Nicola Rezzara
Trissino è soddisfatta, Arzignano preoccupata
e Nogarole attende la scelta definitiva per il
tracciato. Ha prodotto reazioni contrastanti la
presentazione pubblica da parte dell’Enel del
nuovo progetto per la linea ad alta tensione che
attraverserà i tre comuni della vallata. Entro un
mese arriveranno in Provincia le osservazioni di
enti pubblici, comitati e cittadini prima della
decisione della commissione per la valutazione
dell’impatto ambientale.
INDISPENSABILE. L’Enel giudica indispensabile
l’opera: «Una nuova linea ad alta tensione e la
cabina di Trissino servono a migliorare
l’erogazione, in particolare in caso di guasti
alle altre linee, e a garantire lo sviluppo dei
prossimi dieci anni» hanno spiegato i tecnici
l’altro ieri in villa Brusarosco.
Il loro studio ha cercato di fornire
rassicurazioni sull’impatto ambientale e per la
salute dei cittadini: «La linea passerà a più
di cinquanta metri dalle abitazioni e i sostegni
ridotti diminuiscono l’impatto sul paesaggio.
Abbiamo valutato gli aspetti geologici,
elettromagnetici, urbanistici e naturalistici del
progetto. La linea funzionerà per il 50 per cento
delle possibilità e sarà caricata ulteriormente
solo in caso di guasti di altre linee. Le opere di
compensazione prevedono l’interramento di tre
linee esistenti ad Arzignano, Restena e Trissino.
Con questo tracciato eviteremo di abbattere
alberi, sfruttando i corridoi esistenti».
CABINA. Il progetto prevede la partenza della
nuova linea da una cabina a Trissino al confine
con Tezze, realizzata su un’area di nove mila
metri quadrati; il tracciato scavalcherà il
torrente Agno per poi seguire la linea esistente,
attraverserà Restena e Pugnello per
ricongiungersi alla linea aerea esistente
Chiampo-Cornedo in territorio di Nogarole.
TRACCIATO. Gran parte del tracciato interesserà
il territorio di Arzignano: «Valuteremo le
possibili alternative per il tracciato per
diminuire l’impatto ambientale e chiederemo
all’Enel più investimenti per aumentare le
mitigazioni» ha commentato l’assessore
all’ambiente Stefano De Marzi.Non è
particolarmente preoccupato il sindaco di Nogarole
Giuseppe Zarantonello: «Aspettiamo di vedere il
tracciato definitivo. L’unico dubbio riguarda lo
sviluppo del paese, che potrebbe essere vincolato».
Montecchio/2. Appello di
Rizzato alla Regione
«Centrale, si rischia di
ricominciare» |
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(n. r.) «Se la situazione non si sblocca si rischia di
ricominciare tutto da capo. La giunta regionale deve
sollecitare la Commissione valutazione d’impatto
ambientale a dare il suo parere contro la centrale. Al
Ministero da mesi la penna è pronta per scrivere la
parola fine su questa vicenda, ma per farlo prima devono
ricevere il parere della Regione».
Claudio Rizzato, responsabile regionale dei democratici di
sinistra per la sanità ed il sociale, nonché primo
firmatario della mozione contro il progetto centrale
votata dal Consiglio regionale nel luglio 2002, lancia
l’allarme per l’arresto dell’iter procedurale:
invita il governatore Galan e la sua giunta a fare
pressioni sulla commissione per la valutazione
dell’impatto ambientale perché esprima il suo no
definitivo al progetto voluto da “Euganea Energia”,
che poi dovrà essere confermato da una delibera ed
inviato a Roma.
Solo a quel punto potrà arrivare la firma sul decreto di
compatibilità ambientale negativo del ministero
dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare,
che metterà la parola fine ad una telenovela che si
trascina ormai da sei anni negli uffici degli enti
comunali, provinciali, regionali e nazionali e nelle aule
di tribunale.
Tutto nasce da quattro parole contenute nel comma 4
dell’articolo 6 della legge 349 del 1986 sulle norme in
materia di danno ambientale: «sentita la Regione
interessata». Quattro parole che impediscono al Ministero
di pronunciarsi sulla compatibilità ambientale della
centrale fino a quando Venezia non farà conoscere il suo
parere definitivo.
«Il Ministero ha detto a chiare lettere che non può fare
nulla fino a quando la Regione non dirà la sua - spiega
Rizzato mostrando una lettera del ministero
dell’Ambiente recapitata al Comune di Montecchio lo
scorso novembre -. Dopo il primo parere negativo del Via
nazionale, “Euganea Energia” ha espresso le sue
osservazioni e le commissioni Via del ministero
dell’Ambiente e dei beni culturali hanno confermato il
parere negativo espresso in precedenza. «Il decreto di
incompatibilità ambientale che chiuderà la pratica è già
pronto, ma a Roma attendono da mesi il parere vincolante
della Regione - continua -. È un ritardo inspiegabile e
la giunta deve fare qualcosa. L’imbuto che si è creato
in Regione rischia di vanificare anni di sforzi e riaprire
la partita».
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«Oggi il Nord Italia è una
megalopoli»
Il Wwf: «Un mostro da 20
milioni di abitanti» - Il
dossier
L’associazione ambientalista
paragona la Val Padana a Bombay «La densità media è di
650 abitanti per chilometro»
Il Vicentino al centro di una
rete viaria intasata «Cambiamo il trasporto e mettiamo i
ticket-auto in centro città»
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di Alessandro Mognon
C’è una città in Italia da quasi 20 milioni di
abitanti, con una densità media di 650 abitanti per
chilometro quadrato. E neanche ce n’eravamo accorti,
anche se qualche sospetto girando in auto lo avevamo. È
il Nord, che dal Piemonte fino al Friuli è oramai
un’unica zona urbanizzata, una città diffusa che
secondo l’ultimo dossier del Wwf “Nord Italia: una
Bombay su quattro ruote” passa dalle aree metropolitane
di Torino e Milano all’area centrale veneta intorno a
Vicenza, Padova, Venezia-Mestre e Treviso. Con tutti i
problemi di mobilità e inquinamento che può avere una
simile megalopoli.
Nei sottotitoli del documento alcune spiegazioni:
“Piattaforma del Wwf per una politica ragionevole dei
trasporti nel Nord Italia: 20 scelte di fondo e 10 azioni
concrete per i governatori del Nord”. Insomma vista la
situazione che si è creata «grazie a scelte
istituzionali e pianificatorie sbagliate che hanno fatto
nascere una “grande megalopoli padana”»
l’associazione ambientalsita chiede «a Regioni e
Governo nazionale (al prossimo, ovviamente: ndr) di
invertire la tendenza che ha visto l’automobile
condizionare il futuro dello sviluppo anche territoriale e
urbanistico del Nord Italia».
In altre parole: ripensare il modello di mobilità. Con
idee a volte già sentite (auto euro 4, carburanti puliti,
trasporto pubblico) ma anche nuove. Qualche punto: la
riorganizzazione radicale della rete del trasporto
pubblico, la riforma del sistema di distribuzione urbana
delle merci, l'incentivazione all'acquisto di auto di
piccola taglia e cilindrata con sistemi di alimentazione
alternativi (ibridi o a metano) e il potenziamento delle
ferrovie.
Poi, come in Gran Bretagna, il ricorso al “road pricing”,
il ticket per entrare nei centri urbani e la creazione di
un Intelligent transport system, cioè un sistema di
controllo degli spostamenti attraverso la rete
satellitare. Esempio: in base al tipo di spostamenti, far
pagare meno di bollo o pedaggio autostradale chi usa bene
(e meno) l’auto.
Ancora «una diversa gestione della rete autostradale con
un controllo telematico che permetta di superare, come
avviene in molti Paesi europei, la divisione tra
autostrade chiuse e aperte». Questo «distinguendo fra le
tratte che mantengono un orientamento primario al supporto
della mobilità di medio-lunga percorrenza e quelle che
invece sono a sostegno di una mobilità di tipo
metropolitano». Come «in contesti dove la capacità
stradale è destinata ad essere strutturalmente scarsa,
vedi la Vicenza-Padova-Venezia-Treviso». Ma anche la
Milano-Varese, Savona-Sestri Levante, Modena-Bologna.
Traduzione: grazie alla tecnologia (satelliti?) si possono
usare tratti autostradali per migliorare la mobilità
locale senza caselli e ticket.
Certo parla di molte cose, il dossier del Wwf. Dai
collegamenti fra treni regionali alle tramvie, ideali per
le realtà provinciali. Dal trasporto su gomma al
movimento turistico che ha spostato fin sulle Alpi il
problema dello smog (il Nord Italia in Europa ha il record
delle seconde case in montagna). Fino a quel ticket
d’ingresso alle città in base alle emissioni di co2
adottato a Londra: sotto i 120 grammi/km di anidride
carbonica zero lire, 15 euro di “tassa” tra 120 e 225
gr/km, sopra i 225 grammi 35 euro al giorno. Quindi o si
ha un’auto ecologica (metano, gpl, piccola) o una
Ferrari e quindi 35 euro al giorno sono come un caffè al
bar.
Invece, dicono sempre al Wwf, si continuano a progettare e
realizzare nuove strade. Per il Veneto citano fra le altre
«l’autostrada Valdastico Nord che collega il Vicentino
al Brennero (in realtà bloccata dal Trentino: ndr), la
superstrada Pedemontana Veneta e il sistema di tangenziali
di Verona, Vicenza e Padova parallele all’A4».
Dimenticando, fra l’altro la Valdastico sud.
Poi c’è il riscaldamento e l’isolamento delle case,
le energie alternative, il trasporto aereo e marittimo.
Una rivoluzione. Intanto bisogna accontentarsi della
giornata ecologica: domani niente auto in Val Padana.
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INTERVENTI e APPROFONDIMENTI
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Pubblicato
il rapporto annuale dell’Apat: aumentano i rifiuti in
tutta Italia
Carlo Petrini, affronta quest’oggi sulle pagine di
repubblica l’annosa questione rifiuti non tanto dal
punto di vista dello smaltimento ma della produzione, o
meglio, dell’ eccessiva produzione di questi stessi
rifiuti.
Petrini riprende la descrizione di Leonia, città usa e
getta tratteggiata dalla penna di Calvino nelle “Città
invisibili”.
Immagine questa, già ripresa da Guido Viale nel suo libro
del 1994.
Si parte quindi dai rifiuti nel nostro frigorifero per
descrivere tendenze e abitudini che producono gran parte
del volume di materiali all’interno dei cassonetti.
Si parla della necessità di una più matura coscienza
ecologica e si auspica che le immagini, “ormai
semestrali delle montagne di rifiuti ammassate negli
angoli di quella terra meravigliosa che è la Campania
forse renderanno più cauti i pubblicitari nel magnificare
sfavillanti confezioni sempre più complesse e inutili.”
Si parla di dati: il 40% dei rifiuti è composto da
imballaggi, il 10% da altri prodotti usa e getta.
E proprio sulla produzione dei rifiuti quest’oggi nuovi
dati emergono dal rapporto pubblicato dall’Apat,
l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi
tecnici.
Secondo l’Apat è un dato allarmante quello della
crescita della spazzatura prodotta in Italia.
Tra 2003 e 2006 si registra un aumento dell’8,3% dei
rifiuti, molto maggiore di quello del PIL (2,6%) e dei
consumi (2,9%) nello stesso spazio di tempo.
I dati del Rapporto Rifiuti 2007 confermano una grande
sofferenza, e la necessità di adottare politiche adeguate
per ridurre il nostro gap rispetto al resto d’Europa”.
Proprio su queste dinamiche di smaltimento e produzione di
rifiuti vi proponiamo l’intervento di Guido Viale,
economista e autore del libro “Il mondo usa e getta la
civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà”.
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audio
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GIOVEDÌ
11 GENNAIO 2007
Sabato
13 gennaio avrà inizio la raccolta di firme
per la proposta di legge di iniziativa
popolare "Principi per la tutela, il
governo e la gestione pubblica delle acque e
disposizioni per la ripubblicizzazione del
servizio idrico"
da
Ecomagazine
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Forum Italiano dei Movimenti per
l'Acqua
Sabato 13 gennaio avrà inizio la
raccolta di firme per la proposta di legge di
iniziativa popolare "Principi per la tutela, il
governo e la gestione pubblica delle acque e
disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio
idrico" elaborata dal Forum Italiano dei
movimenti per l'Acqua.
Il testo di legge nasce da un
percorso iniziato in occasione del meeting
antirazzista organizzato dall'Arci a Cecina
nell'estate del 2005 e proseguito col primo Forum
dei movimenti italiani per l'acqua, che si è tenuto
a Roma nel marzo del 2006.
La campagna di raccolta firme
seguiterà per sei mesi, su tutto il territorio
nazionale in cui sono dislocati più di 200 comitati
territoriali, con l'obiettivo di raccogliere un
numero di firme molto superiore alle 50 mila
previste dalla legge.
"Il lancio della campagna, con
centinaia di banchetti in tutto il paese, dimostrerà
a chi continua a pensare che il mercato è l'unica
realtà possibile che c'è un altro paese, fatto di
decine di migliaia di donne e di uomini che hanno a
cuore i beni comuni, dall'acqua alla
democrazia", dal comunicato del Forum Italiano
dei Movimenti per l'Acqua.
Forum Italiano dei Movimenti per
l'Acqua, tel/fax: 06/68136225
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WWF: entro il 2050 esauriremo le risorse della Terra
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| Ecosistemi a rischio - da
Wwf |
"Se continueremo a consumare acqua, terreno
fertile, risorse forestali e animali ai ritmi
attuali, nel 2050 servirano due pianeti". E'
l'allarme che il Wwf lancia da Pechino, dove oggi ha
presentato il "Living
planet report 2006", il rapporto - giunto
quest'anno alla sesta edizione - frutto di un lavoro
di durato due anni durante i quali sono stati
compilati due indicatori dello Stato di salute del
pianeta. Le risorse naturali si stanno deteriorando
a un ritmo impressionante tanto che - avvertono i
ricercatori - la popolazione umana entro
il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due
volte la capacità del pianeta Terra, un ritmo
davvero insostenibile visto che il pianeta Terra è
un sistema biologico chiuso.
Il Living Planet Report conferma anche una continua
perdita di biodiversità, così come analizzato
nelle precedenti edizioni, tanto che negli ultimi
trent'anni le specie terrestri si sono ridotte del
31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine
del 27%. Il primo indicatore, l’Indice del Pianeta
Vivente (Living Planet Index) si basa sui trend di
oltre 3.600 distinte popolazioni di 1.300 specie di
vertebrati in tutto il mondo. In tutto sono stati
analizzate 695 specie terrestri, 344 di acqua dolce
e 274 specie marine.
Ma ciò che preoccupa maggiormente è l'impronta
ecologica, il peso cioè dell'impatto umano sulla
Terra che risulta più che triplicato nel periodo
tra il 1961 e il 2003 tanto che la nostra impronta
sul pianeta già nel 2003 ha superato del 25% la
capacità bioproduttiva dei sistemi naturali da noi
utilizzati per il nostro sostentamento Nel rapporto
precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui
dati del 2001) l'impronta ecologic era del 21%. In
particolare, l’Impronta relativa alla CO2,
derivante dall’uso di combustibili fossili, è
stata quella con il maggiore ritmo di crescita
dell’intera Impronta globale: il nostro
‘contributo’ di CO2 in atmosfera è cresciuto di
nove volte dal 1961 al 2003.
“Siamo in un debito ecologico estremamente
preoccupante, considerato che i calcoli
dell’impronta ecologica sono per difetto.
Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la
Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra
sia capace di 'metabolizzare' i nostri scarti"
- ha dichiarato
Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF
Italia. "E questo porta a conseguenze
estreme ed anche molto imprevedibili. E’ tempo di
assumere scelte radicali per quanto riguarda il
mutamento dei nostri modelli di produzione e
consumo. Siamo tutti consapevoli che i cambiamenti
necessari per ridurre il nostro impatto sui sistemi
naturali non saranno facili ma si basano su
straordinarie qualità umane: la capacità di
innovazione, la capacità di adattamento, la capacità
di reagire alle sfide. E’ da come impostiamo oggi
la costruzione delle città, da come affrontiamo la
pianificazione energetica, da come costruiamo le
nostre abitazioni, da come tuteliamo e ripristiniamo
la biodiversità, che dipenderà il nostro futuro”
- conclude Bologna.
I Paesi con oltre un milione di abitanti con
l’impronta ecologica più vasta calcolata su un
ettaro globale a persona, sono gli Emirati Arabi,
gli Stati Uniti, la Finlandia, il Canada, il Kuwait,
l’Australia, l’Estonia, la Svezia, la nuova
Zelanda e la Norvegia. La Cina si pone a metà nella
classifica mondiale, al 69mo posto, ma la sua
crescita economica (che nel 2005 è stato del 10,2%)
ed il rapido sviluppo economico che la caratterizza
giocheranno un ruolo chiave nell’uso sostenibile
delle risorse del pianeta nel futuro. Il WWF crede
che sia vitale per il pianeta che la Cina e gli
altri paesi di nuova industrializzazione (che
globalmente raggiungono oltre il miliardo di
abitanti e che stanno raggiungendo un livello di
consumo paragonabile ai paesi dell’area OCSE) non
segua i modelli di sviluppo dell’Occidente, ma
persegua il proprio sviluppo in una chiave di
sostenibilità.
L'Italia
si piazza al 29mo posto, in coda rispetto al
resto dei paesi europei, con un’impronta ecologica
(sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro capite con
una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite,
dimostrando quindi un deficit ecologico di 3.1
ettaro globale pro capite. "Il nostro paese
necessita di avviarsi rapidamente su una strada di
sostenibilità del proprio sviluppo integrando le
politiche economiche con quelle ambientali. Solo
tenendo in conto la natura saremo in grado di
fornire il giusto valore al nostro “benessere” e
di procedere a politiche energetiche, dei trasporti,
di uso del territorio capaci di rispettare il nostro
straordinario Bel Paese, facendo fruttare al massimo
i suoi elementi di qualità" - commenta il WWF.
Il Living Planet Report viene lanciato proprio nella
settimana che il WWF Italia sta dedicando ai suoi 40
anni di vita dell’Associazione: il 27 ottobre il
rapporto verrà illustrato presso la sede della
Luiss di Roma, mentre, nella stessa sede, sabato 28
verrà lanciata la sfida per la biodiversità con la
presentazione al Governo delle Biodiversity Vision
per Alpi e Mediterraneo. [GB]
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