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SANITA'

Arzignano: cede il soffitto, chiusa pediatria dal Giornale di Vicenza

OSPEDALE. Il piano è stato sgomberato per un cedimento sul soffitto

L’allarme è partito dagli operai impegnati nella ristrutturazione dei locali che ora sono stati messi in sicurezza in attesa di verifiche
  • 16/05/2010

Arzignano. Un intero reparto, quello dell'ex pediatria, chiuso al Cazzavillan. C'era il rischio che venisse giù tutto il soffitto. L'ordine di sgomberare è venuto quando è stata scoperta un'enorme crepa orizzontale lungo tutta la trave su cui si regge il soffitto al terzo piano del Cazzavillan. Gli operai stavano lavorando per ristrutturare il reparto quando si sono accorti del grave cedimento strutturale. È partito subito l'allarme. Si è dovuto stoppare il lavoro di rifacimento dello stabile e provvedere a mettere in sicurezza i locali utilizzando una serie di putrelle. Ora si sta procedendo a una serie di verifiche tecniche, ma si pagano le conseguenze di questo stop imprevisto.

Un intero piano, infatti, è bloccato e la pediatria continuerà ad avere una sistemazione precaria. Ma soprattutto non si può portare avanti la riorganizzazione logistica dell'ospedale. Un grosso problema che ancora una volta mette in evidenza l'urgenza di costruire il nuovo ospedale. Il dg freme: «Non ci sono alternative. Se tutte le forze politiche hanno votato all'unanimità e se la quinta commissione regionale non ha convocato nessuna associazione e neppure ha discusso, ma in due minuti ha chiuso la pratica, una ragione ci sarà. Una cosa è fare ciò che serve per tirare avanti senza pregiudicare i servizi, un'altra pensare al futuro».
Continua Alessi: «I lavori che stiamo facendo al pronto soccorso e alla nefrologia vanno bene in attesa di avere fra 5-6 anni il nuovo ospedale. Perché al Cazzavillan non ci sta più dentro nulla. E poi anche svanisse l'idea del nuovo ospedale e si pensasse di rifare il Cazzavillan, dove li parcheggerei 280 posti-letto? Non ci sono soluzioni. Urge l'intervento della politica».
Insomma, i tempi stringono e Alessi ha già "incrociato" il nuovo assessore regionale alla sanità Luca Coletto, chiedendo un contatto ufficiale per far ripartire la pratica del polo sanitario unico. Martedì Alessi, assieme a tutti i dg veneti, incontrerà a palazzo Balbi anche il governatore Luca Zaia oltre a Coletto. E nei giorni successivi dovrebbe essere convocato a Venezia, con la presidente della conferenza Milena Cecchetto, per sbloccare la situazione.

Franco Pepe



da Radio onda d'urto BS
 

Set. 03 Ore: 18.20 - PRECARIE ASL DI LEGNANO: CONTINUA LA LOTTA, IN STRADA E SU YOU TUBE
Il 31 agosto scorso, 11 lavoratrici del call center dell'Asl di Legnano (Milano) sono state lasciate brutalmente a casa dopo 6 anni di lavoro continuativo dipendente, seppur mascherato da contratti precari filtrati attraverso ben tre agenzie di lavoro interinale. Per opporsi al trattamento discriminatorio, le 11 lavoratrici hanno deciso di "mettersi in vendita" su You Tube proponendosi al miglior datore di lavoro che gli offrirà un nuovo incarico: una provocazione per denunciare le loro condizioni di vita e le sofferenze inflitte alle loro famiglie. Il servizio con Milena, una delle precarie di Legnano
[Scarica il contributo audio, durata: 7 min.]


Lug. 25 Ore: 13.05 -
SANITA': PESANTI I TAGLI PREVISTI DALLA MANOVRA ECONOMICA
I tagli economici previsti dal governo sul fronte della sanità mettono sul piede di guerra gli operatori pubblici del settore: per il mese di ottobre, medici e veterinari del Servizio Sanitario Nazionale hanno già annunciato tre giorni di sciopero. “Vogliono realizzare una sanità povera per i più poveri – denunciano - È questo il sospetto che aleggia nell'aria e che preoccupa medici e sindacati, che bocciano senza appello le misure sulla sanità introdotte dal governo e si preparano a dare battaglia a settembre. Tagli ai posti letto negli ospedali, diminuzione degli organici, blocco del turn-over e nessun futuro per 12mila precari che lavorano nelle strutture ospedaliere. E tagli, ovviamente, ai fondi destinati alla sanità, perché il Patto per la salute, sottoscritto con le Regioni, è stato ridimensionato. E non è finita, perché con un tratto di penna il governo ha revocato il decreto votato dall'esecutivo Prodi che estendeva i livelli essenziali di assistenza ( i Lea) a nuovi servizi e categorie: dal dentista per gli indigenti alla fornitura di apparecchi per la mobilità, al parto indolore. Il servizio di Massimo Fada, Rsu Cgil dell'Ospedale Civile di Brescia
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I Santa Rita

(16 giugno 2008)

Cobas Sanità, a proposito della vicenda degli arresti per vantaggi economici sulla pelle di pazienti, ricorda che nel 2003 la Clinica Privata Santa Rita di Milano era stata premiata dalla Regione Lombardia perché aveva presentato ottimi parametri di bilancio.
I ricavi della clinica dal ‘04 al ‘06 hanno fatto un salto da 41,8 a 63,3 milioni di euro.

Il successo si è tutto verificato nel lievitamento dei DRG, “Diagnosis Related Groups”, che sono un sistema di classificazione dei ricoveri negli ospedali per acuti costruiti a partire dalla scheda di accettazione/dimissione ospedaliera, attraverso i quali il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa le spese alle Aziende Ospedaliere: più gli interventi sono complessi, più i Rimborsi Pubblici sono alti.

L’introduzione del sistema delle tariffe è entrato in funzione in Italia dal 1/01/1995.
Aver attribuito ad ogni intervento un valore economico, che viene tariffato ed incassato dalle strutture, ha trasformato la salute in business.

La politica ospedaliera tende ad aumentare il numero dei ricoveri ed a contenere i costi di produzione al di sotto dei livelli definiti dalle tariffe, aumenta la probabilità’ che un paziente possa essere dimesso in condizioni di salute non perfettamente ristabilite.
Sarebbe necessario eliminare il sistema di rimborso a tariffe, per tornare a rimettere al centro il paziente e non le casse degli ospedali pubblici e privati.

Dal 1992 (Dlgs 502) nel nostro paese l’efficienza economica è un principio irrinunciabile rispetto a qualsiasi altra esigenza anche nel sistema sanitario: la tutela della salute diviene un bene di consumo individuale da lasciare alla libera iniziativa privata.
I privati irrompono e cercano di aggiudicarsi fette sempre più crescenti di mercato.
Nel nord Italia il rapporto tra pubblico e privato è passato in sette anni dall’80% del pubblico contro il 20% del privato, al 66% contro il 34%.

Il rapporto economico instaurato è oramai fra clinica e Servizio Sanitario Nazionale, fra clinica ed assicurazioni: tutto si vende e lo stato paga o, per i più benestanti, è l’assicurazione a pagare.
Vengono sacrificati deontologia, etica e umanità.

Le linee di progetto della Regione Veneto, a partire dagli anni ’80, avevano previsto una drastica riduzione dei posti letto per razionalizzare la spesa, ed una contestuale riqualificazione dei servizi sul territorio… I TAGLI CI SONO STATI !!!

Un taglio di oltre il 50% dei posti letto non solo non ha portato alla liberazione di alcuna risorsa per la prevenzione e la riabilitazione, ma sono anche aumentati i costi medi per ricovero e per posto letto.
Attualmente nella nostra Regione i posti letto nel settore pubblico sono circa il 40% di quelli di trent’anni fa. Le conseguenze: intasamento dei Pronto Soccorso, aumento verticale delle recidive, casi sempre più frequenti di pazienti dimessi che non fanno in tempo a guadagnare l’uscita, che già ritornano nei reparti.

La gestione imprenditoriale degli Ospedali mortifica medici ed operatori tutti.
Solo chi non conosce la vita dei reparti può inventarsi campagne contro i presunti fannulloni.

Questi fannulloni sono l’unica umanità rimasta nei servizi sanitari

La vantata modernità, gli appalti miliardari combinati alla burocrazia, stanno infatti scavando un solco profondissimo tra chi cura e chi dovrebbe essere curato.
Nel mezzo scorrono gli affari.

COBAS Sanità Venezia



Da radio onda d'urto BS
- Feb. 04 Ore: 16.18 -
SUCCESSO PER LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DELLA SANITA' PUBBLICA
Sono stati più di centomila i lavoratori della Sanità pubblica che hanno manifestato oggi in tutta Italia per chiedere il rinnovo del contratto scaduto da 25 mesi. Lo afferma il segretario della Cgil funzione pubblica Carlo Podda, che ha definito la protesta 'un successo'. Ascoltiamolo ai nostri microfoni
[Scarica il contributo audio, durata: 1 min.]
                                           
SANITÀ. Metà delle mamme in attesa preferisce rivolgersi al “Boldrini” di Thiene
Partorienti in fuga dall’ospedale S.Lorenzo
L’assessore Guido Novella denuncia la mancanza di numerosi servizi tra cui il reparto di pediatria
Dopo la precedente gestione dell’Ulss, ora servono fatti concreti

dal Giornale di Vicenza - Sabato 5 Gennaio 2008


Giancarlo Brunori
Una paziente su due preferisce l’Ulss 4. È «fuga di future mamme» dall’ospedale “S. Lorenzo" di Valdagno. Un vero e proprio botto di inizio anno, quello fatto scoppiare dall’assessore alle politiche sanitarie del Comune di Valdagno, Guido Novella, a poche ore dall’insediamento del nuovo direttore generale dell’Ulss 5, Renzo Alessi.
«La pediatria dell’Ovest Vicentino - dice Alessi - sta perdendo il 50% delle partorienti: sono numerose le gestanti valdagnesi che scelgono il “Boldrini" di Thiene, considerato più adeguato».
Al “S. Lorenzo" esiste solo un punto nascita, che comunque, dice Novella, è «super efficiente». A mancare da anni è la pediatria, per la quale è necessario rivolgersi al “Cazzavillan" di Arzignano. All’ospedale di Valdagno, inoltre, «mancano all’appello ancora molti servizi», sbotta Novella, che è anche medico di base. Una debacle su tutti i fronti: «Di parole ne abbiamo sentite troppe, ormai. Dopo la precedente gestione, ora servono fatti concreti».
CRIC. «È previsto ma non è ancora stato attivato». Superata l’iniziale scadenza del 31 dicembre entro la quale l’Azienda ospedaliera di Padova avrebbe dovuto trasferire il Centro regionale per l’invecchiamento cerebrale e le demenze senili dalla struttura privata “Villa Margherita" di Arcugnano, al “S. Lorenzo" di Valdagno.
AMBULANZA. Quella medicalizzata 24 ore su 24, cioè con medico anestesista rianimatore a bordo per interventi da codice rosso, cioè i più gravi, «rimane un sogno». Un mezzo salva-vita è disponibile al “S. Lorenzo", solo dalle 8 alle 20. In orari serale e notturno, invece, la medicalizzata in servizio nella Valle dell’Agno arriva da Schio o da Arzignano.
PRIMARI. «Ne mancano tre». In medicina, ortopedia ed otorino-laringoiatria ci sono «facenti funzioni o medici con incarchi provvisori. Vengono usati contratti a termine o a gettone, come per radiologia».
POSTI LETTO. «Siamo sotto la media regionale». Il “S. Lorenzo" ha solo 170-180 posti letto contro i 210 previsti dalle schede sanitarie regionali: «Ne mancano 15 in riabilitazione e 19 in lungodegenza»

 

dal Giornale di Vicenza - Domenica 4 Novembre 2007

SANITÀ. Trecento manifesti per sensibilizzare i cittadini sulle carenze di oncologia
«L’Ulss 5 e la Regione rispettino gli impegni»
Il “Movimento spontaneo per gli ammalati” torna a farsi sentire nei confronti del direttore generale

di Franco Pepe

Uberto Repele, Fiorenzo Dotto e don Alvidio Bisognin: il ritorno. I tre paladini del Movimento spontaneo per gli ammalati dell'Uss 5, che avevano provocato un terremoto con il manifesto di denuncia sull'oncologia premiato dalla firma di ben 14 mila 620 persone, colgono l'occasione della Fiera dei Santi per scendere di nuovo in piazza, chiedere al direttore generale dell'Ulss Daniela Carraro di rispettare gli impegni presi dinanzi alla conferenza dei sindaci. Ma anche per sollecitare al governatore Giancarlo Galan l’incontro più volte richiesto ma mai finora concesso.
Ben 300 maxi-manifesti affissi, oltre a un migliaio di volantini distribuiti sui sagrati delle chiese, per le strade, in mezzo alle bancarelle. Sono il primo dato di questa seconda campagna di sensibilizzazione con cui i tre, che qualcuno voleva già relegare nel dimenticatoio come spiacevole “incidente di percorso”, ricompaiono più motivati di prima per aggiornare i cittadini sugli sviluppi della petizione popolare. Ma anche per rivendicare il potenziamento dei servizi oncologici sia all'interno dell'ospedale di Arzignano e sia sul territorio. Il tam-tam non finisce qui, perché i combattivi Repele, Dotto e don Alvidio preannunciano per i prossimi giorni un'altra operazione a tappeto per coprire di manifesti e volantini tutti i Comuni dell'Ulss. E c'è ancora di più, perché i tre, sempre per dare notizie fresche sulla loro iniziativa hanno appena attivato il sito internet http://www.movimentopergliammalatiovestvicentino.com, con un indirizzo di posta elettronica. Nel volantino vengono ricordate le promesse fatte dalla Carraro proprio a seguito di questa coraggiosa battaglia sull'oncologia, che fu accompagnata, oltre che dai consensi, anche da polemiche e diverse critiche, con accuse di protagonismo.
«Il 4 luglio la conferenza dei sindaci - questo in sintesi la premessa del documento - approvava all'unanimità l'odg che recepiva alcune nostre istanze.
In particolare si affermava come si comprendessero i timori espressi dalle migliaia di firme riguardo a un depotenziamento dei reparti di oncologia dei nostri ospedali, e si assicurava che si sarebbe vigilato con attenzione affinché il servizio fosse consolidato e migliorato».
Le richieste sono chiare e precise: «Vogliamo sapere due cose. Primo: quando l'oncologia avrà organico completo, spazi adeguati, posti letto, hospice. Secondo: in che modo la costruzione del nuovo ospedale coinvolgerà la popolazione e quali benefici comporterà per gli ammalati». 

 


Duro attacco del sindaco Neri indirizzato al direttore generale Daniela Carraro
«Dall’Ulss 5 solo promesse»
Sotto accusa i mancati fondi per il nuovo ospedale
(dal Giornale di Vicenza)

 

di Franco Pepe
Alberto Neri rompe gli indugi e attacca l’Ulss su tutto il fronte tempestandola di bombe che arrivano fino a Venezia.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è una lettera con cui il direttore generale Daniela Carraro invita il Comune a rispettare gli impegni finanziari assunti con l’accordo di programma firmato il 31 luglio del 2003 per l’apertura dell’ospedale di Valdagno. «Noi siamo pronti - dice il sindaco - però lo stesso devono fare gli altri. L’accordo stabiliva cosa avrebbe dovuto fare l’Ulss a partire ancora dal 2003, e invece è tutto fermo sui nuovi servizi, e non è stato rispettato nulla neppure su ciò che abbiamo concordato con l’agenzia regionale socio-sanitaria per l’ospedale di comunità, la lungodegenza e il Cric».
Così Neri prende carta e penna e scrive una lettera piccata all’assessore regionale Flavio Tosi, al segretario Giancarlo Ruscitti e alla dg Carraro, in cui mette a nudo tutti gli impegni sottoscritti (ma finora disattesi) per rendere operativo l’ospedale. Primo: l’ospedale di comunità. «Ad oggi - scrive Neri - sono stati attivati solo 7 dei 15 posti previsti». Secondo: i 10 posti per la lungodegenza. «Non si sono mai visti», precisa il sindaco di Valdagno. Terzo: il Cric. «Finora resta sulla carta, né risulta esserci alcuna iniziativa programmata dall’Ulss per collocare e far partire questo servizio al S. Lorenzo». Quarto: la sostituzione dei primari di medicina, otorino e ortopedia.
«In questo momento su 7 primari indicati dalla Regione ne mancano 3. Non sono pochi». Quinto: l’ambulanza medicalizzata. «La programmazione regionale la prevede, dovrebbe operare 24 ore su 24, ma in realtà non c’è mai stata». Sesto: la sospensione del servizio di chemioterapia, che sarebbe l’ultimo, in ordine di tempo, anello di una catena dolorosa. «La Carraro - spiega Neri - ha scritto ai pazienti una lettera in cui comunica che per un certo periodo non si farà più a Valdagno e viene spostato a Montecchio».
Sei punti sei. E, tuona il sindaco, dall’Ulss sono venute sempre le stesse risposte che chiamano in causa la Regione e passano la palla in laguna.
«Per l’ospedale di comunità dicono che i fondi stanziati non bastano per attivare 15 posti, per la lungodegenza che Venezia non ha messo in bilancio nulla, per il Cric che manca la delibera, per i primari che non ci sono le autorizzazioni. Stesso discorso per l’ambulanza: dicono che la Regione non ha ancora inviato i fondi che servono.
Neri attacca ancora con decisione: «È evidente il mancato rispetto dell’accordo e delle successive modifiche». Le prestazioni, secondo il sindaco, devono essere corrispettive e gli obblighi reciproci. Il Comune non dimentica ciò che deve fare, una prima somma l’ha già versata, pagando 1 milione 953 mila euro a saldo dell’acquisto dell’immobile che in precedenza era la sede del distretto sanitario, gli altri obblighi l’Amministrazione li assolverà, ma a patto che l’ospedale abbia le dotazioni pattuite.
«È scorretto - è la profonda sciabolata finale - assumere impegni precisi verso una comunità e poi non attuarli».
Poi aggiunge che è a disposizione per un incontro in cui verificare gli impegni di una parte e dell’altra. Ma, nel frattempo, chiede ancora all’Ulss «se intende o meno adempiere ai suoi impegni e con quali tempi».


 

Il far-west della sanità
(6 gennaio 2007)

 

Dopo l'inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull'Espresso, scoppia la bufera nell'ospedale Umberto I di Roma, la più grande azienda ospedaliera italiana. Un' ennesima prova che mette in luce che anche privatizzazione, ed esternalizzazione dei servizi sanitari siano un fallimento ai danni di chi ci lavora e di chi usufruisce delle cure mediche. 

Resta il fatto che la spesa sanitaria pubblica in Italia è agli ultimi posti in Europa. E le prove ora sono sotto gli occhi di tutti! 

Fabrizio Gatti, giornalista de l'Espresso, si finge per un mese addetto alle pulizie del nosocomio, muovendosi indisturbato e senza che nessuno lo controlli all'interno della struttura ospedaliera. Riprende con una telecamera nascosta e scatta diverse fotografie denunciando una situazione al collasso. 
Un degrado sconvolgente. 
Mozziconi ed escrementi nei corridoi sotterranei adiacenti alle entrate dei reparti, scorie radioattive davanti ai reparti, tubi rotti, pazienti abbandonati a se stessi, incuria delle cartelle cliniche, laboratori analisi incustoditi con i frigo e gli armadi aperti. Un vero e proprio girone dantesco. 

Nonostante ciò, Gatti enfatizza una situazione ormai nota, che dimostra il lungimirante passivismo politico e delle responsabilità amministrative e gestionali. 

Le ultime leggi sulla cartolarizzazione delle strutture ospedaliere sono state la spada di democle, generando una gestione oscurantista di neo imprenditori della sanità, ma anche contratti al personale ospedaliero volti ad un risparmio estremo. Appalti concessi ad aziende di dubbia affidabilità, società per azioni celate sotto il nome di cooperative. Una completa disorganizzazione e controllo da cui scaturisce di fatto lo sfascio più totale. 

Una situazione insostenibile che si perpetua da anni e alla quale , fino ad oggi, non c'è stata la volontà di trovare soluzioni drastiche in senso positivo. Già da oggi il Nucleo Antisofisticazioni dei carabinieri è al lavoro all'Umberto I, e il ministro Livia Turco annuncia di avviare dalle prossime settimane un indagine rigorosa nei nosocomi nazionali. 

Dopo l' inchiesta di Gatti, oltre ai cervelli in fuga dall' Italia, sarà la volta dei malati.Con la solita differenza: solo per coloro che se lo possono permettere. 
Per gli altri non resta che piangere.

Alessandro Ambrosin

info@utopiaproject.info
 

DA 'IL PANE E LE ROSE' 


                                                                                                                             

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