possibili alternative per il tracciato per diminuire l’impatto ambientale e chiederemo all’Enel più investimenti per aumentare le mitigazioni» ha commentato l’assessore all’ambiente Stefano De Marzi.Non è particolarmente preoccupato il sindaco di Nogarole Giuseppe Zarantonello: «Aspettiamo di vedere il tracciato definitivo. L’unico dubbio riguarda lo sviluppo del paese, che potrebbe essere vincolato».
Montecchio/2. Appello di Rizzato alla Regione
«Centrale, si rischia di ricominciare»

(n. r.) «Se la situazione non si sblocca si rischia di ricominciare tutto da capo. La giunta regionale deve sollecitare la Commissione valutazione d’impatto ambientale a dare il suo parere contro la centrale. Al Ministero da mesi la penna è pronta per scrivere la parola fine su questa vicenda, ma per farlo prima devono ricevere il parere della Regione».
Claudio Rizzato, responsabile regionale dei democratici di sinistra per la sanità ed il sociale, nonché primo firmatario della mozione contro il progetto centrale votata dal Consiglio regionale nel luglio 2002, lancia l’allarme per l’arresto dell’iter procedurale: invita il governatore Galan e la sua giunta a fare pressioni sulla commissione per la valutazione dell’impatto ambientale perché esprima il suo no definitivo al progetto voluto da “Euganea Energia”, che poi dovrà essere confermato da una delibera ed inviato a Roma.
Solo a quel punto potrà arrivare la firma sul decreto di compatibilità ambientale negativo del ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, che metterà la parola fine ad una telenovela che si trascina ormai da sei anni negli uffici degli enti comunali, provinciali, regionali e nazionali e nelle aule di tribunale.
Tutto nasce da quattro parole contenute nel comma 4 dell’articolo 6 della legge 349 del 1986 sulle norme in materia di danno ambientale: «sentita la Regione interessata». Quattro parole che impediscono al Ministero di pronunciarsi sulla compatibilità ambientale della centrale fino a quando Venezia non farà conoscere il suo parere definitivo.
«Il Ministero ha detto a chiare lettere che non può fare nulla fino a quando la Regione non dirà la sua - spiega Rizzato mostrando una lettera del ministero dell’Ambiente recapitata al Comune di Montecchio lo scorso novembre -. Dopo il primo parere negativo del Via nazionale, “Euganea Energia” ha espresso le sue osservazioni e le commissioni Via del ministero dell’Ambiente e dei beni culturali hanno confermato il parere negativo espresso in precedenza. «Il decreto di incompatibilità ambientale che chiuderà la pratica è già pronto, ma a Roma attendono da mesi il parere vincolante della Regione - continua -. È un ritardo inspiegabile e la giunta deve fare qualcosa. L’imbuto che si è creato in Regione rischia di vanificare anni di sforzi e riaprire la partita».


«Oggi il Nord Italia è una megalopoli»
Il Wwf: «Un mostro da 20 milioni di abitanti» - Il dossier
L’associazione ambientalista paragona la Val Padana a Bombay «La densità media è di 650 abitanti per chilometro»
Il Vicentino al centro di una rete viaria intasata «Cambiamo il trasporto e mettiamo i ticket-auto in centro città»

di Alessandro Mognon

C’è una città in Italia da quasi 20 milioni di abitanti, con una densità media di 650 abitanti per chilometro quadrato. E neanche ce n’eravamo accorti, anche se qualche sospetto girando in auto lo avevamo. È il Nord, che dal Piemonte fino al Friuli è oramai un’unica zona urbanizzata, una città diffusa che secondo l’ultimo dossier del Wwf “Nord Italia: una Bombay su quattro ruote” passa dalle aree metropolitane di Torino e Milano all’area centrale veneta intorno a Vicenza, Padova, Venezia-Mestre e Treviso. Con tutti i problemi di mobilità e inquinamento che può avere una simile megalopoli.
Nei sottotitoli del documento alcune spiegazioni: “Piattaforma del Wwf per una politica ragionevole dei trasporti nel Nord Italia: 20 scelte di fondo e 10 azioni concrete per i governatori del Nord”. Insomma vista la situazione che si è creata «grazie a scelte istituzionali e pianificatorie sbagliate che hanno fatto nascere una “grande megalopoli padana”» l’associazione ambientalsita chiede «a Regioni e Governo nazionale (al prossimo, ovviamente: ndr) di invertire la tendenza che ha visto l’automobile condizionare il futuro dello sviluppo anche territoriale e urbanistico del Nord Italia».
In altre parole: ripensare il modello di mobilità. Con idee a volte già sentite (auto euro 4, carburanti puliti, trasporto pubblico) ma anche nuove. Qualche punto: la riorganizzazione radicale della rete del trasporto pubblico, la riforma del sistema di distribuzione urbana delle merci, l'incentivazione all'acquisto di auto di piccola taglia e cilindrata con sistemi di alimentazione alternativi (ibridi o a metano) e il potenziamento delle ferrovie.
Poi, come in Gran Bretagna, il ricorso al “road pricing”, il ticket per entrare nei centri urbani e la creazione di un Intelligent transport system, cioè un sistema di controllo degli spostamenti attraverso la rete satellitare. Esempio: in base al tipo di spostamenti, far pagare meno di bollo o pedaggio autostradale chi usa bene (e meno) l’auto.
Ancora «una diversa gestione della rete autostradale con un controllo telematico che permetta di superare, come avviene in molti Paesi europei, la divisione tra autostrade chiuse e aperte». Questo «distinguendo fra le tratte che mantengono un orientamento primario al supporto della mobilità di medio-lunga percorrenza e quelle che invece sono a sostegno di una mobilità di tipo metropolitano». Come «in contesti dove la capacità stradale è destinata ad essere strutturalmente scarsa, vedi la Vicenza-Padova-Venezia-Treviso». Ma anche la Milano-Varese, Savona-Sestri Levante, Modena-Bologna. Traduzione: grazie alla tecnologia (satelliti?) si possono usare tratti autostradali per migliorare la mobilità locale senza caselli e ticket.
Certo parla di molte cose, il dossier del Wwf. Dai collegamenti fra treni regionali alle tramvie, ideali per le realtà provinciali. Dal trasporto su gomma al movimento turistico che ha spostato fin sulle Alpi il problema dello smog (il Nord Italia in Europa ha il record delle seconde case in montagna). Fino a quel ticket d’ingresso alle città in base alle emissioni di co2 adottato a Londra: sotto i 120 grammi/km di anidride carbonica zero lire, 15 euro di “tassa” tra 120 e 225 gr/km, sopra i 225 grammi 35 euro al giorno. Quindi o si ha un’auto ecologica (metano, gpl, piccola) o una Ferrari e quindi 35 euro al giorno sono come un caffè al bar.
Invece, dicono sempre al Wwf, si continuano a progettare e realizzare nuove strade. Per il Veneto citano fra le altre «l’autostrada Valdastico Nord che collega il Vicentino al Brennero (in realtà bloccata dal Trentino: ndr), la superstrada Pedemontana Veneta e il sistema di tangenziali di Verona, Vicenza e Padova parallele all’A4». Dimenticando, fra l’altro la Valdastico sud.
Poi c’è il riscaldamento e l’isolamento delle case, le energie alternative, il trasporto aereo e marittimo. Una rivoluzione. Intanto bisogna accontentarsi della giornata ecologica: domani niente auto in Val Padana.


INTERVENTI e APPROFONDIMENTI

Pubblicato il rapporto annuale dell’Apat: aumentano i rifiuti in tutta Italia

Carlo Petrini, affronta quest’oggi sulle pagine di repubblica l’annosa questione rifiuti non tanto dal punto di vista dello smaltimento ma della produzione, o meglio, dell’ eccessiva produzione di questi stessi rifiuti.
Petrini riprende la descrizione di Leonia, città usa e getta tratteggiata dalla penna di Calvino nelle “Città invisibili”.
Immagine questa, già ripresa da Guido Viale nel suo libro del 1994.
Si parte quindi dai rifiuti nel nostro frigorifero per descrivere tendenze e abitudini che producono gran parte del volume di materiali all’interno dei cassonetti.
Si parla della necessità di una più matura coscienza ecologica e si auspica che le immagini, “ormai semestrali delle montagne di rifiuti ammassate negli angoli di quella terra meravigliosa che è la Campania forse renderanno più cauti i pubblicitari nel magnificare sfavillanti confezioni sempre più complesse e inutili.”
Si parla di dati: il 40% dei rifiuti è composto da imballaggi, il 10% da altri prodotti usa e getta.
E proprio sulla produzione dei rifiuti quest’oggi nuovi dati emergono dal rapporto pubblicato dall’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici.
Secondo l’Apat è un dato allarmante quello della crescita della spazzatura prodotta in Italia.
Tra 2003 e 2006 si registra un aumento dell’8,3% dei rifiuti, molto maggiore di quello del PIL (2,6%) e dei consumi (2,9%) nello stesso spazio di tempo.
I dati del Rapporto Rifiuti 2007 confermano una grande sofferenza, e la necessità di adottare politiche adeguate per ridurre il nostro gap rispetto al resto d’Europa”.
Proprio su queste dinamiche di smaltimento e produzione di rifiuti vi proponiamo l’intervento di Guido Viale, economista e autore del libro “Il mondo usa e getta la civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà”.
-  [ audio ]

"Acqua pubblica, ci metto la firma!". Parte la campagna (DA www.verdiveneto.it/

GIOVEDÌ 11 GENNAIO 2007
Sabato 13 gennaio avrà inizio la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare "Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico"
da Ecomagazine

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Sabato 13 gennaio avrà inizio la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare "Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico" elaborata dal Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua.

Il testo di legge nasce da un percorso iniziato in occasione del meeting antirazzista organizzato dall'Arci a Cecina nell'estate del 2005 e proseguito col primo Forum dei movimenti italiani per l'acqua, che si è tenuto a Roma nel marzo del 2006.

La campagna di raccolta firme seguiterà per sei mesi, su tutto il territorio nazionale in cui sono dislocati più di 200 comitati territoriali, con l'obiettivo di raccogliere un numero di firme molto superiore alle 50 mila previste dalla legge.

"Il lancio della campagna, con centinaia di banchetti in tutto il paese, dimostrerà a chi continua a pensare che il mercato è l'unica realtà possibile che c'è un altro paese, fatto di decine di migliaia di donne e di uomini che hanno a cuore i beni comuni, dall'acqua alla democrazia", dal comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, tel/fax: 06/68136225



WWF: entro il 2050 esauriremo le risorse della Terra

Ecosistemi a rischio - da Wwf
Ecosistemi a rischio - da Wwf
"Se continueremo a consumare acqua, terreno fertile, risorse forestali e animali ai ritmi attuali, nel 2050 servirano due pianeti". E' l'allarme che il Wwf lancia da Pechino, dove oggi ha presentato il "Living planet report 2006", il rapporto - giunto quest'anno alla sesta edizione - frutto di un lavoro di durato due anni durante i quali sono stati compilati due indicatori dello Stato di salute del pianeta. Le risorse naturali si stanno deteriorando a un ritmo impressionante tanto che - avvertono i ricercatori - la popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del pianeta Terra, un ritmo davvero insostenibile visto che il pianeta Terra è un sistema biologico chiuso.

Il Living Planet Report conferma anche una continua perdita di biodiversità, così come analizzato nelle precedenti edizioni, tanto che negli ultimi trent'anni le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine del 27%. Il primo indicatore, l’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) si basa sui trend di oltre 3.600 distinte popolazioni di 1.300 specie di vertebrati in tutto il mondo. In tutto sono stati analizzate 695 specie terrestri, 344 di acqua dolce e 274 specie marine.

Ma ciò che preoccupa maggiormente è l'impronta ecologica, il peso cioè dell'impatto umano sulla Terra che risulta più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003 tanto che la nostra impronta sul pianeta già nel 2003 ha superato del 25% la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali da noi utilizzati per il nostro sostentamento Nel rapporto precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui dati del 2001) l'impronta ecologic era del 21%. In particolare, l’Impronta relativa alla CO2, derivante dall’uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell’intera Impronta globale: il nostro ‘contributo’ di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003.

“Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante, considerato che i calcoli dell’impronta ecologica sono per difetto. Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di 'metabolizzare' i nostri scarti" - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. "E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili. E’ tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo. Siamo tutti consapevoli che i cambiamenti necessari per ridurre il nostro impatto sui sistemi naturali non saranno facili ma si basano su straordinarie qualità umane: la capacità di innovazione, la capacità di adattamento, la capacità di reagire alle sfide. E’ da come impostiamo oggi la costruzione delle città, da come affrontiamo la pianificazione energetica, da come costruiamo le nostre abitazioni, da come tuteliamo e ripristiniamo la biodiversità, che dipenderà il nostro futuro” - conclude Bologna.

I Paesi con oltre un milione di abitanti con l’impronta ecologica più vasta calcolata su un ettaro globale a persona, sono gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, la Finlandia, il Canada, il Kuwait, l’Australia, l’Estonia, la Svezia, la nuova Zelanda e la Norvegia. La Cina si pone a metà nella classifica mondiale, al 69mo posto, ma la sua crescita economica (che nel 2005 è stato del 10,2%) ed il rapido sviluppo economico che la caratterizza giocheranno un ruolo chiave nell’uso sostenibile delle risorse del pianeta nel futuro. Il WWF crede che sia vitale per il pianeta che la Cina e gli altri paesi di nuova industrializzazione (che globalmente raggiungono oltre il miliardo di abitanti e che stanno raggiungendo un livello di consumo paragonabile ai paesi dell’area OCSE) non segua i modelli di sviluppo dell’Occidente, ma persegua il proprio sviluppo in una chiave di sostenibilità.

L'Italia si piazza al 29mo posto, in coda rispetto al resto dei paesi europei, con un’impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro capite con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, dimostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettaro globale pro capite. "Il nostro paese necessita di avviarsi rapidamente su una strada di sostenibilità del proprio sviluppo integrando le politiche economiche con quelle ambientali. Solo tenendo in conto la natura saremo in grado di fornire il giusto valore al nostro “benessere” e di procedere a politiche energetiche, dei trasporti, di uso del territorio capaci di rispettare il nostro straordinario Bel Paese, facendo fruttare al massimo i suoi elementi di qualità" - commenta il WWF. Il Living Planet Report viene lanciato proprio nella settimana che il WWF Italia sta dedicando ai suoi 40 anni di vita dell’Associazione: il 27 ottobre il rapporto verrà illustrato presso la sede della Luiss di Roma, mentre, nella stessa sede, sabato 28 verrà lanciata la sfida per la biodiversità con la presentazione al Governo delle Biodiversity Vision per Alpi e Mediterraneo. [GB]
 

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