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SANITA'

da Radio onda d'urto BS  

Set. 03 Ore: 18.20 - PRECARIE ASL DI LEGNANO: CONTINUA LA LOTTA, IN STRADA E SU YOU TUBE
Il 31 agosto scorso, 11 lavoratrici del call center dell'Asl di Legnano (Milano) sono state lasciate brutalmente a casa dopo 6 anni di lavoro continuativo dipendente, seppur mascherato da contratti precari filtrati attraverso ben tre agenzie di lavoro interinale. Per opporsi al trattamento discriminatorio, le 11 lavoratrici hanno deciso di "mettersi in vendita" su You Tube proponendosi al miglior datore di lavoro che gli offrirà un nuovo incarico: una provocazione per denunciare le loro condizioni di vita e le sofferenze inflitte alle loro famiglie. Il servizio con Milena, una delle precarie di Legnano
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Lug. 25 Ore: 13.05 -
SANITA': PESANTI I TAGLI PREVISTI DALLA MANOVRA ECONOMICA
I tagli economici previsti dal governo sul fronte della sanità mettono sul piede di guerra gli operatori pubblici del settore: per il mese di ottobre, medici e veterinari del Servizio Sanitario Nazionale hanno già annunciato tre giorni di sciopero. “Vogliono realizzare una sanità povera per i più poveri – denunciano - È questo il sospetto che aleggia nell'aria e che preoccupa medici e sindacati, che bocciano senza appello le misure sulla sanità introdotte dal governo e si preparano a dare battaglia a settembre. Tagli ai posti letto negli ospedali, diminuzione degli organici, blocco del turn-over e nessun futuro per 12mila precari che lavorano nelle strutture ospedaliere. E tagli, ovviamente, ai fondi destinati alla sanità, perché il Patto per la salute, sottoscritto con le Regioni, è stato ridimensionato. E non è finita, perché con un tratto di penna il governo ha revocato il decreto votato dall'esecutivo Prodi che estendeva i livelli essenziali di assistenza ( i Lea) a nuovi servizi e categorie: dal dentista per gli indigenti alla fornitura di apparecchi per la mobilità, al parto indolore. Il servizio di Massimo Fada, Rsu Cgil dell'Ospedale Civile di Brescia
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I Santa Rita

(16 giugno 2008)

Cobas Sanità, a proposito della vicenda degli arresti per vantaggi economici sulla pelle di pazienti, ricorda che nel 2003 la Clinica Privata Santa Rita di Milano era stata premiata dalla Regione Lombardia perché aveva presentato ottimi parametri di bilancio.
I ricavi della clinica dal ‘04 al ‘06 hanno fatto un salto da 41,8 a 63,3 milioni di euro.

Il successo si è tutto verificato nel lievitamento dei DRG, “Diagnosis Related Groups”, che sono un sistema di classificazione dei ricoveri negli ospedali per acuti costruiti a partire dalla scheda di accettazione/dimissione ospedaliera, attraverso i quali il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa le spese alle Aziende Ospedaliere: più gli interventi sono complessi, più i Rimborsi Pubblici sono alti.

L’introduzione del sistema delle tariffe è entrato in funzione in Italia dal 1/01/1995.
Aver attribuito ad ogni intervento un valore economico, che viene tariffato ed incassato dalle strutture, ha trasformato la salute in business.

La politica ospedaliera tende ad aumentare il numero dei ricoveri ed a contenere i costi di produzione al di sotto dei livelli definiti dalle tariffe, aumenta la probabilità’ che un paziente possa essere dimesso in condizioni di salute non perfettamente ristabilite.
Sarebbe necessario eliminare il sistema di rimborso a tariffe, per tornare a rimettere al centro il paziente e non le casse degli ospedali pubblici e privati.

Dal 1992 (Dlgs 502) nel nostro paese l’efficienza economica è un principio irrinunciabile rispetto a qualsiasi altra esigenza anche nel sistema sanitario: la tutela della salute diviene un bene di consumo individuale da lasciare alla libera iniziativa privata.
I privati irrompono e cercano di aggiudicarsi fette sempre più crescenti di mercato.
Nel nord Italia il rapporto tra pubblico e privato è passato in sette anni dall’80% del pubblico contro il 20% del privato, al 66% contro il 34%.

Il rapporto economico instaurato è oramai fra clinica e Servizio Sanitario Nazionale, fra clinica ed assicurazioni: tutto si vende e lo stato paga o, per i più benestanti, è l’assicurazione a pagare.
Vengono sacrificati deontologia, etica e umanità.

Le linee di progetto della Regione Veneto, a partire dagli anni ’80, avevano previsto una drastica riduzione dei posti letto per razionalizzare la spesa, ed una contestuale riqualificazione dei servizi sul territorio… I TAGLI CI SONO STATI !!!

Un taglio di oltre il 50% dei posti letto non solo non ha portato alla liberazione di alcuna risorsa per la prevenzione e la riabilitazione, ma sono anche aumentati i costi medi per ricovero e per posto letto.
Attualmente nella nostra Regione i posti letto nel settore pubblico sono circa il 40% di quelli di trent’anni fa. Le conseguenze: intasamento dei Pronto Soccorso, aumento verticale delle recidive, casi sempre più frequenti di pazienti dimessi che non fanno in tempo a guadagnare l’uscita, che già ritornano nei reparti.

La gestione imprenditoriale degli Ospedali mortifica medici ed operatori tutti.
Solo chi non conosce la vita dei reparti può inventarsi campagne contro i presunti fannulloni.

Questi fannulloni sono l’unica umanità rimasta nei servizi sanitari

La vantata modernità, gli appalti miliardari combinati alla burocrazia, stanno infatti scavando un solco profondissimo tra chi cura e chi dovrebbe essere curato.
Nel mezzo scorrono gli affari.

COBAS Sanità Venezia



Da radio onda d'urto BS
- Feb. 04 Ore: 16.18 -
SUCCESSO PER LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DELLA SANITA' PUBBLICA
Sono stati più di centomila i lavoratori della Sanità pubblica che hanno manifestato oggi in tutta Italia per chiedere il rinnovo del contratto scaduto da 25 mesi. Lo afferma il segretario della Cgil funzione pubblica Carlo Podda, che ha definito la protesta 'un successo'. Ascoltiamolo ai nostri microfoni
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SANITÀ. Metà delle mamme in attesa preferisce rivolgersi al “Boldrini” di Thiene
Partorienti in fuga dall’ospedale S.Lorenzo
L’assessore Guido Novella denuncia la mancanza di numerosi servizi tra cui il reparto di pediatria
Dopo la precedente gestione dell’Ulss, ora servono fatti concreti

dal Giornale di Vicenza - Sabato 5 Gennaio 2008


Giancarlo Brunori
Una paziente su due preferisce l’Ulss 4. È «fuga di future mamme» dall’ospedale “S. Lorenzo" di Valdagno. Un vero e proprio botto di inizio anno, quello fatto scoppiare dall’assessore alle politiche sanitarie del Comune di Valdagno, Guido Novella, a poche ore dall’insediamento del nuovo direttore generale dell’Ulss 5, Renzo Alessi.
«La pediatria dell’Ovest Vicentino - dice Alessi - sta perdendo il 50% delle partorienti: sono numerose le gestanti valdagnesi che scelgono il “Boldrini" di Thiene, considerato più adeguato».
Al “S. Lorenzo" esiste solo un punto nascita, che comunque, dice Novella, è «super efficiente». A mancare da anni è la pediatria, per la quale è necessario rivolgersi al “Cazzavillan" di Arzignano. All’ospedale di Valdagno, inoltre, «mancano all’appello ancora molti servizi», sbotta Novella, che è anche medico di base. Una debacle su tutti i fronti: «Di parole ne abbiamo sentite troppe, ormai. Dopo la precedente gestione, ora servono fatti concreti».
CRIC. «È previsto ma non è ancora stato attivato». Superata l’iniziale scadenza del 31 dicembre entro la quale l’Azienda ospedaliera di Padova avrebbe dovuto trasferire il Centro regionale per l’invecchiamento cerebrale e le demenze senili dalla struttura privata “Villa Margherita" di Arcugnano, al “S. Lorenzo" di Valdagno.
AMBULANZA. Quella medicalizzata 24 ore su 24, cioè con medico anestesista rianimatore a bordo per interventi da codice rosso, cioè i più gravi, «rimane un sogno». Un mezzo salva-vita è disponibile al “S. Lorenzo", solo dalle 8 alle 20. In orari serale e notturno, invece, la medicalizzata in servizio nella Valle dell’Agno arriva da Schio o da Arzignano.
PRIMARI. «Ne mancano tre». In medicina, ortopedia ed otorino-laringoiatria ci sono «facenti funzioni o medici con incarchi provvisori. Vengono usati contratti a termine o a gettone, come per radiologia».
POSTI LETTO. «Siamo sotto la media regionale». Il “S. Lorenzo" ha solo 170-180 posti letto contro i 210 previsti dalle schede sanitarie regionali: «Ne mancano 15 in riabilitazione e 19 in lungodegenza»

 

dal Giornale di Vicenza - Domenica 4 Novembre 2007

SANITÀ. Trecento manifesti per sensibilizzare i cittadini sulle carenze di oncologia
«L’Ulss 5 e la Regione rispettino gli impegni»
Il “Movimento spontaneo per gli ammalati” torna a farsi sentire nei confronti del direttore generale

di Franco Pepe

Uberto Repele, Fiorenzo Dotto e don Alvidio Bisognin: il ritorno. I tre paladini del Movimento spontaneo per gli ammalati dell'Uss 5, che avevano provocato un terremoto con il manifesto di denuncia sull'oncologia premiato dalla firma di ben 14 mila 620 persone, colgono l'occasione della Fiera dei Santi per scendere di nuovo in piazza, chiedere al direttore generale dell'Ulss Daniela Carraro di rispettare gli impegni presi dinanzi alla conferenza dei sindaci. Ma anche per sollecitare al governatore Giancarlo Galan l’incontro più volte richiesto ma mai finora concesso.
Ben 300 maxi-manifesti affissi, oltre a un migliaio di volantini distribuiti sui sagrati delle chiese, per le strade, in mezzo alle bancarelle. Sono il primo dato di questa seconda campagna di sensibilizzazione con cui i tre, che qualcuno voleva già relegare nel dimenticatoio come spiacevole “incidente di percorso”, ricompaiono più motivati di prima per aggiornare i cittadini sugli sviluppi della petizione popolare. Ma anche per rivendicare il potenziamento dei servizi oncologici sia all'interno dell'ospedale di Arzignano e sia sul territorio. Il tam-tam non finisce qui, perché i combattivi Repele, Dotto e don Alvidio preannunciano per i prossimi giorni un'altra operazione a tappeto per coprire di manifesti e volantini tutti i Comuni dell'Ulss. E c'è ancora di più, perché i tre, sempre per dare notizie fresche sulla loro iniziativa hanno appena attivato il sito internet http://www.movimentopergliammalatiovestvicentino.com, con un indirizzo di posta elettronica. Nel volantino vengono ricordate le promesse fatte dalla Carraro proprio a seguito di questa coraggiosa battaglia sull'oncologia, che fu accompagnata, oltre che dai consensi, anche da polemiche e diverse critiche, con accuse di protagonismo.
«Il 4 luglio la conferenza dei sindaci - questo in sintesi la premessa del documento - approvava all'unanimità l'odg che recepiva alcune nostre istanze.
In particolare si affermava come si comprendessero i timori espressi dalle migliaia di firme riguardo a un depotenziamento dei reparti di oncologia dei nostri ospedali, e si assicurava che si sarebbe vigilato con attenzione affinché il servizio fosse consolidato e migliorato».
Le richieste sono chiare e precise: «Vogliamo sapere due cose. Primo: quando l'oncologia avrà organico completo, spazi adeguati, posti letto, hospice. Secondo: in che modo la costruzione del nuovo ospedale coinvolgerà la popolazione e quali benefici comporterà per gli ammalati». 

 


Duro attacco del sindaco Neri indirizzato al direttore generale Daniela Carraro
«Dall’Ulss 5 solo promesse»
Sotto accusa i mancati fondi per il nuovo ospedale
(dal Giornale di Vicenza)

 

di Franco Pepe
Alberto Neri rompe gli indugi e attacca l’Ulss su tutto il fronte tempestandola di bombe che arrivano fino a Venezia.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è una lettera con cui il direttore generale Daniela Carraro invita il Comune a rispettare gli impegni finanziari assunti con l’accordo di programma firmato il 31 luglio del 2003 per l’apertura dell’ospedale di Valdagno. «Noi siamo pronti - dice il sindaco - però lo stesso devono fare gli altri. L’accordo stabiliva cosa avrebbe dovuto fare l’Ulss a partire ancora dal 2003, e invece è tutto fermo sui nuovi servizi, e non è stato rispettato nulla neppure su ciò che abbiamo concordato con l’agenzia regionale socio-sanitaria per l’ospedale di comunità, la lungodegenza e il Cric».
Così Neri prende carta e penna e scrive una lettera piccata all’assessore regionale Flavio Tosi, al segretario Giancarlo Ruscitti e alla dg Carraro, in cui mette a nudo tutti gli impegni sottoscritti (ma finora disattesi) per rendere operativo l’ospedale. Primo: l’ospedale di comunità. «Ad oggi - scrive Neri - sono stati attivati solo 7 dei 15 posti previsti». Secondo: i 10 posti per la lungodegenza. «Non si sono mai visti», precisa il sindaco di Valdagno. Terzo: il Cric. «Finora resta sulla carta, né risulta esserci alcuna iniziativa programmata dall’Ulss per collocare e far partire questo servizio al S. Lorenzo». Quarto: la sostituzione dei primari di medicina, otorino e ortopedia.
«In questo momento su 7 primari indicati dalla Regione ne mancano 3. Non sono pochi». Quinto: l’ambulanza medicalizzata. «La programmazione regionale la prevede, dovrebbe operare 24 ore su 24, ma in realtà non c’è mai stata». Sesto: la sospensione del servizio di chemioterapia, che sarebbe l’ultimo, in ordine di tempo, anello di una catena dolorosa. «La Carraro - spiega Neri - ha scritto ai pazienti una lettera in cui comunica che per un certo periodo non si farà più a Valdagno e viene spostato a Montecchio».
Sei punti sei. E, tuona il sindaco, dall’Ulss sono venute sempre le stesse risposte che chiamano in causa la Regione e passano la palla in laguna.
«Per l’ospedale di comunità dicono che i fondi stanziati non bastano per attivare 15 posti, per la lungodegenza che Venezia non ha messo in bilancio nulla, per il Cric che manca la delibera, per i primari che non ci sono le autorizzazioni. Stesso discorso per l’ambulanza: dicono che la Regione non ha ancora inviato i fondi che servono.
Neri attacca ancora con decisione: «È evidente il mancato rispetto dell’accordo e delle successive modifiche». Le prestazioni, secondo il sindaco, devono essere corrispettive e gli obblighi reciproci. Il Comune non dimentica ciò che deve fare, una prima somma l’ha già versata, pagando 1 milione 953 mila euro a saldo dell’acquisto dell’immobile che in precedenza era la sede del distretto sanitario, gli altri obblighi l’Amministrazione li assolverà, ma a patto che l’ospedale abbia le dotazioni pattuite.
«È scorretto - è la profonda sciabolata finale - assumere impegni precisi verso una comunità e poi non attuarli».
Poi aggiunge che è a disposizione per un incontro in cui verificare gli impegni di una parte e dell’altra. Ma, nel frattempo, chiede ancora all’Ulss «se intende o meno adempiere ai suoi impegni e con quali tempi».


 

Il far-west della sanità
(6 gennaio 2007)

 

Dopo l'inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull'Espresso, scoppia la bufera nell'ospedale Umberto I di Roma, la più grande azienda ospedaliera italiana. Un' ennesima prova che mette in luce che anche privatizzazione, ed esternalizzazione dei servizi sanitari siano un fallimento ai danni di chi ci lavora e di chi usufruisce delle cure mediche. 

Resta il fatto che la spesa sanitaria pubblica in Italia è agli ultimi posti in Europa. E le prove ora sono sotto gli occhi di tutti! 

Fabrizio Gatti, giornalista de l'Espresso, si finge per un mese addetto alle pulizie del nosocomio, muovendosi indisturbato e senza che nessuno lo controlli all'interno della struttura ospedaliera. Riprende con una telecamera nascosta e scatta diverse fotografie denunciando una situazione al collasso. 
Un degrado sconvolgente. 
Mozziconi ed escrementi nei corridoi sotterranei adiacenti alle entrate dei reparti, scorie radioattive davanti ai reparti, tubi rotti, pazienti abbandonati a se stessi, incuria delle cartelle cliniche, laboratori analisi incustoditi con i frigo e gli armadi aperti. Un vero e proprio girone dantesco. 

Nonostante ciò, Gatti enfatizza una situazione ormai nota, che dimostra il lungimirante passivismo politico e delle responsabilità amministrative e gestionali. 

Le ultime leggi sulla cartolarizzazione delle strutture ospedaliere sono state la spada di democle, generando una gestione oscurantista di neo imprenditori della sanità, ma anche contratti al personale ospedaliero volti ad un risparmio estremo. Appalti concessi ad aziende di dubbia affidabilità, società per azioni celate sotto il nome di cooperative. Una completa disorganizzazione e controllo da cui scaturisce di fatto lo sfascio più totale. 

Una situazione insostenibile che si perpetua da anni e alla quale , fino ad oggi, non c'è stata la volontà di trovare soluzioni drastiche in senso positivo. Già da oggi il Nucleo Antisofisticazioni dei carabinieri è al lavoro all'Umberto I, e il ministro Livia Turco annuncia di avviare dalle prossime settimane un indagine rigorosa nei nosocomi nazionali. 

Dopo l' inchiesta di Gatti, oltre ai cervelli in fuga dall' Italia, sarà la volta dei malati.Con la solita differenza: solo per coloro che se lo possono permettere. 
Per gli altri non resta che piangere.

Alessandro Ambrosin

info@utopiaproject.info
 

DA 'IL PANE E LE ROSE' 


Roma: i brutti addormentati nel… Policlinico!?!
Comunicato del Cobas del Policlinico Umberto I di Roma in seguito alla denuncia dell'Espresso

(8 gennaio 2007)


Possiamo capire l’interesse e la meraviglia di uno spot giornalistico (e neanche ha visto tutto quello che c’è da vedere!)..ma ci stranisce alquanto l’ipocrisia di chi da anni ed anni determina e convive con le innumerevoli vergogne di questo ospedale, stradenunciate dai lavoratori, e che solo OGGI si “risveglia”, e, per paura di innervosire il “principe”, si scandalizza del “quotidiano” e fa finta che sia una novità!?! 

Ministri della sanità, assessori e presidenti vari, funzionari, politici e sindacalisti….tutti megafono, solo OGGI di una tragica realtà denunciata da decenni! 

Ma i più pericolosi rimangono I BARONI UNIVERSITARI, QUELLI POTENTI, CON FRATI (preside della facoltà di Medicina) IN TESTA, che fanno da padroni anche dello sfascio del Policlinico del quale, per i loro innumerevoli interessi privati, sono sempre stati i principali responsabili, utilizzandolo per aumentare il loro potere di gestione. 

…SOTTERRANEI tante volte cospicuamente finanziati per essere bonificati e ripuliti (ricordate il decreto D’Alema per un intervento governativo, oppure la memoria è una proprietà solo degli elefanti ?!)…che peggiorano di anno in anno mentre si rifanno facciate, studi dei baroni e mura di cinta ed i debiti aumentano!?! 

…DITTE E COOPERATIVE che sfruttano i loro dipendenti “sconosciuti” dall’azienda, nonostante la legge regionale che ne prevedeva almeno un monitoraggio, imponendo un sott’organico e scarsezza di materiale igienico sanitario, mentre intascano, con la connivenza di molti ed alla luce del sole, lauti guadagni e la qualità dell’assistenza degenera a favore di un privato che annienta il diritto/dovere di garantire salute in strutture pubbliche “efficaci ed efficienti”. 

Ogni volta che al Policlinico viene in visita un’ autorità, ultimo solo per tempo…il presidente Napolitano, lo si porta per una gita “guidata” in un reparto ripulito per l’occasione, mentre il resto crolla fra muffe e rifiuti, mentre le esternalizzazioni e le clientele continuano a proliferare contro ogni “logica anti-spreco” ed i conti aziendali si fanno quadrare risparmiando sull’offerta assistenziale, aumentando i ticket e diminuendo letti, servizi, organici, farmaci e materiale sanitario! 

O SI HA IL CORAGGIO DI TRASFORMARE CON DETERMINATEZZA LA LOGICA AZIENDALISTICA, LO STRAPOTERE DEI BARONI UNIVERSITARI E L’INVOLUZIONE COSTANTE DEL SISTEMA SANITARIO PUBBLICO E, CON FATICA, CI SI IMPEGNA PER RIDARE DIGNITA’ E SOSTANZA AL DIRITTO ALLA SALUTE, COME PREVENZIONE, CURA, RIABILITAZIONE… 

O SI ASPETTA, SCANDALIZZANDOSI E CHIEDENDO INCHIESTE, IL PROSSIMO SPOT GIORNALISTICO, DECIDENDO CHE IL POLICLINICO, COME MOLTE ALTRE REALTA’ SANITARIE PUBBLICHE, SI POLVERIZZI SOTTO L’AVANZARE INESORABILE DEL PRIVATO, DEI SUPER POTENTI BARONI UNIVERSITARI, DELLE VARIE CLIENTELE POLITICHE…SENZA PERO’ CASCARE DALLE NUVOLE E SENZA PROPORRE COME SOLUZIONE DI QUESTO CENTENARIO DEGRADO…IL PASSAGGIO DEL POLICLINICO COME PROPRIETA’ DAL DEMANIO ALL’UNIVERSITA’!?! 

INIZIAMO DA SUBITO A RISOLVERE ALCUNI PROBLEMI: 

Eliminazione del precariato e delle esternalizzazioni attraverso il concorso di infermieri già in atto; il tempo determinato per i 90 infermieri stranieri in attesa di cittadinanza; concorsi per medici e non medici indispensabili all’assistenza da anni in servizio al Policlinico; corsi autorizzati dalla regione per l’assunzione degli operatori delle pulizie e dei tanti servizi sanitari appaltati (informazione, box DEA, cartelle cliniche, servizi informatici, cucine, trasporti, ecc.). 

Cartellino aziendale per tutti gli operatori del Policlinico, compresi gli esternalizzati, e loro gestione diretta e trasparente degli uffici sanitari (Dipartimento delle professioni sanitarie) per impedire ulteriori vergogne e sub appalti illegali (dopo la trasmissione di Reporter …e nonostante che i capitolati lo vietassero, ancora ce ne sono!?). Un ultimo esempio: le condizioni della cucina centrale che dopo la chiusura di quella di ortopedia (l’università aveva immediata urgenza di fregarsi altri spazi!), si è ritrovata senza un organico, locali e strumenti adeguati a dover quasi raddoppiare il numero dei vitti dei pazienti e ad organizzarne la distribuzione, con risultati carenti sia sulla qualità che sulla consegna. 

Definizione e costante aggiornamento degli organici di medici e non medici delle UOC e dei DAI con la fine categorica di favoritismi e clientele “familiari” e garantendo i diritti di tutti con l’applicazione della delibera sulla mobilità, la pubblicazione delle assegnazioni degli OTA assunti con l’ultimo concorso e che devono essere tutti assegnati con priorità ai reparti, blocco dei cambi d’area se non motivati e certificati da problematiche di salute (legge 626). 

Immediata rimozione e declassamento dei responsabili sanitari ed amministrativi, compresi i consulenti che, oltre a percepire le posizioni organizzative ed altri cospicui incentivi per il raggiungimento di obiettivi non concretizzati, continuano a fare danni eclatanti con la loro ignoranza ed i loro intrallazzi, dando mezzi e strumenti, coinvolgendo e rendendo partecipi i tantissimi operatori che lavorano professionalmente ed umanamente per combattere e trasformare questo schifo. 

POTREBBE ESSERE UN BUON INIZIO PER UN 2007 SENZA FALSE IPOCRISIE, PER TRASFORMARE TUTTO QUELLO CHE CI CIRCONDA, PER FARE PIAZZA PULITA DEI RESPONSABILI E… NON ESSERE COMPLICI DELL’ANNIENTAMENTO DEL POLICLINICO E DI TUTTA LA SANITA’ PUBBLICA. 

6/1/07

COBAS Sanità Università e Ricerca 
del Policlinico Umberto I° Roma

fonte: cobas@cobas.it

 


Più caro il codice bianco 
A 25 euro il ticket dei meno urgenti al pronto soccorso
Anche l’Ulss 5 applica la nuova misura per scoraggiare gli accessi non necessari

dal Giornale di Vicenza - Venerdì 5 Gennaio 2007 

di Franco Pepe

Cambia solo il fatto che ora il codice bianco in Pronto soccorso paga 25 euro, 7 in più rispetto a prima, visto che il ticket per le non urgenze e per i non esenti era già in vigore in tutte le Ulss del Veneto. Per il resto l’Ulss 5 si è messa subito in moto per spiegare alla gente le novità introdotte dalla finanziaria. 
«Ci è parso logico e opportuno - chiarisce il direttore generale Daniela Carraro - venire incontro alle esigenze della popolazione». Così, non appena 2 giorni prima della fine dell’anno, è arrivata una circolare regionale esplicativa, la Carraro ha inviato sia agli addetti alle casse e al centralino del Cup, e sia ai responsabili dei servizi e dei reparti ospedalieri, una lettera con cui ha spiegato quelle che sono le nuove incombenze. 
La prima, e la più importante è che la quota fissa di 25 euro, (come deterrente voluto dal ministero della salute) per frenare gli accessi impropri, deve essere pagata da coloro che accedono in Pronto soccorso per tutte quelle piccole patologie che, al momento della dimissione, vengano classificate dal medico con il codice bianco, quelle cioè che possono essere benissimo gestite dal medico curante o dalla guardia medica. 
Restano, invece, esclusi dal ticket, gli esenti, coloro che abbiano meno di 14 anni o siano vittime di traumatismi e avvelenamenti acuti. La seconda cosa è che i 25 euro riguardano la sola visita, mentre per eventuali altre prestazioni, ad esempio radiografie, elettrocardiogramma, esami vari, si dovrà pagare una somma aggiuntiva. 
Per quanto concerne l’operazione di pagamento, gli operatori del Pronto soccorso, una volta conclusa la visita sono tenuti ad inviare i pazienti agli sportelli-cassa o alla cassa automatica, facendosi consegnare copia della fattura o della ricevuta da allegare al verbale. 
Non solo la lettera della Carraro. Si è mosso pure il direttore amministrativo Giuseppe Cenci che, dal primo gennaio, ha fatto esporre nelle due sedi di Pronto soccorso di Arzignano e Valdagno e nei due punti di Pronto intervento di Montecchio Maggiore e Lonigo un cartello per informare l’utenza delle novità. 
Poche, dunque, le variazioni, e nessuna difficoltà organizzativa - conferma la Carraro - da parte degli uffici, se non quella (minima) di adeguare l’importo di un ticket che lo scorso anno nei 4 ospedali dell’Ulss è stato richiesto a 3 mila 686 pazienti, su un totale piuttosto massiccio (a fronte di 175 mila abitanti) di circa 85 mila accessi in pronto soccorso, con un incasso di poco più di 50 mila euro, visto che non tutti hanno pagato. Solo 2 mila 781 gli “obbedienti” e 905 le pratiche inevase. 
Proprio il ticket da Pronto soccorso è, infatti, uno dei principali contenziosi e una delle maggiori lamentele che si registrano all’Ulss, perché non sempre la gente gradisce l’etichetta di codice bianco per un disturbo e un malessere che il medico classifica come non urgente ma che il paziente dal proprio punto di vista giudica con altri occhi e con altra preoccupazione. 

OGGI ABBIAMO RIAPERTO (SIMBOLICAMENTE)

IL REPARTO DI ONCOLOGIA DI ARZIGNANO

Questa mattina una delegazione di lavoratori dell’Ulss 5 di Arzignano insieme a dei cittadini sono entrati nel ex reparto, ora chiuso, di Oncologia dell’ospedale di Arzignano.Una volta entrati sono stati esposti dalle finestre degli striscioni che dicevano SALVIAMO L’OSPEDALE, RIAPRIAMO ONCOLOGIA, NO ALLE COOPERATIVE. Simbolicamente abbiamo aperto un servizio che la Regione e la direzione Ulss ha chiuso. Un servizio di cui la zona ha molto bisogno.
La Direzione Medica si è molto arrabbiata tanto che ha fatto intervenire una pattuglia di carabinieri. I quali, notato il carattere pacifico della cosa e non essendo stato fatto nulla si sono limitati a prendere le generalità del sottoscritto. Nel piazzale antistante la portineria è stato diffuso il comunicato in allegato. 
Al termine della nostra iniziativa si è svolto un incontro in direzione medica con il Dott. Cenci al quale ha partecipato l’attuale assessore alla sanità di Arzignano e alcuni cittadini che fanno parte elle associazioni di volontariato locale. Durante l’incontro si è fatto presente i motivi della protesta; le risposte sono state che la regione tagli i finanziamenti.Noi come sindacato e i cittadini presenti hanno ribadito che non accetteranno tagli di servizi , al contrario vogliono la riapertura di oncologia. 
Raniero Germano

SALVIAMO L’OSPEDALE RIAPRIAMO ONCOLOGIA - ASSUNZIONE DI PERSONALE - NO ALLE COOPERATIVE.


La Giunta Regionale ha deciso di penalizzare i servizi sanitari della Zona. Dopo Lonigo e Montecchio ora tocca all’Ospedale di Arzignano. La chiusura del reparto di Oncologia, le chiusure estive di pediatria e altri reparti, il personale allo sbando, non sono casuali: mirano a depotenziare i servizi dell’ospedale, a trasformarlo in ospedaletto periferico senza servizi di qualità.Il resto viene da solo: a fronte di servizi mediocri, di locali mediocri, di primari a part-time, di consulenze saltuarie e profumatamente pagate (vedi radiologia dove si paga 500 Euro a consulenza), di carenza di personale, è chiaro che si sceglie di rivolgersi altrove.
L’altrove è l’ospedale di Vicenza, dove per DECISIONE regionale devono esserci le specializzazioni, l’altrove sarà a San Bonifacio, dove prossimamente verrà inaugurato il nuovo ospedale. In più, c’è la carenza di personale: questa Ulss è in enorme ritardo per le assunzioni rispetto ad altre Ulss della provincia.Mancano infermieri? Si prende tempo…Ci sono infermieri stranieri? Si ricorre a cooperative. C’è una legge che permette di assumere direttamente personale infermieristico straniero invece la Direttrice Generale, forse per giustificare il ritardo e a seguito di pressioni sceglie di ricorrere all’ausilio di una cooperativa pagando 25 Euro per ora lavorata la coop Invece che procedere all’assunzione diretta di infermieri al costo di 18 Euro ora. In più si trasforma il reparto chiuso di Oncologia in alloggio per gli infermieri della cooperativa.Il tutto senza informare sindacati e lavoratori……..Tagliano servizi, predicano il risparmio e poi sprecano in questo modo le risorse, i soldi delle nostre tasse. 
Cosa c’è dietro?…Questa prima iniziativa di oggi fa parte di un percorso per impedire il ridimensionamento dei servizi sanitari nella zona.

VOGLIAMO SERVIZI E NON SEPOLCRI IMBIANCATI 
Vogliamo la riapertura del reparto di oncologia perché è un servizio essenziale per i molti malati di tumore che vivono nella zona.
CHIEDIAMO SUBITO NUOVE ASSUNZIONI, UN PIANO D’INSERIMENTO DI NUOVE FIGURE DI OPERATORI

Non vogliamo cooperative: il privato non deve sfruttare e fare profitto sulla malattia della gente e non deve gestire la struttura ospedaliera pubblica.
CHIEDIAMO A TUTTI, LAVORATORI, CITTADINI, ISTITUZIONI DI FARE LA LORO PARTE. 


Rappresentanze Sindacali di Base Vicenza: via n.del grande, 24- telfax 0444514937 

www.rdbcub.it - - cubvi@goldnet.it  Confederazione Unitaria di Base

 

 

                                                                                                                             

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