Arzignano: cede il soffitto, chiusa pediatria dal
Giornale di Vicenza
OSPEDALE. Il piano è stato sgomberato per
un cedimento sul soffitto
L’allarme è partito dagli operai impegnati nella
ristrutturazione dei locali che ora sono stati messi in
sicurezza in attesa di verifiche
Arzignano. Un intero reparto, quello dell'ex
pediatria, chiuso al Cazzavillan. C'era il rischio che
venisse giù tutto il soffitto. L'ordine di sgomberare è
venuto quando è stata scoperta un'enorme crepa
orizzontale lungo tutta la trave su cui si regge il
soffitto al terzo piano del Cazzavillan. Gli operai
stavano lavorando per ristrutturare il reparto quando si
sono accorti del grave cedimento strutturale. È partito
subito l'allarme. Si è dovuto stoppare il lavoro di
rifacimento dello stabile e provvedere a mettere in
sicurezza i locali utilizzando una serie di putrelle.
Ora si sta procedendo a una serie di verifiche tecniche,
ma si pagano le conseguenze di questo stop imprevisto.
Un intero piano, infatti, è bloccato e la pediatria
continuerà ad avere una sistemazione precaria. Ma
soprattutto non si può portare avanti la
riorganizzazione logistica dell'ospedale. Un grosso
problema che ancora una volta mette in evidenza
l'urgenza di costruire il nuovo ospedale. Il dg freme:
«Non ci sono alternative. Se tutte le forze politiche
hanno votato all'unanimità e se la quinta commissione
regionale non ha convocato nessuna associazione e
neppure ha discusso, ma in due minuti ha chiuso la
pratica, una ragione ci sarà. Una cosa è fare ciò che
serve per tirare avanti senza pregiudicare i servizi,
un'altra pensare al futuro».
Continua Alessi: «I lavori che stiamo facendo al pronto
soccorso e alla nefrologia vanno bene in attesa di avere
fra 5-6 anni il nuovo ospedale. Perché al Cazzavillan
non ci sta più dentro nulla. E poi anche svanisse l'idea
del nuovo ospedale e si pensasse di rifare il
Cazzavillan, dove li parcheggerei 280 posti-letto? Non
ci sono soluzioni. Urge l'intervento della politica».
Insomma, i tempi stringono e Alessi ha già "incrociato"
il nuovo assessore regionale alla sanità Luca Coletto,
chiedendo un contatto ufficiale per far ripartire la
pratica del polo sanitario unico. Martedì Alessi,
assieme a tutti i dg veneti, incontrerà a palazzo Balbi
anche il governatore Luca Zaia oltre a Coletto. E nei
giorni successivi dovrebbe essere convocato a Venezia,
con la presidente della conferenza Milena Cecchetto, per
sbloccare la situazione.
Franco Pepe
da Radio onda d'urto BS
Set. 03 Ore: 18.20 -
PRECARIE ASL DI
LEGNANO: CONTINUA LA LOTTA, IN STRADA E SU YOU TUBE
Il 31 agosto scorso, 11 lavoratrici del call center dell'Asl
di Legnano (Milano) sono state lasciate brutalmente a casa
dopo 6 anni di lavoro continuativo dipendente, seppur
mascherato da contratti precari filtrati attraverso ben tre
agenzie di lavoro interinale. Per opporsi al trattamento
discriminatorio, le 11 lavoratrici hanno deciso di "mettersi
in vendita" su You Tube proponendosi al miglior datore di
lavoro che gli offrirà un nuovo incarico: una provocazione
per denunciare le loro condizioni di vita e le sofferenze
inflitte alle loro famiglie. Il servizio con Milena, una
delle precarie di Legnano
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il contributo audio, durata: 7 min.]
Lug. 25 Ore: 13.05 -
SANITA': PESANTI
I TAGLI PREVISTI DALLA MANOVRA ECONOMICA
I tagli economici previsti dal governo sul fronte della
sanità mettono sul piede di guerra gli operatori pubblici
del settore: per il mese di ottobre, medici e veterinari del
Servizio Sanitario Nazionale hanno già annunciato tre giorni
di sciopero. “Vogliono realizzare una sanità povera per i
più poveri – denunciano - È questo il sospetto che aleggia
nell'aria e che preoccupa medici e sindacati, che bocciano
senza appello le misure sulla sanità introdotte dal governo
e si preparano a dare battaglia a settembre. Tagli ai posti
letto negli ospedali, diminuzione degli organici, blocco del
turn-over e nessun futuro per 12mila precari che lavorano
nelle strutture ospedaliere. E tagli, ovviamente, ai fondi
destinati alla sanità, perché il Patto per la salute,
sottoscritto con le Regioni, è stato ridimensionato. E non è
finita, perché con un tratto di penna il governo ha revocato
il decreto votato dall'esecutivo Prodi che estendeva i
livelli essenziali di assistenza ( i Lea) a nuovi servizi e
categorie: dal dentista per gli indigenti alla fornitura di
apparecchi per la mobilità, al parto indolore. Il servizio
di Massimo Fada, Rsu Cgil dell'Ospedale Civile di Brescia
[Scarica
il contributo audio, durata: 1 min.]
I Santa Rita
(16 giugno 2008)
Cobas Sanità, a proposito della vicenda degli
arresti per vantaggi economici sulla pelle di
pazienti, ricorda che nel 2003 la Clinica Privata
Santa Rita di Milano era stata premiata dalla
Regione Lombardia perché aveva presentato ottimi
parametri di bilancio.
I ricavi della clinica dal ‘04 al ‘06 hanno fatto un
salto da 41,8 a 63,3 milioni di euro.
Il successo si è tutto verificato nel lievitamento
dei DRG, “Diagnosis Related Groups”, che sono un
sistema di classificazione dei ricoveri negli
ospedali per acuti costruiti a partire dalla scheda
di accettazione/dimissione ospedaliera, attraverso i
quali il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa le
spese alle Aziende Ospedaliere: più gli interventi
sono complessi, più i Rimborsi Pubblici sono alti.
L’introduzione del sistema delle tariffe è entrato
in funzione in Italia dal 1/01/1995.
Aver attribuito ad ogni intervento un valore
economico, che viene tariffato ed incassato dalle
strutture, ha trasformato la salute in business.
La politica ospedaliera tende ad aumentare il numero
dei ricoveri ed a contenere i costi di produzione al
di sotto dei livelli definiti dalle tariffe, aumenta
la probabilità’ che un paziente possa essere dimesso
in condizioni di salute non perfettamente
ristabilite.
Sarebbe necessario eliminare il sistema di rimborso
a tariffe, per tornare a rimettere al centro il
paziente e non le casse degli ospedali pubblici e
privati.
Dal 1992 (Dlgs 502) nel nostro paese l’efficienza
economica è un principio irrinunciabile rispetto a
qualsiasi altra esigenza anche nel sistema
sanitario: la tutela della salute diviene un bene di
consumo individuale da lasciare alla libera
iniziativa privata.
I privati irrompono e cercano di aggiudicarsi fette
sempre più crescenti di mercato.
Nel nord Italia il rapporto tra pubblico e privato è
passato in sette anni dall’80% del pubblico contro
il 20% del privato, al 66% contro il 34%.
Il rapporto economico instaurato è oramai fra
clinica e Servizio Sanitario Nazionale, fra clinica
ed assicurazioni: tutto si vende e lo stato paga o,
per i più benestanti, è l’assicurazione a pagare.
Vengono sacrificati deontologia, etica e umanità.
Le linee di progetto della Regione Veneto, a partire
dagli anni ’80, avevano previsto una drastica
riduzione dei posti letto per razionalizzare la
spesa, ed una contestuale riqualificazione dei
servizi sul territorio… I TAGLI CI SONO
STATI !!!
Un taglio di oltre il 50% dei posti letto non solo
non ha portato alla liberazione di alcuna risorsa
per la prevenzione e la riabilitazione, ma sono
anche aumentati i costi medi per ricovero e per
posto letto.
Attualmente nella nostra Regione i posti letto nel
settore pubblico sono circa il 40% di quelli di
trent’anni fa. Le conseguenze: intasamento dei
Pronto Soccorso, aumento verticale delle recidive,
casi sempre più frequenti di pazienti dimessi che
non fanno in tempo a guadagnare l’uscita, che già
ritornano nei reparti.
La gestione imprenditoriale degli Ospedali mortifica
medici ed operatori tutti.
Solo chi non conosce la vita dei reparti può
inventarsi campagne contro i presunti fannulloni.
Questi fannulloni sono l’unica umanità
rimasta nei servizi sanitari
La vantata modernità, gli appalti miliardari
combinati alla burocrazia, stanno infatti scavando
un solco profondissimo tra chi cura e chi dovrebbe
essere curato.
Nel mezzo scorrono gli affari.
COBAS Sanità Venezia
Da
radio onda d'urto BS - Feb. 04 Ore: 16.18 - SUCCESSO
PER LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DELLA SANITA'
PUBBLICA
Sono stati più di centomila i lavoratori della
Sanità pubblica che hanno manifestato oggi in tutta
Italia per chiedere il rinnovo del contratto scaduto
da 25 mesi. Lo afferma il segretario della Cgil
funzione pubblica Carlo Podda, che ha definito la
protesta 'un successo'. Ascoltiamolo ai nostri
microfoni
[Scarica
il contributo audio, durata: 1 min.]
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SANITÀ. Metà
delle mamme in attesa preferisce rivolgersi
al “Boldrini” di Thiene
Partorienti in
fuga dall’ospedale S.Lorenzo
L’assessore
Guido Novella denuncia la mancanza di
numerosi servizi tra cui il reparto di
pediatria
Dopo la
precedente gestione dell’Ulss, ora servono
fatti concreti
dal Giornale di
Vicenza - Sabato 5 Gennaio 2008
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Giancarlo Brunori
Una paziente su due preferisce l’Ulss 4. È «fuga
di future mamme» dall’ospedale “S.
Lorenzo" di Valdagno. Un vero e proprio botto
di inizio anno, quello fatto scoppiare
dall’assessore alle politiche sanitarie del Comune
di Valdagno, Guido Novella, a poche ore
dall’insediamento del nuovo direttore generale
dell’Ulss 5, Renzo Alessi.
«La pediatria dell’Ovest Vicentino - dice Alessi
- sta perdendo il 50% delle partorienti: sono
numerose le gestanti valdagnesi che scelgono il
“Boldrini" di Thiene, considerato più
adeguato».
Al “S. Lorenzo" esiste solo un punto nascita,
che comunque, dice Novella, è «super efficiente».
A mancare da anni è la pediatria, per la quale è
necessario rivolgersi al “Cazzavillan" di
Arzignano. All’ospedale di Valdagno, inoltre, «mancano
all’appello ancora molti servizi», sbotta
Novella, che è anche medico di base. Una debacle su
tutti i fronti: «Di parole ne abbiamo sentite
troppe, ormai. Dopo la precedente gestione, ora
servono fatti concreti».
CRIC. «È previsto ma non è ancora stato attivato».
Superata l’iniziale scadenza del 31 dicembre entro
la quale l’Azienda ospedaliera di Padova avrebbe
dovuto trasferire il Centro regionale per
l’invecchiamento cerebrale e le demenze senili
dalla struttura privata “Villa Margherita" di
Arcugnano, al “S. Lorenzo" di Valdagno.
AMBULANZA. Quella medicalizzata 24 ore su 24, cioè
con medico anestesista rianimatore a bordo per
interventi da codice rosso, cioè i più gravi, «rimane
un sogno». Un mezzo salva-vita è disponibile al
“S. Lorenzo", solo dalle 8 alle 20. In orari
serale e notturno, invece, la medicalizzata in
servizio nella Valle dell’Agno arriva da Schio o
da Arzignano.
PRIMARI. «Ne mancano tre». In medicina, ortopedia
ed otorino-laringoiatria ci sono «facenti funzioni
o medici con incarchi provvisori. Vengono usati
contratti a termine o a gettone, come per radiologia».
POSTI LETTO. «Siamo sotto la media regionale». Il
“S. Lorenzo" ha solo 170-180 posti letto
contro i 210 previsti dalle schede sanitarie
regionali: «Ne mancano 15 in riabilitazione e 19 in
lungodegenza»
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dal Giornale di Vicenza
- Domenica 4 Novembre 2007
SANITÀ. Trecento
manifesti per sensibilizzare i cittadini sulle
carenze di oncologia
«L’Ulss 5 e la
Regione rispettino gli impegni»
Il “Movimento
spontaneo per gli ammalati” torna a farsi
sentire nei confronti del direttore generale
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di Franco Pepe
Uberto Repele, Fiorenzo Dotto e don Alvidio Bisognin: il ritorno. I tre paladini del Movimento spontaneo per gli ammalati dell'Uss 5, che avevano provocato un terremoto con il manifesto di denuncia sull'oncologia premiato dalla firma di ben 14 mila 620 persone, colgono l'occasione della Fiera dei Santi per scendere di nuovo in piazza, chiedere al direttore generale dell'Ulss Daniela Carraro di rispettare gli impegni presi dinanzi alla conferenza dei sindaci. Ma anche per sollecitare al governatore Giancarlo Galan l’incontro più volte richiesto ma mai finora concesso.
Ben 300 maxi-manifesti affissi, oltre a un migliaio di volantini distribuiti sui sagrati delle chiese, per le strade, in mezzo alle bancarelle. Sono il primo dato di questa seconda campagna di sensibilizzazione con cui i tre, che qualcuno voleva già relegare nel dimenticatoio come spiacevole “incidente di percorso”, ricompaiono più motivati di prima per aggiornare i cittadini sugli sviluppi della petizione popolare. Ma anche per rivendicare il potenziamento dei servizi oncologici sia all'interno dell'ospedale di Arzignano e sia sul territorio. Il tam-tam non finisce qui, perché i combattivi Repele, Dotto e don Alvidio preannunciano per i prossimi giorni un'altra operazione a tappeto per coprire di manifesti e volantini tutti i Comuni dell'Ulss. E c'è ancora di più, perché i tre, sempre per dare notizie fresche sulla loro iniziativa hanno appena attivato il sito internet http://www.movimentopergliammalatiovestvicentino.com, con un indirizzo di posta elettronica. Nel volantino vengono ricordate le promesse fatte dalla Carraro proprio a seguito di questa coraggiosa battaglia sull'oncologia, che fu accompagnata, oltre che dai consensi, anche da polemiche e diverse critiche, con accuse di protagonismo.
«Il 4 luglio la conferenza dei sindaci - questo in sintesi la premessa del documento - approvava all'unanimità l'odg che recepiva alcune nostre istanze.
In particolare si affermava come si comprendessero i timori espressi dalle migliaia di firme riguardo a un depotenziamento dei reparti di oncologia dei nostri ospedali, e si assicurava che si sarebbe vigilato con attenzione affinché il servizio fosse consolidato e migliorato».
Le richieste sono chiare e precise: «Vogliamo sapere due cose. Primo: quando l'oncologia avrà organico completo, spazi adeguati, posti letto, hospice. Secondo: in che modo la costruzione del nuovo ospedale coinvolgerà la popolazione e quali benefici comporterà per gli ammalati».
Duro
attacco del sindaco Neri indirizzato al direttore generale
Daniela Carraro
«Dall’Ulss 5 solo promesse»
Sotto accusa i mancati fondi
per il nuovo ospedale
(dal Giornale di Vicenza)
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di Franco Pepe
Alberto Neri rompe gli indugi e attacca l’Ulss su tutto
il fronte tempestandola di bombe che arrivano fino a
Venezia.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è una lettera
con cui il direttore generale Daniela Carraro invita il
Comune a rispettare gli impegni finanziari assunti con
l’accordo di programma firmato il 31 luglio del 2003 per
l’apertura dell’ospedale di Valdagno. «Noi siamo
pronti - dice il sindaco - però lo stesso devono fare gli
altri. L’accordo stabiliva cosa avrebbe dovuto fare l’Ulss
a partire ancora dal 2003, e invece è tutto fermo sui
nuovi servizi, e non è stato rispettato nulla neppure su
ciò che abbiamo concordato con l’agenzia regionale
socio-sanitaria per l’ospedale di comunità, la
lungodegenza e il Cric».
Così Neri prende carta e penna e scrive una lettera
piccata all’assessore regionale Flavio Tosi, al
segretario Giancarlo Ruscitti e alla dg Carraro, in cui
mette a nudo tutti gli impegni sottoscritti (ma finora
disattesi) per rendere operativo l’ospedale. Primo:
l’ospedale di comunità. «Ad oggi - scrive Neri - sono
stati attivati solo 7 dei 15 posti previsti». Secondo: i
10 posti per la lungodegenza. «Non si sono mai visti»,
precisa il sindaco di Valdagno. Terzo: il Cric. «Finora
resta sulla carta, né risulta esserci alcuna iniziativa
programmata dall’Ulss per collocare e far partire questo
servizio al S. Lorenzo». Quarto: la sostituzione dei
primari di medicina, otorino e ortopedia.
«In questo momento su 7 primari indicati dalla Regione ne
mancano 3. Non sono pochi». Quinto: l’ambulanza
medicalizzata. «La programmazione regionale la prevede,
dovrebbe operare 24 ore su 24, ma in realtà non c’è
mai stata». Sesto: la sospensione del servizio di
chemioterapia, che sarebbe l’ultimo, in ordine di tempo,
anello di una catena dolorosa. «La Carraro - spiega Neri
- ha scritto ai pazienti una lettera in cui comunica che
per un certo periodo non si farà più a Valdagno e viene
spostato a Montecchio».
Sei punti sei. E, tuona il sindaco, dall’Ulss sono
venute sempre le stesse risposte che chiamano in causa la
Regione e passano la palla in laguna.
«Per l’ospedale di comunità dicono che i fondi
stanziati non bastano per attivare 15 posti, per la
lungodegenza che Venezia non ha messo in bilancio nulla,
per il Cric che manca la delibera, per i primari che non
ci sono le autorizzazioni. Stesso discorso per
l’ambulanza: dicono che la Regione non ha ancora inviato
i fondi che servono.
Neri attacca ancora con decisione: «È evidente il
mancato rispetto dell’accordo e delle successive
modifiche». Le prestazioni, secondo il sindaco, devono
essere corrispettive e gli obblighi reciproci. Il Comune
non dimentica ciò che deve fare, una prima somma l’ha
già versata, pagando 1 milione 953 mila euro a saldo
dell’acquisto dell’immobile che in precedenza era la
sede del distretto sanitario, gli altri obblighi
l’Amministrazione li assolverà, ma a patto che
l’ospedale abbia le dotazioni pattuite.
«È scorretto - è la profonda sciabolata finale -
assumere impegni precisi verso una comunità e poi non
attuarli».
Poi aggiunge che è a disposizione per un incontro in cui
verificare gli impegni di una parte e dell’altra. Ma,
nel frattempo, chiede ancora all’Ulss «se intende o
meno adempiere ai suoi impegni e con quali tempi».
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Il far-west della sanità
(6 gennaio 2007)
Dopo l'inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull'Espresso, scoppia la bufera nell'ospedale Umberto I di Roma, la più grande azienda ospedaliera italiana. Un' ennesima prova che mette in luce che anche privatizzazione, ed esternalizzazione dei servizi sanitari siano un fallimento ai danni di chi ci lavora e di chi usufruisce delle cure mediche.
Resta il fatto che la spesa sanitaria pubblica in Italia è agli ultimi posti in Europa. E le prove ora sono sotto gli occhi di tutti!
Fabrizio Gatti, giornalista de l'Espresso, si finge per un mese addetto alle pulizie del nosocomio, muovendosi indisturbato e senza che nessuno lo controlli all'interno della struttura ospedaliera. Riprende con una telecamera nascosta e scatta diverse fotografie denunciando una situazione al collasso.
Un degrado sconvolgente.
Mozziconi ed escrementi nei corridoi sotterranei adiacenti alle entrate dei reparti, scorie radioattive davanti ai reparti, tubi rotti, pazienti abbandonati a se stessi, incuria delle cartelle cliniche, laboratori analisi incustoditi con i frigo e gli armadi aperti. Un vero e proprio girone dantesco.
Nonostante ciò, Gatti enfatizza una situazione ormai nota, che dimostra il lungimirante passivismo politico e delle responsabilità amministrative e gestionali.
Le ultime leggi sulla cartolarizzazione delle strutture ospedaliere sono state la spada di democle, generando una gestione oscurantista di neo imprenditori della sanità, ma anche contratti al personale ospedaliero volti ad un risparmio estremo. Appalti concessi ad aziende di dubbia affidabilità, società per azioni celate sotto il nome di cooperative. Una completa disorganizzazione e controllo da cui scaturisce di fatto lo sfascio più totale.
Una situazione insostenibile che si perpetua da anni e alla quale , fino ad oggi, non c'è stata la volontà di trovare soluzioni drastiche in senso positivo. Già da oggi il Nucleo Antisofisticazioni dei carabinieri è al lavoro all'Umberto I, e il ministro Livia Turco annuncia di avviare dalle prossime settimane un indagine rigorosa nei nosocomi nazionali.
Dopo l' inchiesta di Gatti, oltre ai cervelli in fuga dall' Italia, sarà la volta dei malati.Con la solita differenza: solo per coloro che se lo possono permettere.
Per gli altri non resta che piangere.
Alessandro Ambrosin
info@utopiaproject.info
DA 'IL PANE E LE ROSE'
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