 |
|
MIGRANTI |
|
APPELLO
MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA ROMA 17 OTTOBRE
2009
Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a
Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello
stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un
rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.
A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a
provocare vittime e viene alimentato dal governo Berlusconi. Il pacchetto
sicurezza varato dal governo di Centro-Destra offende la dignità umana,
introducendo il reato di “immigrazione clandestina”.
La morte degli immigrati nel canale di Sicilia, che si sta trasformando in un
cimitero marino, è la tragica conseguenza della logica disumana che ispira la
politica governativa.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente alimentando e legittimando
nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e
solidarietà per difendere i diritti umani respingendo ogni tipo di razzismo.
Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle
organizzazioni sindacali, alla società civile e a tutti i movimenti a scendere
in piazza il 17 ottobre per fermare il dilagare del razzismo sulla base di
questa piattaforma׃
• No al razzismo
• Per la regolarizzazione generalizzata per tutti
• Ritiro del pacchetto sicurezza
• Accoglienza per tutti
• No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono
• Per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di
lavoro
• Diritto di asilo per i rifugiati e profughi
• Per la chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsioni (CEI)
• No alle divisioni tra italiani e stranieri
• Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutti
• Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
• Contro ogni forma di discriminazione nei confronti di LGBT
• Solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del lavoro
SABATO 17 OTTOBRE 2009
MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA ROMA
PIAZZA DELLA REPUBBLICA ORE 14.30
COMITATO PROMOTORE 17 OTTOBRE :
Unione Cittadini Immigrati Roma - Comitato Immigrati in
Italia (Roma) - Centro sociale Ex Canapificio Caserta - Movimento Migranti e
Rifugiati Caserta - Migrantes Y Familiares MFAM - Comitato Immigrati in Italia
(Napoli) - Collettivo Immigrati Auto-Organizzati Torino - Ass. Dhuumcatu - Lega
Albanesi Illiria - Ass. Filippini Roma - Ass. Sunugal Milano - Ass Insieme per
la Pace - Ass Mosaico Interculturale (Monza-Brianza) - Federazione Senegalesi
della Toscana - Ass. FOCSI (Roma) - Ass. Bangladesh (Roma) - Ass. Pakistan
(Roma) Ass. Indiani (Roma) - El Condor (Roma) - Uai (Como) - Centro delle
culture (Milano) - Ass. Punto di partenza (Milano) - Movimento lotta per la casa
(Firenze) - Ass. El Mastaba (Firenze) - Ass. Arcobaleno (Riccione) - FAT
(Firenze) - Ass. Interculturale Todo Cambia (Milano) - Studio 3R di mediazione
(Milano) - Centro delle culture (Firenze) - Federazione Nazionale RdB-CUB - SdL
intercategoriale - Confederazione Cobas - Naga - Coordinamento Migranti Verona -
Sportello Immigrati RdB Pisa - Missionari Comboniani Castelvoturno - PRC – Pdci
- Ass.ne Razzismo Stop e ADL-Cobas - Sinistra Critica - Rete Antirazzista
Catanese - Coordinamento Stop razzismo - Ass. antirazzista e interetnica `3
febbraio´ - Partito Umanista - Partito di Alternativa comunista - Socialismo
Rivoluzionario - Unicobas - Socialismo Libertario - Centro delle Culture - Ass.Umanista
Help To Change - Comitato antirazzista Abba (Fi) - Comitato Antirazzista (Vi) -
Donne in Nero (Italia) - Clan Destino Doc - Medici e Operatori della salute
dalla parte dei migranti - Ass.LibLab - Libero laboratorio - Associazione
Culturale Musicale illimitate Villaricca (Napoli) – CIPAX (Centro
interconfessionale per la pace) - Sud Pontino Social Forum - Cooperativa
Immigrazionisti (Mi) - Gruppo Every One - Rifugiati di piazza Oberdan Milano -
Gruppo Watching the Sky, Ass. culturale molisana " Il bene comune" -
Associazione Utopia Rossa - Punto pace di Napoli movimento Pax Christi - Ass.
Donne e colori ( Roma) - Marenia (gruppo musicale) - Bidonvillarik (gruppo
musicale) - Associazione Peppino Impastato - Casa Memoria (Cinisi) - Slai Cobas
Nazionale - Action (Roma) - Associazione "Kamilla" (Cassino) - Collettivo Teatri
OFFesi di pescara - Associazione Arrakkè - Centro per la tutela dei diritti
umani (Siracusa) - USI AIT Nazionale - Associazione Yakaar Italia-Senegal -
Corrispondenze Metropolitane (Roma) - RETELEGALE (Torino) - ASIA-RdB (Bologna) -
L'associazione Solidarietà Proletaria (Napoli) - Coordinamento Diversi Uguali
(Arezzo) - Periodico Bianco e Nero - PCL - Rivista CARTA - Associazione "Romano
pala tetehara" Rom per il futuro - Associazione Nazionale USICONS - Associazione
cittadini del mondo - COLLETTIVO " IQBAQL MASIH" DI LECCE - Associazione
interculturale Grammelot (Napoli) - Emergency - Casa Internazionale delle donne
(Roma) - Piattaforma Comunista - Associazione-centro interculturale delle donne
trama di terre (Imola) - Libreria la locomotiva (Savona) - perUnaltracittà
(Firenze) - G.A.S TAPALLARA di Catania - Circolo di cultura glbt Maurice
(Torino) - Comitato spontaneo per la pace di Faenza - Centro di documentazione
don Tonino Bello di Faenza - PdCI Fed Prov di Torino - Ass. Culturale Artiglio -
Mondo senza Guerre- Il centro Open Mind GLBT di Catania - Centro delle Culture
di Roma - Collettivo MAREMMANO AUTORGANIZZATO (GROSSETO) - Organizzazione
Comunista Alternativa Proletaria - IL MONDO IN IV (Roma) - Collettivo
Antagonista Primaverile (Roma) - Associazione Postribù - Collettivo l'evasione
(Cosenza) - Cobas pt cub - Sinistra Unita e Plurale (Firenze) – JVP Italia -
Padri Sacramentini (Caserta) - Casa Rut (Caserta) - Pastorale Giovanile
(Caserta) - Radio Vostok - Associazione Agora - CARC - Gruppo Antifascista
Partigiano (Cremona) - DONNE PER L'INTEGRAZIONE di Borgomanero (NO) -
Rete28Aprile - Centro Open Mind GLBT (Catania) – ARCI – Sinistra e Liberta -
Piero Soldini (dipartimento immigrazione CGIL) - Comitato antirazzista e contro
l'omofobia “ALZIAMO LA TESTA " (Milano) - Cantieri Sociali - Cooperativa Sociale
Dedalus (Napoli) - Associazione Priscilla (Napoli) - Federazione dei Comunisti
Anarchici - Assolei sportello donna - Associazione voceDonna (Forli) - Csoa
Villaggio Globale (Roma) - Associazione SocialismoeSinistra - FGCI (Roma) -
Comitato Solidarietà Antirazzista (Martesana) – Sindacato lavoratori in Lotta –
ATTAC (Roma) - EMMAUS – BPM (Roma) – PLT
Per adesioni:
comitatoroma17ottobre@gmail.com
Colpi di pistola su due lavoratori ivoriani. Scoppia la
protesta
Emerge la drammatica realtà denunciata da MSF
Rosarno (Reggio Calabria).
Hagi e Ahabib, venerdì 12 dicembre, stavano rientrando nel casolare
abbandonato in cui vivono in condizioni disumane, sulla strada che da
Rosarno porta a S. Ferdinando. I due lavoratori immigrati della Costa
D’Avorio stavano tornando da una lunga giornata di lavoro, sfruttati nella
raccolta degli agrumi dai caporalati della zona nella piana di Gioia Tauro.
Da uno Fiat Punto, che poi è si è allontanata a forte velocità, partono
alcuni colpi di pistola che feriscono i due immigrati, uno in maniera grave.
A sparare, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, due italiani.
Entrambi i lavoratori sono stati ricoverati all’ospedale di Polistena. Ad
uno dei due giovani africani è stata asportata la milza.
La notizia corre veloce tra i lavoratori, provenienti per lo più dall’Africa
sub-sahariana, che da novembre a febbraio, secondo il rapporto “Una
stagione all’inferno” di Medici senza frontiere, arrivano in migliaia
per la raccolta di mandarini e arance a 25 euro al giorno. Vivono in
casolari e ex-fabbriche abbandonate senza luce, acqua, gas e servizi
igienici.
In tre/quattrocento, venerdì sera, scendono in strada e si fronteggiano con
polizia e carabinieri in assetto antisommossa, lanciano oggetti, bloccano le
strade. La protesta si ferma solo dopo l’incontro di una delegazione dei
lavoratori con i commissari prefettizi che attualmente gestiscono il comune
di Rosarno (sciolto per infiltrazioni mafiose) e dai rappresentanti delle
forze dell’ordine in cui hanno chiesto migliori condizioni abitative e più
sicurezza.
Vedi anche:
Rosarno, una mappa dei drammi del mondo di Felicity Lawrence, The
Guardian da
TerreLibere.org |
Reportage fotografico
Nel
rifugio-lager di Rosarno. "Viviamo tra i topi e la paura" di Carlo
Ciavoni
Intervista ad Alessandra Oglino, curatrice del Rapporto "Una stagione
all’inferno" di MSF [
scarica in pdf ]
24.09.2008
Nuovi italiani confliggono
(da
www.infoaut.org )
La grande manifestazione milanese di sabato 20 settembre
per ricordare Abba e i riots casertani in
risposta alla strage camorrista rimettono al centro la
questione migrante e dei nuovi italiani in termini che
ancora non avevano saputo porsi nel nostro paese.
Chiusosi per il momento il ciclo delle mobilitazioni
“solidali” composte in larga parte di italian* dal cuore
d’oro e ceto politico (più o meno) di movimento, è forse
giunto il momento (sono questi sintomi anticipatori?
questa è almeno la domande che s’impone dopo questa
settimana) di possibili aperture di nuove lotte dei
migranti, per i migranti.
L’ingovernabilità del corteo milanese e la furia
espressasi nell ’hinterland
casertano raccontano di un nuovo protagonismo di
migranti, immigrati e figli d’immigrati.
Con una differenza: se la rivolta di CastelVolturno
mostra i tratti della disperazione, della rabbia che non
vede via d’uscita, la manifestazione di Milano sembra
portare al centro della scena politica una nuova
generazione di figli d’immigrati disposti a battersi per
i propri diritti, in tutto e per tutto italiani,
nell’unica maniera in cui si può essere oggi “italiani”:
abitandone il territorio, vivendone il contesto (a meno
di riscoprire leghistiche connessioni di suolo, sangue e
razza).
I due momenti mostrano però anche un tratto comune: le
testimonianze e interviste ai diretti interessati
ripetono incessantemente un identico ritornello: “non se
ne può più”, spesso accompagnato da una (oggi purtroppo)
necessaria specificazione: “non siamo animali”.
Scorrendo le numerose testimonianze, ci si accorgerà
come spesso a essere vissuto come intollerabile affronto
non sono tanto (o solo) le condizioni di sfruttamento e
miseria (dove in fondo si è espropriati tra altri
espropriati) ma quel particolare clima di odio e
risentimento che carica di un tono grave l’aria di molte
delle nostre città. Non c’è in tutto questo nessuna
mistica dell’immateriale ma l’evidenza di determinati
rapporti sociali (di produzione e di discorso).
Come scriveva Frantz Fanon “per il Nero non vi è che un
destino. E questo destino è bianco”. In breve, i
migranti e nuovi italiani di casa nostra scoprono sulla
loro pelle la c ondizione coloniale. E la
scoprono anche gli italiani autoctoni, troppo abituati
alla tranquillizzante narrazione degli “italiani brava
gente”. Non si tratta qui di riscoprire l’infamia (che
pure c’è stata) dell’imperialismo italiano in Africa,
quanto di rendersi conto del tratto comune che informa
la vita in tutte le metropoli europee innestando la
complicazione politica di una gerarchia lungo la linea
della razza su quella storica e tradizionale
della classe.
In Italia, nel suo evidente ritardo storico rispetto
ad altri contesti, questa contraddizione inizia a
palesarsi con forza e visibilità nella metropoli
lombarda. Una volta tanto la capitale economica del
paese (in cui convivono le sedi delle multinazionali
finanziarie e il 20 % di consensi per il
protezionismo della Lega) ha risposto e ha fatto
sentire la sua presenza: le stime più realiste
parlano di 15.000 persone in piazza. Non troppe, se
si considera i numeri medi di una mobilitazione
milanese; tantissimi se si considera il momento che
stiamo attraversando. Grandi assenti: i sindacati e
la sinistra istituzionale ma nessuno ne ha sentito
la mancanza.
L’aspetto politicamente più interessante ce lo racconta
però la
testa del corteo: quelle 5/600 persone , tutte di
colore, che non hanno accettato di essere per l’ennesima
volta pascolate da autonominantisi loro rappresentanti e
facendosi invece parte attiva di un discorso in tutto e
per tutto loro: agendo in profondità la crisi della
rappresentanza. Rifiutando i divieti, rompendo gli
argini, decidendo la destinazione di un corteo che non
poteva non finire nel luogo dell’infamia in cui s’è
perpetrato l’orrendo delitto di una settimana prima.
La scorsa settimana i “nuovi italiani” hanno alzato la
testa e battuto un colpo. Non partirà certo da qui un
nuovo ciclo di mobilitazioni né lo sviluppo lineare
(quanto ci piacerebbe!) di una nuova forza sociale
organizzata e di rottura. Per intano però, hanno smosso
per un momento un clima sociale complessivo intriso di
rassegnazione e impotenza… e non è poco!
|
MIGRANTI, GIORNATA DI
MOBILITAZIONE PER IL PERMESSO DI SOGGIORNO
Appello per una giornata di mobilitazione
SABATO 16 FEBBRAIO
per la regolarizzazione di tutti coloro che hanno
presentato la domanda del Decreto Flussi. |
|
Le manifestazioni dei migranti di fine ottobre a Brescia,
Roma e in altre città , la giornata di mobilitazione del 1°
dicembre, in più di 20 città, per la cancellazione del
protocollo tra Ministero
dell’Interno e Poste Italiane per il rinnovo dei permessi di
soggiorno hanno visto affermarsi un nuovo protagonismo dei
migranti dopo aver verificato che le promesse dell’attuale
governo si sono dimostrate solo delle illusioni.
Il decreto flussi varato un paio di mesi fa ha confermato che
non c’è la volontà di abrogare la legge Bossi- Fini
riproducendo tutti quei meccanismi ipocriti, in realtà
funzionali solo al mercato del lavoro, che generano
“clandestinità”. L’accoglimento di tutte le domande
presentate è l’unica risposta per regolarizzare le centinaia
di migliaia di migranti già presenti sul territorio
nazionale che sono confinati nella condizione di
“irregolari”. La nuova procedura del decreto flussi ha solo
spostato le code dei migranti dalle Poste ai Patronati,
nulla in sostanza è cambiato e
continua la vergognosa “lotteria” sulla pelle dei migranti. I
numeri parlano chiaro: di fronte a una quota complessiva,
prevista dal decreto, di 170.000 ingressi sono state
presentate 700.000 domande.
Non è più tempo di promesse ma di fatti concreti:
regolarizzazione immediata dei migranti, cancellazione della
rapina rappresentata dal protocollo con Poste Italiane
Facciamo appello a tutte le associazioni, organizzazioni, reti
dei migranti e antirazziste per una giornata di lotta e
mobilitazione per il 16 febbraio davanti alle Prefetture per
chiedere l’immediato accoglimento di tutte le domande
presentate.
per adesioni: migranti.brescia@ libero.it
Coordinamento Immigrati Brescia
Rete Migrante Milano
Coordinamento Migranti Bologna
Coordinamento Immigrati di Bergamo
Coordinamento Migranti Verona
ADL-Cobas Padova, Treviso, Verona, Bassa Padovana, Rovigo
Associazione Razzismo Stop del Veneto
Laboratorio antirazzista La Spezia
SdL Intercategoriale
Sinistra Critica
Coordinamento Nord\Sud del mondo Milano
Confederazione Cobas
Centro delle Culture di Arezzo
|
da radio onda d'urto:
Nov. 12 Ore: 19.26 -
ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE RETI MIGRANTI E ANTIRAZZISTE
Circa 150 persone - la maggior parte migranti,provenienti
da Brescia, Milano, Como, Pavia, Erba, Torino, Cremona,
Verona, Vicenza, Padova,Trieste, Gradisca, Monfalcone,Reggio
Emilia, Bologna, Roma, Napoli - hanno partecipato alla
assemblea nazionale delle associazioni e delle reti migranti
e antirazziste che si è tenuta a Brescia al centro sociale
Magazzino 47. L’assemblea ha lungamente discusso sulle
prossime iniziative del movimento riguardanti i terreni di
lotta contro il protocollo con le Poste, la sanatoria, i cpt
ed il decreto antirumeni, oltre alla proposta di sciopero
dei migranti. E’ stata decisa la partecipazione alla
manifestazione di genova del 17 novembre e la costruzione
per il 1 dicembre di una giornata nazionale di azioni di
lotta, articolate a livello locale, contro il protocollo con
le Poste. Inoltre è emersa l'indicazione di verificare la
possibilità e sperimentare forme di sciopero dei migranti,
anche a livello locale o di singole aziende. Sentiamo la
sintesi della discussione da felice Mometti del tavolo
migranti di Brescia, Bass del coordinamento migranti di
Bologna, di Abu del comitato immigrati in Italia e Iqbal
Mazhar dell'Associazione diritti per tutti di Brescia
[Scarica
il contributo audio, durata: 17 min.] |
Ott. 27 Ore:
18.46 - BRESCIA: CONCLUSO IL
CORTEO MA NON LA LOTTA
Si avvia alla conclusione la giornata di mobilitazione nazionale a
Brescia per i diritti e la libertà dei migranti. Vi proponiamo
gli interventi dal palco di alcune delle realtà che hanno
aderito alla manifestazione di oggi alla quale hanno partecipato
20 mila persone provenienti da tutto il nord-Italia. Obbiettivo
di tutti/e è quello comunque di proseguire la lotta. Intanto
domani si replica a Roma. Ci sarà infatti nel pomeriggio un
altro corteo con le stesse parole d’ordine di quello di oggi al
quale aderiranno le realtà di migranti del centro-sud Italia.
Radio onda d’urto seguirà in diretta anche questa manifestazione
a partire dalle 17.
[Scarica
il contributo audio, durata: 24 min.]
10 Ago. 16.13 -
L'ASSURDA CROCIATA DELLO SCERIFFO GENTILINI
Il vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, ex primo
cittadino noto per le sue posizioni xenofobe e razziste, ha
dichiarato guerra agli omosessuali con parole che
incitavano, letteralmente, alla "Pulizia etnica contro i
culattoni". Il motivo sarebbe un parcheggio, diventato luogo
d'incontro della comunità gay. Tra i provvedimenti
annunciati, una dura videosorveglianza della zona e
un'escalation di controlli mirati. Ma sono soprattutto i
toni a far reagire: l'arcigay ha annunciato una serie di
iniziative nella città di Treviso nel prossimo periodo, a
partire da un kiss in, accompagnato dall'inaugurazione di
una 'gay-street'. Alessandro Zan, presidente dell'arcigay
veneto.
[Scarica
il contributo audio, durata: 7'.9''] |
10 Ago. 16.09 -
BOSSI FINI: UNA LEGGE DA CAMBIARE
Di oggi la richiesta della Cgil al parlamento di
intervenire con una riforma radicale della legge Bossi Fini.
Le Camere del Lavoro annunciano una grande mobilitazione di
massa nel prossimo autunno assieme a Cisl e Uil. Per il
sindacato infatti i timidi passi che i ministri Amato e
Ferrero stanno compiendo in direzione di una riforma della
legislazione vigente sarebbero solo dei rattoppi: occorre
puntare a un obiettivo più coraggioso dicono da Corso
d'Italia. Sentiamo il commento di Pietro Soldini,
responsabile nazionale dell'ufficio per le politiche
dell'immigrazione.
[Scarica
il contributo audio, durata: 3'.4''] |
Libertà di movimento e sapere delle lotte
E’ iniziata la “caccia al clandestino”.
Clandestino e renitente alla reclusione, non evaso, però.
Perchè le 32 persone che ieri hanno superato il muro di cinta
del Centro di permanenza temporanea di Bari non sono detenuti.
E, quindi, non sono evasi.
Ma sono irregolari. Questo si. E tanto basta a scatenare una
campagna stampa e di dichiarazioni che fa leva su quella isteria
della sicurezza che annebbia la ragione. La sicurezza, parola di
Walter Veltroni, è il primo pensiero che bisogna coltivare per
proteggere i più deboli. Andarlo a dire a chi la sicurezza di
una casa o di un reddito non la ha, è ben difficile.
Provarlo a dire a chi non ha la possibilità di muoversi senza
essere detenuto, a chi ha esercitato il legittimo diritto di
fuga da una struttura carceraria che è peggiore del carcere è
impossibile.
Perchè di sicurezza sociale occorrerebbe parlare e non fare
seguito alle astrazioni mediatiche che generano paura e stigma
sociale.
Di casa, di accoglienza, di servizi sociali e reddito occorre
discutere. Non di Cpt, di reclusione, di guerra e territorio
militarizzati.
Ma di quale sicurezza si può parlare a chi ha attraversato il
mare Mediterraneo con una imbarcazione di fortuna e, chissà
come, è ancora vivo? Di quale sicurezza ci si può fare scudo
dinanzi a chi ha visto morire persone al proprio fianco perchè
voleva cambiare la propria vita attraverso la ricerca di una
nuova terra? Di quale sicurezza si può parlare a chi è costretto
a viaggiare con mezzi di fortuna ed a costi impensabili?
Tutta la retorica di questo mondo è insufficiente a descrivere
il clima di terrore in cui migliaia di persone vivono per
spostarsi da un luogo all’altro della Terra. Provate a parlare
del Mediterraneo come mare di pace a chi vive sulla sponda sud
di quel mare!
Tanto meno la retorica può giustificare l’accanimento che si
consuma ai danni dei migranti che, giunti sulla costa italiana,
si ritrovano ad essere rinchiusi in campi senza diritti.
Dalla Sicilia alla Puglia, e risalendo sino a Roma, Milano,
Bologna, Torino, Gradisca d’Isonzo il viaggio nel terrore non
pare finire mai. Ti spostano come un pacco da un Cpt all’altro.
Ne esci con un decreto di espulsione, quando ti riprendono vai
in carcere e quando sconti la pena, sempre clandestino, ritorni
in un altro Cpt.
E la fuga da questo terrore non è certo esecrabile.
La fuga consumata la scorsa notte non è l’unica dai Cpt in
Italia e non è unica nemmeno nel microcosmo barese.
Già nei giorni scorsi le agenzia di stampa davano notizia della
fuga di 7 cittadini asiatici dal centro del quartiere San Paolo.
Molte altre sono avvenute in passato.
Le ragioni dell’incremento delle fughe dai Cpt nel periodo
estivo di certo si ritrovano nelle peggiori condizioni di vita
che all’interno dei centri si hanno quando l’affluenza di
migranti è maggiore.
Ma vi sono anche altre ragioni, alcune più remote, altre
evidenti.
Quella più evidente è l’incomprimibile desiderio di libertà che
anima gli individui, desiderio che si esprime a partire dalla
consapevolezza di affrontare viaggi interminabili con costi
esorbitanti ed esiti incerti e non si ferma certo dinanzi ad un
cancello.
Ma queste fughe testimoniano anche altro: la diffusione di un
sapere specifico, il sapere delle lotte! La conoscenza delle
pratiche di resistenza ai meccanismi di reclusione circola con
le persone così come circolano i venti nel Mediterraneo.
E se, nel perverso dramma che deriva dalla costruzione della
fortezza europea, i migranti vengono rinchiusi più volte in
diversi Centri di permanenza temporanea quella conoscenza
diventa prassi attiva di libertà. E, così, dal malore di uno si
genera la fuga di altri, dalla ribellione di cento in 32
riescono a trovare uno spiraglio di libertà.
E’ già accaduto nei Cpt d’Italia. La rivolta nel Cpt di via
Corelli a Milano fu un esempio delle rivendicazioni che le
moltitudini, pur in gabbia, riescono ad agire.
Le fughe dai Cpt che si susseguono a sud ed a nord sono
anch’esse espressione di queste pratiche di resistenza.
A fronte dell’indifferenza o del meschino interesse che si
celano dietro le dichiarazioni razziste di chi si accanisce
contro la libertà di movimento delle persone non possiamo che
continuare a denunziare la barbarie insita nell’esistenza dei
Cpt ed a solidarizzare in ogni modo con le forme di lotta che
autonomamente si sviluppano.
Rete No Cpt – Zona Autonoma
Metropolitana
nocpt@libero.it
IMMIGRAZIONE: VALIDO
IL CEDOLINO AL POSTO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
[17.20, 02 Lug.] da
radio onda d'urto BS
Se il permesso di soggiorno per i lavoratori
immigrati non è ancora arrivato, è valido il cedolino
ricevuto al momento della presentazione della domanda. Lo ha
spiegato il sottosegretario agli Interni, Marcella Lucidi, a
proposito di alcune aziende bresciane che avrebbero
interrotto il rapporto di lavoro con immigrati poiché non
sono ancora in possesso del permesso di soggiorno. Una nuova
circolare prevede che, per un immigrato che ha presentato
domanda alle poste, deve essere ritenuta valida la ricevuta.
Ai nostri microfoni Iqbal Mazar dell'associazione Diritti
per tutti di Brescia
[Scarica
il contributo audio, durata: 4'.24''] |
 
sabato 19/05/2007 - ore 12.00: VICENZA - CORSO
PALLADIO-MUNICIPIO DI VICENZA
MANIFESTAZIONE MIGRANTI
DIRITTI DI CITTADINANZA;I LAVORATORI IMMIGRATI DIFENDONO LA LORO
DIGNITA’
Ci risiamo. Cambia il governo ma le politiche sul lavoro e sull´immigrazione
dimostrano di essere quello che ci aspettavamo. Da un lato,
provvedimenti e gesti di facciata (far diventare invisibili gli
immigrati facendo sparire le code davanti alle questure; creare
consulte sull´immigrazione prive di poteri reali e che servono
solo a legittimare, con un falso consenso, quanto viene pensato
e prodotto contro i migranti). Dall´altro, il proseguire sulla
scia di dispositivi di legge e di governance della migrazione
che trattano i migranti come indesiderabili, come mera mano
d´opera, come equilibristi da trattenere tra clandestinità e
sfruttamento mantenendo il legame tra permesso di soggiorno e
contratto di lavoro, gli ingressi legati a quote che hanno già
da tempo dimostrato platealmente di non poter essere programmate
nei regimi di accumulazione flessibile, offrendo i migranti agli
sponsor (dalla caritas ai sindacati) come risorsa immediatamente
monetizzabile.
Poco importa che il trasferimento alle Poste delle pratiche per il
rinnovo dei permessi di soggiorno venga a gravare sulle tasche
dei migranti per cifre insostenibili e che il sistema abbia già
dimostrato di essere del tutto ingestibile.
Poco importa che centinaia di migranti stazionino dalle 4 del
mattino in fila davanti alla prefettura (come prima erano in
fila davanti la questura)
Poco importa che per i migranti non ci siano case, diritti,
dignità. Quello che interessa è rapinarli anche del TFR,
convincendoli a trasferirlo a fondi pensione (gestiti anche dai
sindacati conferederali, che molti scrupoli non si fanno nei
confronti degli stessi migranti che pagano loro le tessere),
quando una pensione non l´avranno mai.
In questa situazione e in attesa di una nuova legge che ci
tratti da persone umane esiste a Vicenza il problema dei CALL
CENTER.
Servizio che viene esercitato da commercianti immigrati e che
consente ai loro connazionali di telefonare, spedire soldi ai
loro familiari rimasti nel paese di origine.
L’amministrazione comunale in ottemperanza ad una ordinanza sta
prestando particolare attenzione a questi locali:
vuole limitarne gli orari di apertura, imporre la chiusura
domenicale,chiedere l’immediata messa a norma dei locali.
Il Comune di vicenza a fronte delle richieste di tenere aperto la
domenica, questo per la particolarità del servizio in quanto
giornata non lavorativa, di concedere deroghe per la messa a
norma come già avvenuto in Lombardia,facendosi interprete della
fermezza e della difesa della legalità non ci ha concesso
l’incontro, non ha concesso proroghe. Questo anche se sostenuti
da 500 firme di clienti.
Per quanti sforzi facciano, i migranti non sono invisibili.
Abbiamo imparato a prenderci i nostri diritti. Sappiamo che
nessuno ci darà nulla, finché non sarà spezzato il vincolo tra
permesso di soggiorno e contratto di lavoro e finché non verrà
ritirata quella legge 30 che, se permette un feroce sfruttamento
dei precari italiani, per noi significa essere permanentemente a
rischio di clandestinità e di espulsione.
Abbiamo deciso di prenderci la piazza per prenderci i diritti.
Senza aspettare che un preteso governo amico trovi il tempo di
risolvere le sue beghe interne.Vogliamo che il sindaco di
Vicenza ci riceva e ci ascolti.
Chiamiamo migranti, coordinamenti di lotta e reti di movimento ad
un
SIT-IN a VICENZA SABATO 19 MAGGIO ORE 12
CORSO PALLADIO DAVANTI MUNICIPIO
Per la regolarizzazione di tutti i migranti nello spazio europeo.
Contro il trasferimento alle Poste delle pratiche per il rinnovo
del permesso di soggiorno.
Contro la legge truffa sul TFR casa, per i diritti sociali di
migranti e precari.
CALL CENTER APERTI ANCHE LA DOMENICA
comitato commercianti e cittadini immigrati di Vicenza- via del
grande 24 vicenza
organizzatore: COORDINAMENTO IMMIGRATI
CLICCA QUI INFO: ITALIANO
SERBO
FRANCESE
Assemblea del Coordinamento nazionale immigrati C.I.I.
Vicenza
Sabato 14 Aprile 2007
Sala dei Chiostri di Santa
Corona
Via S. Corona
(Centro storico vicino al
Tribunale)
ore 14.30 - 18.30
In
seguito alle due ultime assemblee di Napoli e Roma ed in
particolare dopo l'incontro del 28 Marzo al Convegno di Roma con
il ministro Ferrero si rende necessaria una riflessione su tutto
quanto sta accadendo in tema di immigrazione.
Viene quindi indetta una assemblea-dibattito nazionale sabato 14
aprile a Vicenza con il seguente ordine del giorno:
-
Punto della situazione dopo un anno di attività del nuovo
governo
-
dichiarazione del ministro sul fatto che non è prevista alcuna
sanatoria
-
analisi del progetto di legge governativo
-
TFR: come garantire informazioni chiare e trasparenti anche ai
lavoratori stranieri
-
Quali forme di lotta organizzare per ribadire con forza, ma
anche con efficacia, le nostre richieste.
-
Varie ed eventuali.
AVVISO
Sempre a Vicenza, presso la sede RdB-CUB in via Natale Del
Grande n.24 (sotto lo Stadio di calcio Menti) la mattina di
sabato 14 e di domenica 15 dalle ore 10 alle 12 è prevista una
assemblea organizzativa degli sportelli RdB-CUB a cui sono
invitate anche altre realtà di sportello e sindacato.
Tutti i delegati e rappresentanti delle Associazioni dei
migranti possono intervenire. Siete caldamente invitati a
portare il vostro contributo.
Morteza Nirou
cell.
3493338765
tel.
ufficio 0444514937
e-maiL
mortezanirou@libero.it
|
la democrazia si fa conflitto contro la guerra
Contro i CPT per i diritti di cittadinanza globale
Il 26 febbraio si
terrà a Gradisca D’Isonzo (GO) una manifestazione contro il
costruendo Centro di detenzione e identificazione più grande
del nord-italia (guarda
le foto del progetto), una manifestazione a cui stanno aderendo
da tutta Italia molte realtà associative, sindacali,
partitiche.
La manifestazione di Gradisca D’Isonzo deve diventare un’occasione
di partecipazione e protagonismo di tante realtà che
considerano la chiusura e il sabotaggio del CPT di Gradisca come
un obiettivo primario per le lotte dei precari di tutta Europa.
Leggi
l’appello per la manifestazione
Scarica
e diffondi il volantino
Da quando si è avuto notizia delle intenzioni del
Ministero dell’Interno di utilizzare l’area dell’ex-caserma
Polonio di Gradisca come luogo per costruire un cpt, le
associazioni, i gruppi, i cittadini della regione hanno manifestato
più volte la loro contrarietà al progetto. In alcune occasioni (30
gennaio ’04 e 17
giugno ’04) sono anche stati bloccati i lavori di costruzione
e compiute azioni di sabotaggio sulle attrezzature utilizzate e sui
muri esterni della struttura.
Rassegna stampa
sul cpt di Gradisca a cura di MeltingPot
Gli enti locali, Regione, Provincia, Comune, si sono
sempre dichiarati contrari all’idea del Cpt. Nonostante ciò, poco
o nulla di quello che si poteva fare per bloccare i lavori è stato
fatto.
L’apertura del nuovo lager sembra dunque imminente, ma esiste
ancora la possibilità di un intervento a livello istituzionale per
fare in modo che ciò non accada. Alessandro Metz, Consigliere
Regionale dei Verdi, ha inviato una lettera aperta
al Sindaco di Gradisca d’Isonzo, al Presidente della Provincia di
Gorizia e al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, per
sollecitare azioni determinate contro i lavori al CPT di Gradisca d’Isonzo.
Il 26 febbraio a Gradisca scenderà in strada quella
stessa moltitudine che nell’ottobre del ’98, a Trieste, fece
chiudere il cpt del Porto Vecchio. Sarà in strada per ricordare che
la repressione non può fermare il conflitto tra democrazia e
guerra, in vista della data del 20 aprile ’05 quando, a Trieste,
inizierà il processo di appello contro coloro che in quell’occasione
disobbedirono ai divieti per mostrare a tutti la vergogna del CPT
triestino, subendo pesanti condanne
malgrado quella stessa struttura venisse poi chiusa proprio in
seguito alle proteste (unico caso in Italia).
Le rivendicazioni dei diritti di cittadinanza per
tutt*, delle lotte quotidiane per la conquista di reddito, passano
necessariamente per il percorso che dalle strade di Parma
arriva a Gradisca e volge verso gli appuntamenti europei del 2 Aprile
e dell’EuroMayday ’05.
PER
LA LIBERTA’ DI MOVIMENTO E IL DIRITTO DI RESTARE
Lo scorso anno, una giornata europea di azione e mobilitazione
contro i centri di detenzione e per la legalizzazione dei migranti senza documenti è
stata lanciata durante il forum sociale europeo di Parigi. Un appello è stato
sottoscritto da molti network e gruppi, e il 31 gennaio 2004 manifestazioni e azioni sono
state realizzate in più di quaranta città europee. È stata una giornata importante per
lo sviluppo di un processo di comunicazione e messa in rete tra le lotte dei migranti e
gli attivisti a livello europeo.
Quest'anno vogliamo fare un passo avanti. Proponiamo a tutte le reti e ai movimenti
sociali europei di condividere l'organizzazione di una seconda giornata di azione e
mobilitazione, da realizzare il 2 aprile 2005, focalizzata intorno alla rivendicazione
della libertà di movimento e del diritto di restare come un'alternativa al processo
costituzionale europeo.
Quando parliamo del processo costituzionale europeo, pensiamo prima di tutto alla sua
dimensione materiale, ovvero alle modalità del processo di integrazione che hanno
concretamente avuto luogo negli ultimi anni. Una cittadinanza europea è ciò che si sta
costruendo, e noi dobbiamo concentrare la nostra analisi sul modo in cui i confini di
questa cittadinanza sono costruiti e gestiti, tanto nella loro dimensione esterna, quanto
in quella interna. I centri di detenzione per migranti hanno giocato e continuano a
giocare un ruolo chiave in questo processo. Sebbene abbiano forme diverse nei diversi
paesi, sono in realtà istituzioni europee, all'interno di una cornice unificata che
promuove un processo di esternalizzazione dei campi anche al di là dei confini
dell'Unione- dai Balcani alla Libia e al Marocco.
I campi sono l'oscuro simbolo di una politica delle migrazioni che non è semplicemente
orientata a tenere migranti e rifugiati fuori dall'Europa, ma piuttosto a promuovere un
processo di inclusione selettiva dei migranti, anche attraverso l'illegalizzazione. Questo
processo corrisponde alla produzione di una gerarchia dei diritti, così come delle
posizioni legali e politiche, che è al centro delle trasformazioni materiali della
cittadinanza in Europa e che è ben lontano dal riguardare solo i migranti. Esso si
traduce, inoltre, in un nuovo modello di gestione della forza lavoro centrato sulla
precarizzazione e sullo sfruttamento. I migranti sono i soggetti che sperimentano in
anticipo condizioni di vita e di lavoro che l'intera forza lavoro, pur con differenze
innegabili, sta cominciando a vivere in Europa. Ma d'altra parte, le loro pratiche di
mobilità esprimono una serie di rivendicazioni e domande che, nella vita di ogni giorno,
indicano un'Europa diversa. Per questo vogliamo portare queste connessioni e queste
domande all'interno del processo di costruzione dell'Euro-May Day, e di conseguenza
facciamo appello per una grande partecipazione al 1° maggio 2005.
Libertà di movimento non è, in questo senso, una rivendicazione ideologica o meramente
retorica. Crediamo che la libertà di movimento attraversi le diverse lotte dei migranti
che hanno luogo ogni giorno in tutta Europa: lotte per la casa e la legalizzazione, contro
il razzismo e i centri di detenzione, lotte sui posti di lavoro, le lotte delle donne per
liberare se stesse dalle strutture patriarcali dei luoghi di partenza ma anche di quelli
di arrivo. La seconda giornata di azione e mobilitazione è pensata per valorizzare
l'importanza di queste lotte e per dare una cornice transnazionale perché sia
approfondita e moltiplicata la loro pluralità. Invitiamo tutti i gruppi, i network e i
movimenti sociali in Europa, non solo quelli coinvolti nelle questioni concernenti le
migrazioni, a condividere questo appello e a mobilitarsi per il 2 aprile 2005. Durante la
seconda giornata di azione e mobilitazione, daremo risalto alle domande presenti
nell'appello dello scorso anno. Dimostrazioni, azioni e lotte quel giorno dovranno avere
luogo ovunque in Europa!
Tavolo Migranti dei Social Forum
Italiani; Indymedia Estrecho/Madiaq/Spain; Act up/Paris/France; No One is Illegal/UK;
Volunteers from noborder London/Britain; Centro Social-Casa de Iniciativas 1.5
Malaga/Spain; Papiers per Thotom-Barcelona/Spain; Network for Social Support to Immigrants
and Refugees/ Greece; Network for Political and Social Right/ Greece; Dost
je!-Lublijana/Slowenia; Kanak Attak/Germany; No one is illegal-amplitude/Germany; Off-Limits/Hamburg/Germany; Association for
Legalisation/Germany; 9ème collectif de sans papiers (Paris); Frassanito Network/ Europe;
Immigrati in Movimento/Napoli/Italy
Comunicato
del Tavolo migranti dei Social Forum vicentini
sugli arresti di via Napoli
Vicenza, 4 giugno 2004 |
I gravi fatti di via Napoli, culminati nell'arresto di
quattro migranti, meritano una riflessione attenta e un commento puntuale.
§ La decisione del Comune di Vicenza di imporre la
chiusura festiva dei call center si era presentata da subito strumentale. Realizzata in un
assoluto vuoto legislativo, già respinta dal TAR della Lombardia, quando si era tentato
un provvedimento analogo a Brescia, l'ordinanza mirava apertamente a 'bonificare' alcune
zone della città e segnatamente quella tra il centro e la stazione ferroviaria dalla
presenza dei lavoratori stranieri che dei centri di telefonia pubblica sono da sempre i
maggiori utenti e proprio nelle giornate che per ragione degli orari di lavoro lunghi,
degli spostamenti e delle differenze dei fusi orari, sono quelle da loro maggiormente
frequentate.
§ L'ordinanza comunale ha creato scompiglio e tensione.
Ha colpito gli 'utenti'rendendo ai lavoratori migranti più gravosa una condizione per
molti aspetti già difficile, andando a ledere aspettative, pratiche comunicative, legami
affettivi importanti come quelli con familiari nei paesi di origine o in altri paesi
d'immigrazione e ponendo con forza una questione di dignità. Ha colpito i 'gestori' più
deboli, quelli a conduzione individuali o familiare, che non si avvalgono della forza
delle grandi imprese telefoniche. Ha creato un clima torbido, di prevaricazione immotivata
e di frustrazione. Le multe ripetute con la stessa motivazione, pur in presenza di un
ricorso al TAR del Veneto, le irruzioni continue, la continua richiesta dei documenti a
persone identificate molte volte in precedenza, vedendo in ogni immigrato un clandestino
da cacciare, hanno immotivatamente trasformato una situazione che era di sostanziale
normalità. Più volte il movimento dei migranti ha fatto presente il deteriorarsi della
situazione con presidi, delegazioni e incontri in Prefettura, segnalando che proprio
l'ordinanza del Comune era un fattore perturbante e costituiva motivo di pubblica
preoccupazione in un contesto già gravato dai devastanti costi umani della Bossi Fini.
§ L'ordinanza tuttavia aveva fini diversi da quelli
'merceologici'. Il suo scopo era ed è quello di ripulire una zona della città da
'assembramenti' sgraditi: i lavoratori migranti vanno benissimo se restano invisibili, se
il loro spazio è quello della produzione e delle case dormitorio, ma non devono invadere
la città. Le loro voci e i loro suoni sono sgraditi perché stranieri e vanno quindi
fatti tacere e deportati all'esterno, in zone extraurbane come è avvenuto per il
cosiddetto 'mercato degli stranieri'. L'amministrazione di Vicenza fa la stessa politica
di quella di Treviso senza avere il coraggio di assumerne a viso aperte le retoriche
razziste e xenofobe. Via Napoli non è casuale. Sul call center di via Napoli da anni la
pressione dell'amministrazione comunale è fortissima, alimentando il 'disagio' dei
residenti, puntando ad alzare la tensione per arrivare a una prova di forza. La 'prova di
forza' si è avuta e Sorrentino e i suoi amici possono brindare alla missione compiuta:
ciò che non era stato possibile quando la presenza dei migranti e dei militanti
antirazzisti in via Napoli si era fatta sentire, è avvenuto, alla fine di una giornata
tesissima, in un momento senza testimoni 'forti', in una 'rissa' frutto di una situazione
portata volutamente all'esasperazione, dove a pagare è chi era 'scritto' dovesse pagare.
Paradossalmente l'interrogazione leghista in consiglio comunale spiega bene la ragione di
ciò che è avvenuto. Più incomprensibile chi dai banchi dell'opposizione, come il
diessino Alifuoco, nella più assoluta incomprensione di quanto avvenuto e nella più
totale insensibilità culturale e politica, blatera sgranando il rosario dell'ossessione
securitaria.
Quanto è avvenuto in via Napoli apre sicuramente una
ferita nel rapporto tra città e migranti. Potrà sanarla solo la ripresa di una lotta
condivisa contro la Bossi Fini, contro il clima di esclusione e di xenofobia che ha
comportato,
per il rispetto e la dignità di tutti, innanzitutto dei lavoratori e delle lavoratrici
migranti.
Tavolo migranti dei Social Forum vicentini
|
|
|
| |