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LO SCANDALO CORRE AD OVEST La
cosiddetta Pedemontana Veneta, autostrada a pagamento che
è stata progettata a partire dalla provincia di Treviso a Est con
lo scopo di rappresentare "una risposta alle esigenze di
mobilità della fascia settentrionale delle province di Treviso e
Vicenza, ma insieme anche direttrice di scorrimento alternativa
alla Serenissima per i traffici Est-Ovest" era stata
inizialmente pensata come congiungentesi a Dueville alla
Valdastico (vedi :
www.fondazionenordest.net/Pedemontana_veneta.292.0.html
). In seguito è stato aggiunto un tratto fino a Montebello Vic.no
la cui realizzazione era stata attribuita alla società Autostrada
Brescia-Padova. La realizzazione dell’intero asse, di lunghezza
pari a 95 km, avrebbe un costo complessivo di circa 1,5 miliardi
di euro. La Pedemontana, nel nuovo tracciato, verrebbe a
comprendere la galleria di Priabona, sotto le Prealpi vicentine,
di 6 km., dotata di una struttura a doppia canna. 
Dallo stesso sito citato, www.fondazionenordest.net/Pedemontana_veneta.292.0.html
: "La Regione Veneto ha indetto la gara per la
concessione della superstrada Pedemontana Veneta. Il
promotore, Pedemontana Veneta Spa, dovrà fare i conti con due
associazioni temporanee d'impresa - ATI - cui partecipano due
colossi spagnoli del settore. La prima cordata,
Cintra-Merloni-Ferrovial, comprende appunto Cintra, una società
spagnola nata nel 1998 e tra i leader mondiali nella gestione
delle infrastrutture (ha in gestione 17 assi fra Spagna,
Irlanda, Portogallo, Canada, Cile e USA). Per il proprio
sbarco sul mercato italiano, Cintra ha costituito una ATI con
Merloni Finanziaria (68% del capitale è degli spagnoli, il
rimanente 32% di Merloni). Questa ATI si è già aggiudicata
la concessione della Cremona-Mantova ed è in gara, oltre che
per la Pedemontana, anche per la Cispadana. Il terzo
componente della cordata è un'altra società spagnola, la
Ferrovial, specializzata nelle tecnologie per lo scavo di
gallerie.La seconda ATI in gara è Sis-Sacyr-Itinere. Il
consorzio comprende Sacyr Vallehermoso, un colosso spagnolo
del settore delle costruzioni, e Itinere Infrastructures,
società iberica che si occupa di concessioni autostradali.
Questo consorzio opera già da alcuni anni in Italia, e
segnatamente sulla Salerno-Reggio Calabria, in Piemonte e a
Palermo. Il consorzio intende rafforzare la propria posizione
all'estero e proporsi, grazie alla Pedemontana, non più solo
come costruttore, ma anche come gestore. Sul piano
finanziario, è bene ricordare che il vincitore della gara
potrà beneficiare di un contributo in conto esercizio legato
ai flussi di traffico per un ammontare massimo di 20,5 milioni
di euro annui per 30 anni. Sotto gli 840 milioni di veicoli/km
annui, il contributo sarà completamente versato, mentre in
caso di traffico superiore ai 1.200 veicoli/km esso sarà
completamente azzerato.La concessione dovrà essere assegnata
entro l'anno, il 2008 sarà dedicato agli espropri e alla
progettazione e i lavori saranno avviati, quindi, con tutta
probabilità nel 2009". (1)
Nell'ultimo tratto, quindi, la superstrada
passerebbe nella parte Sud della Valle dell'Agno, da
Castelgomberto a Trissino per dirigersi verso Montebello.
L'opera 'pubblica' (tra virgolette nel
senso che come al solito va nell'interesse non delle popolazioni o
del territorio ma dei costruttori, delle industrie e in definitiva
del cosiddetto 'modello veneto' (2) che fin qui abbiamo visto
all'opera nella disseminazione del nostro territorio con infiniti
capannoni, strade, rotatorie senza trasporti pubblici, ferrovie
carenti ecc.. (3)) ha già incontrato l'ostilità delle
popolazioni della Provincia di Treviso e dell'Est Vicentino,
come si vede dal manifesto riportato:
Il
manifesto mette in luce
come
si tratti in realtà di un'opera che non è funzionale alla
popolazione locale (infatti prevede pochi accessi (3), oltre ad
essere a pagamento e va ad aggravare i problemi di traffico e di
inquinamento) ma al servizio di interessi molto più ampi (si
tratta di un tratto del Corridoio 5 Barcellona-Kiev). Dal sito
che si richiama a Beppe Grillo:
http://beppegrillo.meetup.com/40/messages/boards/view/viewthread?thread=1570990
"... i poteri forti hanno cambiato le carte in tavola e ora
si parla di autostrada con larghezza di 60 mt! Di conseguenza
l'arteria non sarà più di servizio al territorio perché gli
svincoli saranno solo 4-5 in 60 km di percorso".

Vallata dell'Agno (statale a Cornedo com'è già oggi)
Vallata dell'Agno (galleria Valdagno sud-nord com'è già
oggi)
Così, dopo i
veleni delle concerie e di tante altre produzioni nocive e
rischiose per quelli che ci lavorano e ci vivono intorno, le
fabbriche chimiche pericolose come a Trissino, le varie strade,
bretelle e rotatorie della Vallata più o meno costruite in
successione varia senza
programmazione, il PM 10 e le polveri sottili più elevate del
Veneto come a Valdagno, dovremmo sorbirci altri milioni di metri
cubi di cemento e asfalto che passeranno per i nostri centri
abitati, le zone naturali (esistono/evano anche delle zone
naturalistiche come le Poscole a
Castelgomberto e le Rotte del Guà a tra Trissino e Tezze) con raccordi e ponti che passeranno vicino all'Agno proprio lungo la pista ciclabile distruggendo una zona appena
riconquistata alla fruizione pubblica.

Vallata dell'Agno (statale a
Spagnago com'è già oggi)
Abbiamo già visto
cosa intendono con 'grandi
opere' i nostri governanti e quelli che dicono o credono
di rappresentarci: dalla TAV, al Ponte di Messina, fino alla base
americana al Dal Molin. Megaprogetti per megaguadagni, che passano
sulla testa degli organismi rappresentativi locali che già (vedi
il caso di Trissino) del resto ci passano sopra già per conto
loro.
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| Vallata dell'Agno
(Castelgomberto com'è già oggi) |
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| Castelgomberto |
Trissino |
 |
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| Trissino |
Trissino |
 |
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Trissino |
Montecchio |
Ma i cittadini
vogliono contare, dire la loro, e non vivere in una finta
democrazia a posteriori, dove tutto viene deciso dall'alto, dai
partiti, dagli interessi organizzati dei pochi che speculano sulla
vita e la salute di tutti mercificando l'ambiente e il territorio.
Vogliono partecipare e contribuire a
definire quale modello di sviluppo, quali priorità, quale
gestione e programmazione del territorio, quale salute, quale modo
di vita per loro e per i loro figli. Già si sono organizzati per
questo in comitati in varie zone d'Italia e questi comitati si
sono fra loro stretti in un patto
di mutuo soccorso. Perciò i cittadini della vallata e
dell'Alto e Ovest Vicentino faranno sapere il loro punto di vista ben presto, ci
auguriamo.
Non è finita
qui....
(Vai al
nuovo
sito del
'Comitato Difesa Salute e Territorio Valle Agno e Malo' per
gli aggiornamenti e le iniziative a partire da maggio 2008!)
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NOTE
1) Vedi
anche: http://www.regione.veneto.it/Notizie/Comunicati+Stampa/Agosto+2006/1369.htm
2) Dal sito
www.regione.emilia-romagna.it/paesaggi/news/erbani240702.htm
in un articolo intotolato "La città diffusa. Così villette
e capannoni diventano una megalopoli" si dice "il
modello Veneto, 450 mila imprese, il 97 per cento delle quali con
meno di quindici dipendenti, una quota del Pil per abitante di 23
mila euro (la media italiana è 19 mila), 3 mila sportelli bancari
con 41 milioni di euro depositati..". E ancora: " Il
cemento invade la campagna, la urbanizza, consuma il suolo, un
bene che non si riproduce. Ma la città diffusa non ha un centro,
né una piazza con i portici né il monumento ai caduti. Si
struttura in linea retta, fra un paese e l'altro, con le villette
e gli stabilimenti che sorgono lungo una strada di grande
traffico, soffocante e malsana, dove caricano e scaricano merci
centinaia di migliaia di camion ogni giorno e dove, come molti
prevedevano, a un certo punto si sarebbe verificato il collasso.
La città diffusa è costruita casualmente, sfruttando strumenti
urbanistici comunali e regionali molto permissivi. Imita la città
tradizionale e certi suoi caratteri morfologici, ma non è una
città, è sparsa e polverizzata.".
3) Nel '98, stando alle ricerche dell'Osservatorio Veneto di Paolo
Cacciari, sono stati progettati nella regione 9 milioni di metri cubi di fabbricati residenziali e 11 non residenziali (sono 13 in Lombardia, ma con più del doppio di popolazione). Secondo l'istituto di
Cacciari, l'attività edificatoria in Veneto "è la più elevata d'Italia".
4) Gli svincoli saranno quelli di Montecchio Maggiore; Montecchio Arzignano; Castelgomberto; Malo;
Breganze; Mason Pianezze; Marostica Nove; Bassano Ovest; Bassano Est; Cassola Loria; Riese Pio X;
Altivole; Montebelluna; Spresiano.
SCHEDE
NEWS
SCHEDA
1
dal
Dal Giornale di Vicenza: TRISSINO.
L’assessore regionale Chisso e l’assessore provinciale Toniolo
protagonisti di un incontro alle scuole medie
Pedemontana Veneta Previsti
2.000 espropri
Entro la fine del mese la
Giunta regionale assegnerà la concessione della
superstrada
di Gianmaria Pitton
Entro la fine del mese la Giunta regionale potrebbe deliberare
l’assegnazione della superstrada Pedemontana. Una commissione di
tecnici sta vagliando il piano finanziario presentato dalla società
“Pedemontana Veneta”, che ha deciso di avvalersi del diritto
di prelazione rispetto alla proposta del consorzio spagnolo Sis,
che offriva alla Regione uno sconto del 25 per cento. Se il piano
risponderà ai requisiti, la settimana prossima ci sarà una
seduta pubblica di assegnazione, quindi la delibera di palazzo
Balbi.
Così, l’assemblea di martedì sera alla scuola media di
Trissino, organizzata da Forza Italia, potrebbe essere stata
l’ultimo incontro pubblico prima che tutto passi nelle mani del
concessionario. Il quale, ha spiegato l’assessore regionale
Renato Chisso, avrà cinque mesi di tempo per produrre il progetto
definitivo, che sarà poi sottoposto al vaglio del Cipe per
verificarne la congruità rispetto al progetto preliminare.
Filasse tutto liscio, l’ultimo timbro potrebbe essere stampato
prima delle ferie, in modo da aprire i cantieri da settembre
dell’anno prossimo.
Filasse tutto liscio, appunto. Uno dei passaggi più delicati sarà
quello degli espropri: la procedura sarà aperta tra aprile e
maggio, con la pubblicazione sui giornali. Da quel momento
scatteranno i 60 giorni di tempo per le osservazioni. I privati
interessati, tra aziende e singoli, sono duemila. Per qualcuno il
passaggio della Pedemontana significherà l’abbattimento della
propria casa o del capannone, per altri l’attraversamento nel
bel mezzo dei propri campi. Una certa preoccupazione è legittima.
Chisso è fiducioso: «Applicheremo - spiega - lo stesso
meccanismo utilizzato per gli espropri per il passante di Mestre.
Agli agricoltori a titolo principale verrà corrisposto il triplo
del valore; per gli edifici residenziali o industriali offriremo
il costo della ricostruzione. L’80 per cento alla firma
dell’accordo bonario, il resto al momento del rogito». Per il
passante di Mestre sono stati fatti 890 espropri; in 885 casi è
stato raggiunto l’accordo bonario, gli altri hanno fatto ricorso
al Tar. «Il sistema funziona», conclude Chisso. Ci sarà tempo
le osservazioni, ma attenzione, avverte l’assessore regionale,
perché il tracciato non si tocca: «Saranno possibili solo
modifiche minimali». Alcuni sindaci però potrebbero avere
qualcosa da dire, ed ecco il ruolo di coordinamento a cui si
candida la Provincia, secondo quanto ha dichiarato l’assessore
Costantino Toniolo.
SCHEDA
2
tratto
dal
sito del Comune di Castelgomberto (VI): Ecco
dove passerà la Pedemontana nella zona di Castelgomberto (VIDEO)
| ( Immagine tratta dal Giornale di Vicenza ) |
 |
SCHEDA
3
dal
sito dell'associazione No alla Centrale di Montecchio M. (VI): http://noallacentrale.splinder.com/archive/2006-06
PEDEMONTANA: UN’OPERA NON
NECESSARIA…ANZI DANNOSA - SALVIAMO LA VARIANTE ALLA SS 246
LA STORIA La Pedemontana nasce
come Autostrada; all’inizio del 1997 i Sindaci dei vari Comuni
interessati al tracciato del progetto dell’Autostrada
Pedemontana Veneta (A.P.V.) furono convocati e informati
dell'intenzione delle amministrazioni Provinciali (Vicenza,
Treviso e Padova) e della Regione Veneto di avviare l’iter
burocratico per la realizzazione dell'Autostrada.
A chi obbiettava, in tale sede,
che i Comuni avevano approvato degli utilizzi diversi per le zone
interessate al tracciato, veniva risposto che: “L'autorità
della Regione superava quella dei Comuni”, e che “Nessun
Sindaco doveva appoggiare proteste popolari” perché non sarebbe
servito a nulla in quanto, nei palazzi che contano, le decisioni
erano già state prese (una vecchia storia che conosciamo già!).
Ma c’era però una legge dello
Stato che impediva la costruzione di nuove autostrade! Niente
paura, le leggi si cambiano (oppure si aggirano), e così
l’Autostrada si è trasformata in “Superstrada a
pagamento!”, che però ha le stesse caratteristiche progettuali
di un’autostrada.
IL TRACCIATO L’attuale
progetto della Superstrada Pedemontana Veneta si divide in due
segmenti: il primo parte, staccandosi dalla A27 Mestre-Vittorio
Veneto a sud di Spresiano, passa tra Castelfranco e Montebelluna,
punta verso la zona nord di Rosà (sud di Bassano) accostandosi al
tracciato della provinciale Gasparona, per poi piegare decisamente
a sud all'altezza di Breganze, fino ad incrociare l'A31 Valdastico
a Dueville.
Il secondo segmento autostradale
si stacca da Thiene, prosegue fino a Malo e continua nella val
Leogra fino a Isola Vicentina. Da qui il tracciato prosegue in
galleria profonda, sotto Priabona sbucando a Castelgomberto e
proseguendo in territorio di Trissino e Montecchio Maggiore fino
all'innesto con l’A4 Serenissima ad Alte.
Nella zona che ci riguarda, sono
previsti tre caselli: quelli di Cornedo-Castelgomberto e
Arzignano-Montecchio, oltre a quello nuovo di Alte di Montecchio
Maggiore.
Il percorso nella Valle
dell’Agno, prevede di utilizzare il sito della nuova 246 in
costruzione, fino ad Alte.
ED È PROPRIO QUI LA PRIMA
CRITICA CHE VIENE MOSSA A QUESTO PROGETTO. La variante alla SS246
in via di completamento, è stata fortemente voluta dagli abitanti
di Montecchio M. ed attesa da oltre 30 anni, per liberare il
centro cittadino dal traffico pesante e di passaggio che da sempre
taglia a metà la città e la soffoca creando notevoli disagi ai
cittadini.
Ora il progetto della
Pedemontana prevede che il tratto in zona sormonti e “si
mangi” la variante appena fatta ributtando nuovamente il
traffico di percorrenza breve in centro paese.
Dopo le osservazioni critiche
dei Comuni di Montecchio ed Arzignano, per ovviare a ciò i
progettisti hanno promesso la costruzione di una complanare per
servire il traffico locale; due corsie per senso di marcia poste
ai lati della pedemontana.
In totale si arriverebbe a dieci
corsie (due per senso di marcia più quella d’emergenza per la
Pedemontana e quattro per le comlpanari), ma, metro alla mano, 10
corsie non ci stanno nella sede della variante alla SS246; non
riuscirebbero a passare sotto i ponti appena costruiti, in
particolare i ponti della mega-rotonda di Via Molinetto.
Ciò significa che, o si
dovrebbero rifare i ponti, ormai già operativi, se il progetto
fosse rispettato, oppure, per ragioni economiche e visti i chiari
di luna, le complanari rischierebbero di restare solo sulla carta.
E non sarebbe la prima volta che
opere di utilità già previste restino solo sulla carta, basti
pensare al contenzioso aperto fra Società Autostrade e ANAS; la
prima infatti è in mora per la mancata esecuzione dei Piani di
investimento.
L’ALTRA CRITICA AL PROGETTO
Riguarda poi il tracciato in territorio di Montecchio; delle tre
varianti prospettate (A, B, C), anziché scegliere almeno quella
meno impattante, con una galleria più lunga (soluzione “C”),
richiesta dai sindaci e dalla Coltiretti, la Regione ha scelto una
delle due soluzioni meno accettabili, che comporta un più alto
impatto ambientale con maggior consumo di territorio e problemi
per le abitazioni e i terreni agricoli. (soluzione “B”).
I DANNI Questo squarcio della
nostra campagna, al di la dell’aspetto paesaggistico, pure molto
importante, comprometterebbe gravemente le attività agricole
della zona, per non parlare delle numerose abitazioni che
dovrebbero essere abbattute.
Le riprese aeree utilizzate per
la realizzazione del progetto di massima della allora A.P.V.
risalgono infatti, al novembre 1994 e il tracciato ipotizzato non
tiene quindi conto delle costruzioni che sono state realizzate
negli ultimi 12 anni!
Come per la nuova variante alla
246 che dal progetto alla realizzazione ha visto passare decine di
anni una soluzione che a suo tempo passava in piena campagna oggi
si trova in centro paese: certi progetti da quando nascono a
quando si aprono i cantieri vedono stravolti le condizioni di
partenza.
La nuova Pedemontana inoltre,
oltre a consumare ulteriore territorio, ha come effetto quello di
convogliare nella valle ulteriore traffico, con conseguente
aumento dell’inquinamento da benzene e dell’inquinamento
acustico, oltre al già citato problema del traffico locale che
ritorna alla viabilità interna.
Infine c’è da considerare
inoltre che la realizzazione di questa infrastruttura, come sempre
avviene, rischia di essere un richiamo ed una opportunità per i
mai sazi appetiti dei costruttori, per una nuova espansione
urbanistica.
LA SOSTENIBILITA’ ECONOMICA:
Se non c'è copertura
finanziaria rischia veramente di essere un imbroglio. Il
finanziamento per la realizzazione dell’opera, quasi 2 Miliardi
di Euro, deriverebbe per la maggior parte, circa due terzi, da
capitale privato ed in parte minore da capitale pubblico. Il
rientro economico per la società privata (Società Pedemontana
S.p.A.) dovrebbe essere garantito dal costo del pedaggio
automobilistico. Sappiamo però che quasi tutti i Comuni
interessati al tracciato hanno chiesto la gratuità di
attraversamento, totale o per diversi decenni, per i propri
cittadini (il cosiddetto traffico locale, l'85% del totale).
Allora chi pagherà ? In realtà il progetto prevede che se il
rientro economico non sarà sufficiente (cosa molto probabile,
basti pensare al flop del tunnel di Valdagno o al sotto utilizzo
della Valdastico) dovrà intervenire per i prossimi 30 anni, a
coprire i mancati introiti della società privata, il contributo
pubblico (vale a dire soldi dei cittadini, che però al momento
non ci sono e nemmeno ci saranno vista la situazione dei conti
pubblici).
Ci pare che qui siano in gioco
anche altri interessi, legati più che altro al mercato delle
concessioni, delle consulenze, delle perizie tecniche oltre che
delle varie progettazioni. Sarebbe interessante sapere ad esempio:
quanto si è speso fino ad oggi solo per la fase di progettazione
preliminare?
MA SERVE VERAMENTE? II nostro
territorio è fortemente urbanizzato e la forza della nostra
economia è rappresentata in primo luogo dalle tante piccole e
medie imprese. Tutti i cittadini ritengono - e noi con loro –
che la mobilità delle persone e delle merci sia insoddisfacente,
ma per risolvere i gravi problemi dati dal traffico locale serve
la variante alla SS 246 in fase di ultimazione ed in prospettiva
(ma questo riguarda tutta la provincia) bisognerebbe puntare con
forza verso soluzioni che non siano solo il costruire sempre più
strade ma sul trasporto collettivo delle persone e sulla
razionalizzazione dello stoccaggio e mobilità delle merci.
Invece, così come viene
concepita e per sua stessa natura, la Superstrada a pagamento
Pedemontana non risolverà mai i problemi della viabilità locale,
vista la non convenienza economica ad utilizzarla. Il problema del
traffico sulle nostre strade è infatti costituito per 1’85% da
veicoli a breve percorrenza (raggio di 15 km) e solo per il 15% da
veicoli a lunga percorrenza.
Ora, il vantaggio di togliere
questo 15% di veicoli dalla viabilità ordinaria, verrebbe
annullato dal maggiore intasamento delle aree prossime ai caselli.
Inoltre in caso di traffico bloccato nella superstrada, cosa in
realtà assai frequente, ci sarebbe un versamento di traffico a
lunga percorrenza nella viabilità ordinaria della zona compresa
fra i due caselli, con la sua completa paralisi.
In definitiva ci pare che si
tratti di un’inutile ferita aperta sul nostro territorio, ferita
che non rimarginerà mai più.
SCHEDA
4
Il
Corridoio 5 - Qualcuno sosteneva che per fare
della nostra vallata il passaggio del corridoio 5 Barcelona-Kiev
mancava il collegamento, cioé le due autostrade - quella tra
Mestre e Vittorio Veneto-Cortina-Belluno e quella di Udine - non
sono collegate. In pratica
però si dà il caso che abbiano già in progetto di
unire l'autostrada tra Mestre e Vittorio Veneto-Cortina-Belluno
con quella di Udine! Quindi siamo già nel mirino!
A questo link, troverete il cosiddetto 'Pezzo Mancante',
cioè la
'pezza d'appoggio' sul fatto che vogliono fare un'autostrada per
cui far passare tutto il traffico per l'Est Europa o almeno una
parte consistente di esso:
www.fondazionenordest.net/La_bretella_di_collegamento_tra_A23_e_A27.889.0.html
Giuseppe Barbieri,
presidente Autostrada Brescia Padova in ''Atti del
Convegno 'Le vie per l'Europa' 2001'' (
"Bisogna ragionare quindi in termini di
sistema viario della mobilità e di intermodalità per l’
intero Nord Est. Considerando poi che il sistema mobilità
vede la confluenza di principali corridoi europei, vanno
rafforzati gli assi Torino - Trieste e Brennero - Tirreno
non più in grado di reggere il costante incremento di
traffico annuo, anche alla luce della seguente
considerazione. Attualmente in senso est-ovest c’ è
un’ unica direttrice - la Torino - Trieste - che costituisce
una retta. Retta che, recisa in caso di incidente,
interromperebbe tutto il traffico di attraversamento (che
è sull’ ordine del 40%) così come tutti i camion e le
macchine in transito per effetto dello sviluppo economico di
quest’ area del Paese. Pertanto quella che è una
retta va portata a sistema, realizzando ulteriori autostrade
e bretelle."
Quel regalo di Natale ai soci di Pedemontana
Veneta spa
Renzo Mazzaro
VENEZIA. Questa è la storia di un regalo di
Natale. Se lo fanno i soci di Pedemontana Veneta, una spa a
maggioranza pubblica nata nel 2002 per promuovere la costruzione
di una superstrada tra Spresiano e Montecchio, lunga 94 chilometri
e 900 metri.
Appalto che vale 1,9 miliardi di euro. Più 243,75 milioni di euro
di contributo pubblico stanziati dallo Stato con la Finanziaria
1999. Più altri 10,2 milioni di euro di contributo minimo
all’anno, che potrà variare a seconda degli automezzi che
utilizzeranno la futura arteria, prevista a pagamento. Se i
pedaggi di 30 anni (tanto dura la concessione) saranno ritenuti
insufficenti dal gestore, ovvero se passeranno meno di 840 milioni
di veicoli all’anno, la Regione si impegna a integrare il
contributo, attingendo ai soldi delle tasse pagate dai
contribuenti, che già pagano il pedaggio. Solo a queste
condizioni il gestore, che poi è anche il costruttore, ma anche
il progettista (fa tutto lui), trova interessante anticipare 1,9
miliardi di euro del project financing. La procedura di
affidamento è in corso. Ne parliamo sotto. E fin qui pace.
Ginepraio di spa. Ma chissà perché la
Pedemontana Veneta non ha un sito internet. Ce l’hanno tutti. Ce
l’ha la Pedemontana Lombarda, che in attesa di collegare 6
province si vanta di essere «il più grande project financing
italiano». Per i veneti invece va bene il vecchio motto lavora e
tasi: il più grande project financing regionale è solo una
citazione nel sito di Autostrada Brescia Padova (uno dei soci),
oppure un rinvio a comunicati della giunta regionale, o un oggetto
del desiderio in certi siti speranzosi, ma poco aggiornati, dei
Comuni attraversati (20 in tutto in provincia di Vicenza e 12 in
quella di Treviso). Si capisce perché: le visure camerali
evidenziano un incredibile intreccio societario. Vorremmo
sbagliarci ma si direbbe indirizzato a due scopi: 1) alienare
quote pubbliche senza tanto clamore, quello che ribattezziamo «il
regalo di Natale»; 2) includere solo certe imprese private senza
dover spiegazioni agli esclusi e meno ancora al resto del mondo.
Le origini. Come nei romanzi troppo
complicati, bisogna fare un salto indietro. Pedemontana Veneta spa
nasce il 18 giugno 2002 per essere il promotore del progetto.
Progetto che viene presentato alla Regione nel dicembre 2003.
All’epoca la spa risulta composta da 6 soci ma sono 2 quelli che
hanno la maggioranza: Autostrade spa con 38% e Autostrada Brescia
Padova con 37%. Poi c’è Autovie Venete con 10% e tre banche,
ciascuna con il 5%: Antonveneta, Cardine (poi diventata San Paolo
Imi) e CariVerona (poi Unicredit).
Altri passaggi. Nel dicembre 2004 la Regione
dichiara l’opera di pubblico interesse e fa scattare i
contributi pubblici già ricordati. Ad inizio 2006 si superano due
nodi fondamentali: 1) in febbraio la Commissione nazionale Via
approva il progetto di impatto ambientale; 2) in marzo il Cipe
approva il progetto per l’indizione di una gara, da parte della
Regione Veneto, di affidamento dell’opera in concessione (art.
37 quater della Merloni). A ruota la Regione, con delibera 3185
del 17 ottobre 2006 pubblicata sul Bur n.98 del 10 novembre,
indice la gara. Il termine per accreditarsi scadeva il 12
dicembre. Ci sono due imprese concorrenti, ma la posizione di
vantaggio di Pedemontana Veneta è indiscutibile.
Il patto d’acciaio. Avviene poco prima che
Commissione Via e Cipe sciolgano il doppio nodo sopra ricordato.
Bisognava farsi trovare pronti. Lo scenario è lo studio del
notaio Cesare Peloso di Verona. E’ incredibile la folla di
persone che nello stesso giorno entra ed esce dal suo ufficio per
costituire società e consorzi che si partecipano, si intrecciano
e si possiedono. Non vorremmo scadere di gusto, ma sembra
un’orgia. E’ il 16 novembre 2005: prima viene costituito il
Cpv, Consorzio Pedemontana Veneta, in cui entrano le imprese Cpi
di Verona, Giuseppe maltauro di Vicenza, Rizzani De Eccher di
Udine, Intercantieri Vittadello di Padova, Angelo Carron di San
Zenone degli Ezzelini. Poi viene costituito il Cps, Consorzio
Pedemontana Veneta - Costruttori, progettisti e servizi, con lo
scopo di «presentare l’offerta tecnico-economica di
partecipazione alla gara», «progettare costruire e gestire la
nuova arteria in regime di concessione», «eseguire tutti i
lavori affidati direttamente al Cpv». La settimana prima, sempre
nello studio del notaio Peloso, era stato costituito il Consorzio
Pedemontana Engineering, composto da Technital spa di Milano,
Idroesse Infrastrutture di Padova, Studio Altieri di Thiene,
Strata spa di Roma.
La spartizione. Sono quelli che fanno tutto e si
dividono i compiti. Prendiamo come riferimento il Cps, che dovrà
progettare, costruire e gestire la Pedemontana: nel Cps il
Consorzio Pemontana Veneta si tiene il 48,90% delle quote;
Impregilo il 35%; Consorzio Cooperative Costruzioni 16%;
Pedemontana Engineering 0,10%. Presidente del consiglio direttivo
e consigliere delegato di Cps viene nominato l’ingegner
Piergiorgio Baita. E questo, ci passi l’ingegnere, è un gradito
ritorno, che si spiega con un largo giro: Baita è presidente
della Mantovani spa, società che non figura nella Pedemontana spa
ma che è proprietà del ragionier Romeo Chiarotto, a sua volta
azionista di maggiorazna di Progetto Adria spa, proprietaria di
Adria Infrastrutture spa, questa sì azionista di Pedemontana
Veneta. Il ruolo dell’ingegner Baita si direbbe quello di
garante degli equilibri.
Il regalo di Natale. Progetto Adria ci porta al
regalo di Natale. Tutto succede ancora una volta nello studio,
indovinate un po’, del notaio Cesare Peloso. E’ il 21 dicembre
2005. I soci di Pedemontana Veneta spa si scambiano le azioni:
entrano Impregilo con il 28%; Autostrada Venezia Padova, che ha la
concessione in scadenza, con il 4%; il neonato Consorzio Cps,
imprese progettisti e servizi, con il 3%; Finopi spa con il 2%;
Adria Infrastrutture spa con il 2%. Perché è un regalo? Perché
a vendere le quote ai privati sono soprattutto le due spa
Autostrada Brescia Padova e Autovie Venete, che sono soggetti a
maggioranza pubblica o addirittura interamente pubblici. Non erano
tenute ad un bando? Chi ha detto che solo Impregilo e Adria
Infrastrutture erano interessate ad entrare?
La concorrenza. Questo rocambolesco gioco di
scatole cinesi distrae. Concentriamoci sulla composizione di
Pedemontana Veneta spa nel 2003, quando promuove il progetto e nel
2007, quando sta per aggiudicarsi il project. Nel 2003 il pubblico
controlla l’85% della spa, nel 2007 è retrocesso al 42%; nel
2003 i soci sono solo promotori del project, nel 2007 la spa ha
caricato progettisti, costruttori e gestori, a piacimento del
manovratore. Il rischio d’impresa è un lontano ricordo. Siamo
nella serie: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.
(9. fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 19 e 22
novembre; il 3, 10, 19 e 27 dicembre 2006; il 21 gennaio e il 9
febbraio 2007)
SCHEDA 6
Assemblea a Castelgomberto 22/2/08:
AUTOSTRADA
PEDEMONTANA VENETA
un progetto
scellerato spacciato per sviluppo!
Perché si vuole
deviare il percorso nella Valle dell’Agno da Montecchio quando
esiste già la A31 Valdastico?
Quali
conseguenze avrà l’immissione di ulteriore traffico di
attraversamento di circa 30.000 veicoli al giorno sulla salubrità
dell’ambiente e sulla salute degli abitanti? (Patologie tumorali
e respiratorie?)
Volete sapere
come la società Pedemontana Veneta s.p.a., da prevalente capitale
pubblico è stata trasformata in società a capitale privato?
Partecipiamo
all’assemblea pubblica organizzata il giorno
22
febbraio 2008 ore 20,30
a
Castelgomberto - Palazzo Barbaran
interverrà:
Renato Bertazzo -
Comitato Interprovinciale per l'alternativa all'autostrada
Pedemontana Veneta
coordinerà la
serata:
Desiderio
Carlotto
SCHEDA 7
 Assemblea
a Malo 14/03/08:
AUTOSTRADA
PEDEMONTANA VENETA
un
progetto scellerato
spacciato per sviluppo!
Perché
far passare l'autostrada
Pedemontana attraverso Malo
e la Valle dell’Agno quando
esiste già la A31 Valdastico?
Quali
effetti avrà l’immissione
del NUOVO traffico di 30.000
veicoli al giorno sulla
salubrità dell’ambiente e
sulla salute degli abitanti?
Come mai
la società Pedemontana
Veneta s.p.a., da prevalente
capitale pubblico è stata
trasformata in società a
capitale privato?
Partecipa
all’assemblea pubblica
organizzata il giorno
venerdì 14
marzo 2008 ore 20,30
Teatro
della Scuola Primaria "Rigotti"
via M. della Libertà – MALO
interverrà
Renato
Bertazzo
Comitato
Interprovinciale per
l'alternativa all'autostrada
Pedemontana Veneta
Organizzata da:
Comitato
Difesa Salute Territorio Valle Agno- Malo
Dal 'Corriere Vicentino'

SCHEDE
DI APPROFONDIMENTO
SCHEDA
1: Che cos'è la VAS Valutazione ambientale
strategica
Da Wikipedia,
l'enciclopedia libera.
La Valutazione Ambientale
Strategica (VAS) è un processo finalizzato a integrare
considerazioni di natura ambientale nei piani e nei programmi.
La Direttiva europea 85/337/EEC
sulla Valutazione
di Impatto Ambientale (conosciuta come la Direttiva VIA)
si rivolge solo a determinate categorie di progetti.
L’approccio ha dunque dei precisi limiti perché interviene
solo quando decisioni dannose per l’ambiente possono essere
già state prese a livello strategico.
Il concetto di Valutazione
Strategica è nato nell’ambito degli studi regionali e della
pianificazione. Nel 1981 l’Housing and Urban Development
Department degli USA ha pubblicato il Manuale per la
Valutazione d’Impatto di area
vasta, che viene considerato il progenitore della
metodologia della valutazione strategica. In Europa la Convenzione
sugli Studi di Impatto Ambientale in Contesti Transfrontalieri,
la cosiddetta Convenzione ESPOO,
ha creato i presupposti per l’introduzione della VAS,
avvenuta nel 1991.
La Direttiva Europea sulla VAS
(2001/42/EC) imponeva a tutti gli stati membri dell’Unione
Europea la ratifica della direttiva nelle normative nazionali
entro il 21 luglio 2004. Molti degli Stati membri hanno
iniziato a implementare la Direttiva a partire dai temi più
strettamente connessi alla pianificazione territoriale, per
poi estendere l’approccio a tutte le politiche con effetti
rilevanti per l’ambiente.
Il processo di ratifica è
avvenuto con tempi differenti: molte nazioni che hanno una
tradizione consolidata nell’ambito delle procedure di
approvazione ambientale, come la Danimarca, l’Olanda, la
Finlandia e la Svezia, hanno ratificato la Direttiva in tempi
assai brevi.
La Commissione
Europea prevedeva di verificare lo stato di ratifica e
l'efficacia della Direttiva entro il 2006.
Relazioni
con la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)
[modifica]
In linea generale il processo
di Valutazione Strategica precede, ma non necessariamente
determina una procedura di VIA.
Ciò significa che le informazioni sull’impatto ambientale
di un piano devono poter fluire in tutti i passaggi della
pianificazione-progettazione, ed essere utilizzabili nelle
VIA. Sotto un profilo giuridico il principio guida della VAS
è quello di precauzione, che consiste
nell’integrazione dell’interesse ambientale rispetto agli
altri interessi (tipicamente socio-economici) che determinano
piani e politiche. Il principio guida della VIA è invece
quello, più immediatamente funzionale, della prevenzione
del danno ambientale. Sulla base di questa distinzione di
principi si comprende come mai la VAS venga definita in quanto
processo, mentre la VIA è una procedura, con soggetti, fasi e
casistiche di esiti definibili molto più rigidamente.
Scopo
e struttura della VAS
[modifica]
La Direttiva sulla VAS si
applica ai piani e ai programmi, non alle politiche, benché
le politiche espresse nei piani vengano valutate e la
procedura di VAS possa essere applicata alle politiche, ove si
ritenga di farlo.
La struttura della VAS prevista
dalla Direttiva si basa sulle seguenti fasi:
- Screening,
verifica del fatto che un piano o programma ricada
nell’ambito giuridico per il quale è prevista la VAS
- Scoping,
definizione dell’ambito delle indagini necessarie per la
valutazione
- Documentazione dello
stato dell’ambiente,
raccolta della base di conoscenze necessaria alla
valutazione
- Definizione dei probabili
impatti ambientali significativi,
generalmente espressi in termini tendenziali, piuttosto
che in valori attesi
- Informazione e
consultazione del
pubblico
- Interazione con il
processo decisionale
sulla base della valutazione
- Monitoraggio
degli effetti del piano o programma dopo l’adozione.
La Direttiva europea include
altri impatti a fianco di quelli ambientali, come sul
patrimonio archeologico-culturale e sul paesaggio. In molti
Paesi europei l’ambito di attenzione e tutela è stato
ulteriormente esteso includendo elementi economici e sociali
della sostenibilità
dei Piani e dei Programmi.
Categorie:
Stub
ecologia | Ingegneria
per l'ambiente e il territorio
SCHEDA
2: Che cos'è l' Urbanistica
partecipata
Da Wikipedia,
l'enciclopedia libera.
L'urbanistica
partecipata mette in evidenza nei progetti
il ruolo dei cittadini
in forma libera o associata.
La complessità dei sistemi
sociali ha accentuato l’interdipendenza degli attori del
territorio e indebolito la rappresentatività di partiti
e organizzazioni
sindacali mentre si sono rafforzate le forme dirette
di rappresentanza sociale come comitati di quartiere,
movimenti
ambientalisti, gruppi di consumatori,
movimenti
giovanili, organizzazioni
non governative, produttori del terzo
settore ed altri che perseguono obiettivi specifici e
settoriali .
L'urbanistica partecipata
implica che le istituzioni locali si orientino verso un
nuovo concetto di governo del territorio che miri a
coinvolgerne tutti gli attori (governance) seguendo un
modello di sistema aperto, adattivo e reversibile. Alle
sedi tradizionali degli eletti quali consigli
comunali, regionali, circoscrizionali, si possono
affiancare sedi formali ed informali di confronto e
orientamento come tavoli sociali, laboratori di quartiere,
cabine di regia, piani
strategici, che hanno lo scopo di mettere a confronto
interessi territoriali in forma diretta, delegando
successivamente alla democrazia
rappresentativa il compito di recepire o respingere le
indicazioni assunte (metodo bottom up).
Storia
e legislazione [modifica]
Un denominatore comune
delle azioni di urbanistica partecipata è la sostenibilità
ambientale degli interventi di pianificazione da
promuovere tramite forum
con gli attori del territorio per svolgere azioni
condivise come indicato dall'Agenda del ventunesimo
secolo (Agenda
21) ratificata in occasione della Conferenza di Rio
de Janeiro su ambiente
e sviluppo
indetta dall'ONU
nel 1992.
Le linee d’intervento
sono state rivisitate successivamente nella conferenza
di Johannesburg nel 2002
e in ambito europeo nelle conferenze di Aalborg
(1994
e 2004)
nel corso delle quali i governi locali partecipanti hanno
sottoscritto gli Aalborg Committments.
Inoltre sono state emanate
due direttive
europee:
- la 42/2001 che impone a
piani e programmi di un certo rilievo territoriale la
procedura di VAS Valutazione
ambientale strategica prevedendo il coinvolgimento
della comunità locale nell’analisi di scenario;
- la direttiva 35/2003 che
sancisce la necessità di attivare processi di
partecipazione territoriale.
Tali indicazioni sono in
gran parte recepite nel TUEL
(Testo Unico degli Enti locali) e nei numerosi regolamenti
comunali della partecipazione approvati negli ultimi anni
da numerose amministrazioni pubbliche.
L’urbanistica partecipata
ha una sua ragion d’essere anche come risposta alla
sindrome NIMBY
(Nothing in My Back Yard), che si manifesta ogni
volta che un gruppo di cittadini organizza proteste e
gruppi di pressione contro delle trasformazioni
territoriali che possono peggiorare le condizioni
dell’ambiente nel quale vivono. Assume particolare
rilievo quando i cittadini ritengono che sia compromessa o
migliorabile la qualità dello spazio
pubblico.
Tecniche
e strumenti [modifica]
Il grado di coinvolgimento
dei cittadini è determinato dagli obiettivi, dalla forza
dei gruppi organizzati e dalla volontà dei decisori
politici. S. Arnstein ha definito nel 1969
una scala della partecipazione che costituisce un punto di
partenza per tutti i numerosi studi successivi.
In generale si individuano
quattro gradi di coinvolgimento progressivo: informazione,
consultazione, collaborazione, autogestione. Secondo gli
obiettivi che si intendono raggiungere possono essere
utilizzate diverse metodologie, tecniche e strumenti:
fogli informativi, questionari, cataloghi di scelte,
forum, anche telematici, sedi di informazione e dibattito
come Urban Center o Case della città.
Nei casi più impegnativi e
controversi si ricorre a forme di consultazione quali i
referendum popolari, previsti dal TUEL (Testo Unico Enti
Locali) e riportati nei Regolamenti comunali. Per la
consultazione si stanno diffondendo sperimentazioni che
fanno riferimento alle esperienze di democrazia
diretta o deliberativa.
Nell’ambito della
collaborazione progettuale, le tecniche tendono a
costruire una comune consapevolezza degli scenari
possibili che si profilano, in modo che ciascun
partecipante possa decidere se orientarsi nella difesa dei
propri interessi o proiettarsi nella comprensione delle
ragioni dell’altro .
Una tecnica validata dalla
Commissione Europea, è il metodo EASW (European Awereness
Scenario Workshop). Altri metodi sono spesso mutuati da
analoghe pratiche di tipo aziendale dedicate alla
valorizzazione delle competenze professionali e
all’efficacia dei processi decisionali in condizioni di
complessità (brain storming, action planning, open space
technology ). I metodi orientati ad una visione
territoriale di scenario assumono denominazioni come
planning for real, future search, Oregon model, ecc..
Nel caso di vari programmi
di pianificazione urbana quali i contratti di quartiere, i
patti territoriali, i programmi di recupero urbano, i
PRUSST( Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo
Sostenibile del Territorio) gli attori del territorio
svolgono un ruolo attivo di promotori, investitori,
gestori, fruitori attraverso una concertazione che prevede
accordi privilegiati con gli investitori (stockholders) e
talvolta estesi anche ad organizzazioni Sindacali e alla comunità
locale (stakeholders).
Alcune imprese, nel
definire la loro strategia industriale, coinvolgono anche
la comunità locale per poter attribuire all'impresa i
valori positivi che emergono con il consenso degli
stakeholders.
Tali indicazioni sono
contenute nel Libro Verde dell’Unione
Europea che promuove la RSI (Responsabilità
sociale d'impresa, luglio 2001)
come un’opportunità d’innovazione gestionale,
strumento di competitività e di attivazione di
partnership locali.
Collegamenti
esterni [modifica]
SCHEDA
3: Che cos'è lo Spazio
pubblico
Da Wikipedia,
l'enciclopedia libera.
Lo spazio pubblico
è un luogo
fisico o la realtà
virtuale ove chiunque ha il diritto di circolare. È
uno spazio
differente da quello ove l’accesso è riservato solo ad
alcuni per ragioni di proprietà
privata, o a zone di proprietà pubblica
nelle quali l’accesso è vietato o sottoposto a
particolari condizioni d’uso per motivi di sicurezza
militare, ambientale o altro (aree militari, aree
naturali protette, ecc.).
Rappresenta nelle società
umane, in particolare urbane, tutti gli spazi di passaggio
e d’incontro che sono ad uso di tutti, come strade,
piazze,
parchi,
stazioni,
edifici
pubblici quali biblioteche
, municipi
o altro. Rappresenta anche quello spazio cui una comunità
attribuisce valore pubblico per garantire la tutela del
territorio come la protezione delle coste, degli argini di
fiumi e canali (proprietà del demanio)
o un utilizzo collettivo delle risorse naturali come l’uso
civico di boschi
e pascoli.
La definizione generale
implica anche che siano definite le autorità che lo
gestiscono e le regole che inquadrano lo statuto dello
spazio pubblico. I luoghi di culto non sono spazi pubblici
ma spazi aperti al pubblico. Le regole di alcune religioni
come ad esempio l’islamismo
escludono l’accesso ai non credenti. I centri
commerciali non sono spazi pubblici ma spazi aperti al
pubblico in quanto applicano restrizioni di comportamento
o divieto di accesso nei confronti di alcune categorie di
persone (ad es. i mendicanti). Lo spazio pubblico in
quanto aperto a tutti senza discriminazioni è di norma
attrezzato per la libera circolazione anche di portatori
di handicap
fisici.
La sua evoluzione storica
è il filo conduttore con il quale è descritta la storia
delle città: l’agorà
dell’antica Grecia, il foro
romano e le grandi vie consolari, le piazze medioevali
come luoghi di scambio commerciale e simboli
dell’identità comunale (Piazza
del Campo a Siena),
le piazze e strade romane in epoca barocca (il tridente di
Piazza
del Popolo a Roma),
i viali di Parigi
progettati da Hausmann,
il Central
Park a New
York.
Dal XIX secolo la rivoluzione
industriale e l’evoluzione tecnica dei sistemi di
trasporto vedono le città costrette ad adattare i loro
spazi pubblici alla ferrovia,
al tram,
alla metropolitana
ed all’automobile.
Ciò comporta la riduzione di alcuni spazi pubblici a
spazi monofunzionali e tecnici privi dei valori sociali,
culturali e simbolici generalmente attribuiti allo spazio
pubblico della città storica (Aldo
Rossi,” l’architettura della città”).
Le riflessioni contemporanee dell’urbanistica sono tese
a restituire valore allo spazio pubblico inteso come luogo
di socialità, di riconoscimento dei valori comunitari,
ove si esercita il diritto all’uso democratico della
città e del territorio. In questa prospettiva si
inseriscono i numerosi movimenti di base dei cittadini che
rivendicano il diritto ad un uso libero degli spazi
pubblici, a tutelare parchi ed aree verdi secondo i
principi dell’ecologia,
a realizzare aree pedonali e piste
ciclabili, a contestare la realizzazione di nuove
costruzioni che possono compromettere la qualità dello
spazio pubblico e della vita quotidiana. La maggiore
influenza della società civile nella gestione dello
spazio urbano ha fatto emergere nuove modalità di progettazione
urbanistica
che prevedono la partecipazione dei cittadini (urbanistica
partecipata).
Oltre la dimensione urbana
e fisica per spazio pubblico si intende generalmente il
luogo simbolico delle libertà civili: libertà di
manifestazione, di parola, d'espressione ecc.. Questo
luogo simbolico è regolato dalle leggi e costituisce il
terreno delle libertà democratiche che consentono di
regolare il confronto con i poteri costituiti, i conflitti
sociali e politici.
Filosofia
e cultura [modifica]
Spazio pubblico è una
nozione molto utilizzata in scienze umane e sociali.
Definito in primo luogo da Kant
è argomento di riflessione per molti pensatori tra cui il
più recente è Jürgen
Habermas con la pubblicazione intitolata teoria
dell’agire comunicativo. In quest’opera Habermas
descrive il processo nel corso del quale il pubblico
costituito d’individui facendo uso della loro ragione
s’appropria della sfera pubblica controllata
dall'autorità e la trasforma in una sfera dove la critica
si esercita contro il potere dello Stato.
Questo processo nasce nel
XVIII secolo in Inghilterra nel periodo di sviluppo
urbanistico delle città e della contemporanea definizione
della nozione di spazio privato da parte della borghesia
urbana emergente. Habermas mostra come le riunioni nei club
e nei caffè
hanno contribuito alla moltiplicazione delle discussioni e
dei dibattiti politici anche attraverso l’uso dei media
dell’epoca (giornali
e riviste).
Il concetto di pubblicità,
nel senso di ampia diffusione delle informazioni e degli
argomenti di dibattito attraverso i mass
media, è un elemento centrale della teoria di
Habermas: la pubblicità deve essere intesa come
dimensione costitutiva dello spazio pubblico e come
principio di controllo del potere politico perché
l'opinione pubblica diventa visibile solo attraverso la
sua pubblicizzazione. Per Habermas, lo spazio
pubblico governato dalla ragione rischia il declino
, poiché la pubblicità critica lascerà poco a poco il
posto ad una pubblicità di manipolazione, al
servizio di interessi privati.
Anche Hannah
Arendt sviluppa in modo analogo il concetto di spazio
pubblico nelle sue riflessioni sulla formazione ed
esercizio del potere. Nel suo libro Vita Activa. La
condizione umana individua le tre condizioni
dell'esistenza: il lavoro che assicura la sopravvivenza,
la produzione che genera il mondo concreto in cui viviamo
e lo spazio pubblico in cui gli individui interagiscono
mediante la discussione cui segue l’azione come
conseguenza prevalente. In questa dimensione lo spazio
pubblico ha il significato politico di azione collettiva
che può assumere anche l’aspetto della disobbedienza
civile, come emerge in alcuni scritti nei quali la Arendt
sostiene il dovere politico della partecipazione come
fondamentale espressione di libertà.
Il concetto di spazio
pubblico è al centro del dibattito anche nel campo della
scienza della comunicazione. Si può citare in particolare
l’analisi di Bernard Miege la società conquistata
dalla comunicazione che distingue quattro grandi
modelli di comunicazione cui fa riferimento
l'organizzazione di uno spazio pubblico: la stampa
d’opinione (secolo XVIII), la stampa commerciale (secolo
XIX) , i mezzi di comunicazione di massa (secolo XX) e le
relazioni pubbliche generalizzate (dagli anni 70 del XX
secolo). Con l’avvento di Internet
e dell’affermazione dell’economia globalizzata si
assiste ad un nuovo complesso fenomeno di informazione e
conoscenza che supera i confini nazionali e ridefinisce i
termini dello spazio pubblico. Il web
può definirsi la nuova agorà ove è teoricamente
garantito il libero accesso a tutti e dove tutti possono
esprimere opinioni, aprire blog,
forum,
chat,
ecc.
Le diseguaglianze sociali
,economiche, geopolitiche escludono una parte consistente
della popolazione mondiale dall’accesso a questa fonte
essenziale della società della conoscenza. Pertanto
stanno emergendo movimenti culturali che promuovono la
riconquista di una dimensione pubblica, libera, non
discriminante, democratica, sia negli strumenti (open
source) che nei luoghi (piazze
telematiche).
Collegamenti
esterni [modifica]
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